Mattarella se ne frega: è il popolo a doversi fare garante della Costituzione

Tempo stimato di lettura: 5 minuti

L’iniziativa è del comitato promotore ReferendumNoGreenPass, attraverso la richiesta di un referendum abrogativo, i cui quesiti referendari sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 223 del 17 settembre 2021.

Chi c’è dietro ReferendumNoGreenPass?

Comuni cittadini e studenti universitari: ecco chi siamo. Il referendum abrogativo delle disposizioni legislative in materia di Green Pass, infatti, è il primo referendum ideato, organizzato e promosso da studenti universitari e da comuni cittadini, sulla base di risorse intellettuali, culturali, professionali e finanziarie offerte dai promotori stessi e dalla società civile.

L’impegno dei promotori è supportato da un Comitato organizzativo e da un Comitato di Garanti. I promotori sono: Olga Milanese, Luca Marini, Paolo Sceusa, Maddalena Loy, Valeria Ballarati, Maria Rosa Verardi, Francesco Servadio, Federico Servadio, Antonio Cavallo, Federico Blandi, Ilaria Zellini, Julieta Quintero e Marco Benincasa. Il Comitato organizzativo è invece composto da Olga Milanese (avvocato del Foro di Salerno), Luca Marini (docente di Diritto internazionale alla Sapienza di Roma, già vice presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica) e Francesco Benozzo (docente di Filologia romanza all’Università di Bologna e responsabile scientifico di centri di ricerca internazionali di antropologia, linguistica e consapevolezza civica). Al Comitato dei garanti hanno infine aderito Paolo Sceusa (presidente emerito di sezione della Corte di Cassazione e fondatore della Scuola superiore di diritto e protezione dei minori), Ugo Mattei (docente di Diritto civile all’Università di Torino), Carlo Freccero (giornalista, già consigliere di amministrazione della RAI) e Alberto Contri (Past president della Fondazione Pubblicità Progresso e docente di Comunicazione sociale).

Le ragioni del sì al referendum

I cittadini italiani hanno gradualmente preso coscienza del fatto che il Green Pass costituisce un palese strumento di discriminazione che collide con i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico, considerati intangibili dalla Costituzione repubblicana.

Il Green Pass, infatti, esclude dalla vita economica e sociale della nazione quei cittadini che sostengono convinzioni ed evidenze diverse da quelle imposte dal Governo. Per questo motivo, la normativa che istituisce il Green Pass si pone in netto contrasto con l’art. 3 della Costituzione, secondo cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Leggi anche:   Giornalisti e media mainstream proni al governo Draghi

Il Green Pass, inoltre, spingendo surrettiziamente i cittadini alla vaccinazione, aggira il divieto sancito dall’art. 32 della Costituzione, secondo cui “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario obbligatorio se non per disposizione di legge”. E se anche una legge del genere fosse adottata dal Governo (sotto le spoglie di un Decreto Legge) o autonomamente dal Parlamento, questa legge, sempre ai sensi dell’art. 32 della Costituzione, non potrebbe “in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Sul piano internazionale, il Green Pass si pone in contrasto con alcune dichiarazioni di principio sancite da strumenti giuridici di natura programmatica, quali la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, secondo cui “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”. Analoghe dichiarazioni si rinvengono in accordi internazionali giuridicamente vincolanti, di cui l’Italia è parte contraente, quali la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950, secondo cui “Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione”.

Di fronte a violazioni così gravi ed evidenti dello stato di diritto, come quelle introdotte e avallate dalle stesse istituzioni mediante il Green Pass, è il popolo che deve farsi garante della Costituzione e rendersi parte attiva per ripristinare i principi di uguaglianza e di parità tra cittadini su cui si fonda la nostra civiltà giuridica.

È quindi giunto il momento di proporre il referendum popolare abrogativo delle disposizioni legislative in materia di Green Pass, allo scopo di porre fine a un subdolo strumento di discriminazione che mira a creare fazioni e schieramenti, a instillare l’odio sociale, a distruggere le fondamenta stessa della Costituzione repubblicana.

Leggi anche:   Gli intellettuali si schierano contro le politiche pandemiche del Governo (ma sui media mainstream non ce n'è traccia)

Le risposte alle critiche al referendum

La raccolta delle firme promossa dal Comitato referendario costituito da studiosi, docenti universitari, professionisti ed esponenti della cultura italiana al fine di indire un referendum abrogativo del Green Pass, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione, ha curiosamente suscitato in questi giorni rilievi strumentali e fuorvianti, provenienti in parte da fonte anonima, in parte da soggetti noti al pubblico per avere sostenuto, in passato, posizioni critiche in opposizione alle scelte governative e in parte da soggetti che hanno avviato raccolte di firme per finalità al momento sconosciute.

