I sindacati delle forze dell’ordine contro il green pass “abietto, mortificante e discriminante”

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Per le forze dell’ordine la chiamata a vaccinarsi contro il Covid è arrivata presto, ma non tutti hanno aderito. Ora i sindacati, contrari all’obbligo vaccinale che non esitano a definirlo “una misura abietta, mortificante e discriminante”, vogliono sapere cosa succederà a chi non ha il Green Pass, che presto diventerà obbligatorio sul lavoro. Fino ad adesso chi non l’ha voluto fare al massimo non ha mangiato in mensa coi colleghi, per il resto ha lavorato come se nulla fosse. A far luce sulla situazione è Fabio Giuseppe Carlo Carisio su Gospa News.

«Premesso che siamo fermamente convinti della libertà di scelta in merito all’adesione vaccinale dei cittadini, delle forze dell’ordine e dei militari, riteniamo non utile la misura del Green Pass, perché è una misura abietta, mortificante e discriminante verso la quale abbiamo amaramente registrato il fatto che il Presidente della Repubblica si sia ben guardato dal fermarne l’avvento. Inoltre, come ormai è tristemente noto, è una misura surrettizia che si prepone come obiettivo dichiarato quello di forzare l’adesione vaccinale facendo leva sul diritto al lavoro e sulle libertà inviolabili dell’uomo».

Inizia così il breve ma perentorio comunicato firmato dai rappresentanti sindacali di alcune Forze dell’Ordine e i riferimenti delle analoghe associazioni militari. Sergio Scalzo (COSAP Coordinamento Sindacale Appartenenti Polizia), Domenico Mastrulli (Federazione Sindacale Co.S.P. Coordinamento Sindacale Penitenziaria), Luca Marco Comellini (Sindacato dei Militari), Giuseppe De Finis (Federazione Lavoratori Militari), Pasquale Valente (Sindacato Finanzieri Democratici) hanno sottoscritto una nota congiunta per esprimere il loro dissenso contro l’applicazione del Green Pass obbligatorio per. lavoratori statali e pubblici deciso dal Governo di Mario Draghi a partire dal 15 ottobre 2021.

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Nei giorni scorsi il segretario Nazionale Esercito Italiano della Federazione Lavoratori Militari, Piero Angelo De Ruvo, aveva inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per segnalare gli aspetti incostituzionali e discriminatori del certificato verde.

Ma prima che dal Quirinale giungesse una riposta il Consiglio dei Ministri ha accelerato i tempi per il Green Pass obbligatorio ovunque, rendendo inevitabile una nuova presa di posizione che questa volta giunge dalla Segreteria Nazionale della Federazione Lavoratori Militari, ovvero la rappresentanza di tutte le Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza) e dei Corpi Ausiliari Militari Italiani (Volontarie Croce Rossa, Infermiere volontarie, Ordine di Malta, Ordinariato militare).

L’altro ieri il presidente Mattarella ha firmato  il decreto Green Pass contenente “misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione nell’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening”. Pertanto sarà pubblicato nelle prossime ore sulla Gazzetta ufficiale.

Nel frattempo si è appreso che sono ben 21mila gli agenti della Polizia di Stato che non si sono ancora vaccinati suscitando un’inquietante preoccupazione nel Ministero dell’Interno, guidato da Luciana Lamorgese, che potrebbe dover affrontare drastiche carenze di organico non appena il Green Pass diventerà obbligatorio.

Ma i rappresentanti sindacali di Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Finanza e Militari vanno oltre la censura dell’imposizione del certificato verde e si dicono già pronti ad azioni di dissenso democratico concrete.

«Per queste ragioni aderiamo senza indugio al referendum contro il Green Pass, ne condividiamo le motivazioni e ne auspichiamo il successo. È una battaglia di civiltà alla quale aderiamo perché siamo consapevoli del nostro ruolo di rappresentanti dei diritti dei lavoratori militari e delle forze di polizia e ciò, oltre al preciso dovere di salvaguardare la Costituzione e le libere istituzioni democratiche delle quali il referendum né è la massima espressione, ci impone di lottare avvalendoci di ogni strumento legale capace di far prevalere il diritto e i diritti dei nostri iscritti» si legge infatti nel comunicato.

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«In attesa che la giustizia giusta cancelli l’inaccettabile costrizione alla quale il Governo dei migliori ha già assoggetto milioni di cittadini, riteniamo che le amministrazioni debbano farsi carico delle spese connesse alla somministrazione dei tamponi al fine di salvaguardare la salute del proprio personale e per garantire la salubrità dei luoghi di lavoro come espressamente stabilisce l’articolo 15 del decreto legislativo 81/2008, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro».

E’ questa la risoluta conclusione della nota firmata da Sergio Scalzo (COSAP Coordinamento Sindacale Appartenenti Polizia), Domenico Mastrulli (Federazione Sindacale Co.S.P. Coordinamento Sindacale Penitenziaria), Luca Marco Comellini (Sindacato dei Militari), Giuseppe De Finis (Federazione Lavoratori Militari), Pasquale Valente (Sindacato Finanzieri Democratici).

Il Green Pass obbligatorio è stato varato dal Consiglio dei Ministri all’unanimità e quindi anche con il consenso della Lega Nord che per bocca del segretario nazionale Matteo Salvini si era inizialmente opposta all’estensione del certificato verde obbligatorio a lavoratori statali e pubblici.

Ciò ha innescato le prime reazioni politiche. L’europarlamentare, Francesca Donato, in una nota aveva annunciato l’addio alla Lega. “Dopo una lunghissima e approfondita riflessione, sono giunta alla sofferta decisione di uscire dal partito nel quale sono stata eletta”.”La mia scelta – ha spiegato – è maturata dopo mesi in cui i valori in cui credo fermamente, quelli dell’uguaglianza, della libertà individuale e della dignità umana, sono stati sempre più calpestati dai provvedimenti presi dal governo nazionale, di cui la Lega fa parte. Nonostante le rassicurazioni e le battaglie interne del nostro leader, sono passati decreti liberticidi e discriminatori che, a mio avviso, sono incompatibili con i principi fondamentali del nostro ordinamento”.

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