Dipendenti pubblici in smart working con il green pass

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Se tra i dipendenti pubblici c’era qualcuno che pensava di aggirare l’obbligo di green pass grazie allo smart working, è il caso di dire, come recita un antico detto popolare che aveva fatto i conti senza l’oste… o meglio senza i ministri Brunetta e Speranza. 

Nella bozza delle linee guida per l’applicazione del Green Pass nella pubblica amministrazione, infatti, viene messo nero su bianco che lo smart working non può essere una scappatoia. Nelle linee guida si legge infatti che “non è consentito, in alcun modo, che il lavoratore permanga nella struttura, anche a fini diversi, o che il medesimo sia adibito a lavoro agile in sostituzione della prestazione non eseguibile in presenza”. E qualora non fosse chiaro, il documento sottolinea che “non è consentito in alcun modo in quanto elusivo del predetto obbligo, individuare i lavoratori da adibire al lavoro agile sulla base del mancato possesso di tale certificazione”.

Nonostante le numerose proteste di piazza ma anche da diversi settori, sia pubblici che privati, il Governo prosegue su una linea ogni giorno più dura. L’obbligo vale non solo per i dipendenti ma anche per i visitatori, come «autorità politiche, componenti delle giunte e delle assemblee delle autonomie locali e regionali». Stesso discorso vale per personale addetto alle pulizie o ai fornitori di bevande e snack e servizi di ristorazione: insomma chiunque entri in un luogo pubblico per lavorare. Il discorso non vale invece per gli utenti che entrino in un luogo pubblico per un servizio: ad esempio, potrete entrare negli uffici dell’INPS per usufruire di qualsiasi servizio e nessuno può chiedervi il green pass.

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Secondo le nuove disposizioni, inoltre saranno i dirigenti a dover organizzare i controlli nei confronti dei dipendenti, che si svolgeranno o tramite tornelli, se già esistenti o se installabili, o tramite controlli a campione da effettuare a cadenza giornaliera.

Insomma, la strada sembra tracciata. Non resta che attendere il 15 ottobre e capire se il Governo, infine, deciderà di ascoltare le proteste e i malumori degli italiani. 

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