Per chiarire i dubbi dei cittadini, riteniamo quindi necessario rispondere punto per punto ai rilievi suddetti:

  • “Se il referendum fallisce, il Green Pass diventa obbligatorio” – Non è vero. Il Green Pass è già obbligatorio, perché introdotto dal Governo con una serie di decreti legge, in parte già convertiti in legge.
  • “Se il referendum fallisce, si rischia di legittimare il Green Pass” – Non è vero. In caso di esito negativo, il referendum abrogativo non legittimerebbe alcunché. Giuridicamente, è uno strumento predisposto per chiedere l’abrogazione – e non la legittimazione – di una legge o di un atto avente forza di legge. Il referendum, inoltre, non impedisce lo svolgimento di altre azioni, quali ricorsi, scioperi o altro: la stessa incostituzionalità delle norme sul Green Pass può essere fatta valere prima, durante e dopo il referendum. Semmai, allo stato attuale, è il comportamento degli italiani che utilizzano il Green Pass a legittimare questo odioso strumento di discriminazione individuale e sociale.
  • “Se il referendum fallisce, ci teniamo il Green Pass altri 5 anni” – Non è vero. Se si raccogliessero le firme necessarie per indire il referendum, e se in sede referendaria prevalessero i voti contrari all’abrogazione delle norme sul Green Pass, l’unica conseguenza giuridica sarebbe quella di non poter proporre un altro referendum abrogativo per il periodo di tempo indicato. Ma, a norma di legge, al voto referendario non si potrà andare prima della primavera del 2022 e, per allora, i cittadini italiani avranno avuto conferma del comportamento del Governo e potranno decidere dati alla mano: se il Green Pass non ci sarà più, non ci sarà più bisogno del referendum.
  • “Se il referendum fallisce, il Governo dirà di essere sostenuto dalla maggioranza degli italiani ed estenderà la durata del Green Pass” – Non è vero. Il Governo fa ciò che vuole, anche senza referendum: e, infatti, già si parla di estendere la durata del Green Pass, almeno per gli operatori sanitari, oltre il 31 dicembre.
  • “Lo stato di emergenza finisce il 31 dicembre e poi basta Green Pass” – Non è vero. Oltre quanto detto al punto precedente, se anche lo stato di emergenza terminasse davvero il 31 dicembre, il Green Pass potrebbe essere sempre regolato in maniera autonoma e distinta dallo stato emergenziale. Quest’ultimo, inoltre, è disciplinato da norme di legge ordinaria in materia di protezione civile e, quindi, da norme che possono sempre essere modificate e derogate, come tutte le altre norme di legge ordinaria.
  • “Non si può proporre un referendum sui Decreti Legge, la Corte costituzionale boccerà tutto”. Non è vero. L’art. 75 della Costituzione consente di proporre referendum abrogativi di leggi e atti aventi forza di legge, quindi anche dei Decreti Legge.
  • “Non raccogliamo ora le firme per il referendum, è meglio farlo dopo” – Non è vero. Dopo non sarà più possibile: a causa delle scadenze incrociate derivanti dalla normativa sui referendum e dalla fine dalla legislatura, il referendum non potrà essere proposto fino al 2024.
  • “Facciamo i ricorsi, invece del Referendum” – Siamo d’accordo e ci stiamo lavorando, come tanti altri professionisti, ma lo facciamo in silenzio, senza ingenerare false aspettative in nessuno e gratuitamente, pro bono.
  • “Facciamo lo sciopero generale invece!” – Benissimo, siamo con voi. Ma senza volerci precludere il referendum come ulteriore strumento di protesta contro questo regime.
Leggi anche:   Per una critica politico-giuridica del "green pass"

Un’alternativa al referendum c’è. Non fare nulla. E continuare a utilizzare il Green Pass. E, nel frattempo, il Governo continuerà a fare quello che vuole, come ha sempre fatto in questi due anni.

Per tutte le altre informazioni su come e dove firmare, sui quesiti referendari e quant’altro, consultare il sito www.referendumnogreenpass.it.

Questo post ti è piaciuto? Condividilo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *