Il governo pronto a svendere le spiagge italiane

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Il governo Draghi ha un nuovo obiettivo: svendere le nostre spiagge e il nostro mare. Anche perché ce lo chiede l’Europa e, si sa, il premier e i suoi fedelissimi sono totalmente devoti a Bruxelles, i cui interessi prevalgono sempre rispetto a quelli delle famiglie italiane, più che secondari. L’ennesimo passo avanti in questa direzione è arrivato dal ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, che ha aperto pubblicamente alla liberalizzazione delle concessioni balneari.

Da anni, ormai, l’Unione Europea attraverso la direttiva Bolkestein chiede all’Italia di mettere a gara le proprie aree demaniali del turismo. Lido, spiaggia, porti, tutti spazi che, venissero sottratti, colpirebbero fortemente gli imprenditori del terzo settore, già messo in ginocchio da mesi e mesi di chiusure forzate durante l’emergenza Covid. Considerando che il nostro Paese conta complessivamente più di 61 mila concessioni, per un totale di 3.346 chilometri di spiagge che raccolgono migliaia di stabilimenti balneari, il numero di famiglie che rischiano di restare senza lavoro è altissimo.

La direzione intrapresa dal governo, però, è proprio questa. Come testimoniato dall’ultima dichiarazione in merito di Patuanelli: “Non sono sfavorevole alla liberalizzazione delle concessioni mercatali e balneari, con qualche correttivo. L’Italia ha caratteristiche diverse tra zone e zone. Ci sono aree in cui la tradizione familiare nell’utilizzo delle concessioni porta a investimenti, sviluppo, a turismo, come la costiera veneto-romagnola; altre in cui la criminalità organizzata gestiscono stabilimenti o mercati e lì bisogna intervenire in modo rigido”.

Ancora una volta, dunque, gli italiani che vogliono semplicemente lavorare si trasformano in nemici agli occhi del governo. Pronto a regalare le nostre spiagge alle multinazionali, permettendo così alla finanza straniera di fare affari milionari. Una situazione denunciata da tempo dal leader di Italexit Gianluigi Paragone, che in estate, dalle spiagge di Civitanova Marche, aveva puntato il dito contro “l’ennesimo tentativo di mettere le mani su una ricchezza tipicamente italiana con la volontà di piegarla alle leggi di mercato”. Il rischio, non troppo remoto, è che da nord a sud “il litorale diventi un enorme autogrill, un ‘Camogli’ dalla Liguria alla Calabria”.

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