San Bruno di Calabria, sacerdote, fondatore dei Certosini

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Bruno o Brunone sembra indirizzato verso i vertici della vita ecclesiastica ma lascia tutto per la vita eremitica, fondando una comunità a Chartreuse, in Francia. Trasferitosi malvolentieri a Roma per obbedienza al Papa, tornerà alla vita in solitudine in Calabria, dove muore nel 1101.  

Nasce in una nobile famiglia tedesca di Colonia, in Lotaringia, Bruno o Brunone, nel 1030. Siamo in un’epoca di grande fermento e mobilità in tutta Europa, così non deve stupire che la sua vita trascorse tra Germania, Francia e Italia. Frequenta la scuola di San Cuniberto e viene subito notato dal vescovo che lo fa canonico della sua chiesa; poi si trasferirà a Reims per studiare e successivamente per insegnare. Qui si troverà faccia a faccia con la simonia, la piaga della compravendita delle cariche ecclesiastiche nata in seno alla Chiesa: è qui che inizia a nascere in lui il disgusto del mondo.

Meglio eremita che vescovo

Mentre dirige con profitto la scuola che lo ha visto allievo, muore il vescovo di Reims. Bruno ne sarebbe il naturale successore, ma verrà eletto Manasse di Gournay, che egli aveva accusato di simonia. Sarà la rottura totale. Costretto a fuggire, Bruno matura la definitiva decisione di lasciare il mondo secolare. Per un po’ si mette sotto la guida di San Roberto nell’eremo di Molesme, ma poi capisce che il Signore lo chiama altrove. Assieme a sei compagni con le sue stesse idee si presenta al vescovo di Grenoble che, fidandosi della sua fama, gli concede alcune terre impervie a Chartreuse, a quasi 1200 metri di altitudine.

Pietra e paglia

Bruno, in quel luogo irraggiungibile è felice. Con i compagni dà inizio alla costruzione delle baracche nelle quali andranno a vivere, tutte fatte di paglia, e alla costruzione della chiesa, l’unico edificio in pietra, come esigono i criteri di consacrazione di un luogo sacro, consacrazione che arriva nel 1085. Qui Bruno può trascorrere la vita in silenzio, colloquiando solo nel suo cuore con Dio, che incontra nella preghiera e nel raccoglimento, mentre la vita comunitaria, pur presente, è ridotta al minimo. Lui e i compagni non sono consapevoli di fondare qualcosa di nuovo – non è questa la loro intenzione – vogliono solo restare lontani dai mercanti del sacro e vivere radicalmente il Vangelo. Ma è la volontà di Dio che deve essere fatta, così la loro esperienza si trasformerà in un nuovo Ordine monastico: i Certosini. Anche se Bruno scriverà molte lettere e riflessioni, per la redazione della vera e propria Regola si dovrà aspettare il quinto priore, Guigo.

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A Roma non è la stessa cosa…

Soltanto sei anni dopo la nascita della Certosa, Bruno viene chiamato a Roma: un suo vecchio allievo è stato eletto Papa con il nome di Urbano II e lo vuole accanto come consigliere. Bruno non osa disobbedire al Pontefice, ma gli costa molto abbandonare la vita monastica. A Roma, infatti, resiste solo pochi mesi, poi riesce a ottenere dal Papa di essere trasferito in Calabria: Urbano crede di riuscire a eleggerlo vescovo di Reggio, ma Bruno, invece, riceve in dono da un nobile un territorio in località Torre dove inizia a costruire una nuova comunità eremitica, esattamente dove oggi sorge il paese che in suo onore si chiama Serra San Bruno. Trascorre qui gli ultimi anni della sua esistenza, vivendo come aveva sempre voluto, fino alla morte, nel 1101.

Il culto di San Bruno

Bruno viene canonizzato ufficialmente nel 1623 da Gregorio XV, ma il suo culto era stato autorizzato già da Leone X nel 1514. Il 9 ottobre 2011 Benedetto XVI, in occasione del pellegrinaggio effettuato presso la Certosa di Serra San Bruno, lo ricorda così: “Il monaco, lasciando tutto, per così dire rischia, si espone alla solitudine e al silenzio per non vivere di altro che dell’essenziale, e proprio nel vivere dell’essenziale trova anche una profonda comunione con i fratelli, con ogni uomo”.

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