1492 – Cristoforo Colombo scopre l’America

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Cristoforo Colombo (Genova, 26 agosto ~ 31 ottobre 1451 – Valladolid20 maggio 1506) fu un navigatore ed esploratore italiano della Repubblica di Genova, tra i più importanti protagonisti delle grandi scoperte geografiche europee a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Deve la sua fama ai viaggi che portarono alla colonizzazione europea delle Americhe; l’importanza delle sue scoperte è tale che al suo nome sono ispirati numerosi toponimi nel Nuovo Mondo, uno tra tanti quello del Paese sudamericano della Colombia.

Marinaio sin da giovane, maturò l’idea dell’esistenza di una terra oltreoceano (secondo lui l’Asia) proprio durante i suoi viaggi da capitano di mare di navi mercantili. Convinto dell’esattezza delle proprie tesi, dapprima Colombo chiese i finanziamenti per inaugurare la nuova rotta al re Giovanni II del Portogallo, ma vistosi negati i fondi tentò con i re di Castiglia e Aragona, i quali, dopo le trattative, e soprattutto grazie all’appoggio di Isabella di Castiglia, accettarono di finanziare l’impresa e di concedergli alcuni privilegi nel caso in cui l’esito fosse risultato positivo. Salpato da Palos de la Frontera il 3 agosto 1492, giunse nell’odierna San Salvador il 12 ottobre dello stesso anno.

A tale primo viaggio ne seguirono altri tre di minore fortuna, che lo portarono alla rovina e al discredito presso la corte di Castiglia, paese del quale era divenuto cittadino e nella cui capitale Valladolid morì nel 1506.

La gioventù e i primi viaggi da mercante

Fu primogenito dei quattro figli (tre maschi e una femmina) di Domenico Colombo e Susanna Fontanarossa, gestori dapprima di una piccola azienda tessile e successivamente, in seguito al trasferimento da Genova a Savona, di un’osteria. Colombo trascorse l’infanzia seguendo i genitori nella nuova abitazione sita in vico Diritto di Ponticello, mentre le informazioni sul suo conto diventano note a partire dal 1470, quando la famiglia si spostò a Savona. Con molta probabilità, nacque all’interno del territorio genovese.

Colombo stesso afferma in una sua lettera di avere cominciato a navigare a quattordici anni. Durante i suoi viaggi latinizzò il suo nome (com’era usanza del tempo) nelle firme che poneva su lettere e documenti; in seguito utilizzò come firma anche il nome in castigliano, Cristóbal Colón.

Dopo avere prestato servizio sotto Renato d’Angiò nel 1473 cominciò l’apprendistato come mercante al servizio delle famiglie genovesi CenturioneDi NegroImperiali e Spinola. Nel 1473 partì alla volta di Chio in Grecia, navigando su di un’imbarcazione di nome Roxana, e vi rimase circa un anno. In seguito giunse nel Portogallo. Nel 1476 era a Bristol, arrivato in Inghilterra presumibilmente al seguito della flotta genovese che fu attaccata da navi francesi al largo del Capo Vincenzo dove a stento, secondo le fonti, trovò scampo. Successivamente approdò a Galway in Irlanda e nel 1477, infine, raggiunse l’Islanda.

Verso il 1479, continuando a curare i commerci per conto della sola famiglia Centurione, Colombo si trasferì temporaneamente a Lisbona per poi fare, dopo poco tempo, ritorno in Liguria.

Nel 1480, al rientro dal suo viaggio verso i mari del Nord e le isole britanniche, Colombo sposò Filipa Moniz Perestrello, figlia di Bartolomeo Perestrello il Vecchio (navigatore portoghese di origini piacentine e dal 1419 governatore di Porto Santo) e di Isabel Moniz, dalla quale nel 1481 ebbe un figlio (l’unico nato dalla relazione), Diego. La coppia si trasferì prima a Porto Santo dove rimase per due anni e successivamente a Madera. In questo periodo Colombo si dedicò, senza successo, al commercio in proprio.

Poco tempo dopo si trasferì da Madera nuovamente a Lisbona, dove il fratello Bartolomeo lavorava come cartografo (professione diffusa tra i molti genovesi che all’epoca dimoravano nella città lusitana). Fu probabilmente in questo periodo della sua vita che nella mente di Colombo cominciò a prendere forma il disegno della rotta breve per le Indie. Sempre a questo periodo risalirebbe l’incontro tra il navigatore genovese e un naufrago il quale, in punto di morte, tracciò una mappa delle lontane terre oltre oceano che fu d’ispirazione per Colombo. Nel 1485 la moglie morì.

La via più breve per le Indie

Basandosi sulle carte geografiche del fratello (residente in Spagna), sui racconti dei marinai e sui reperti (canne, legni e altro) trovati al largo delle coste delle isole del “Mare Oceano” (l’Atlantico), Colombo cominciò a convincersi che al di là delle Azzorre dovesse esserci una terra e che questa non potesse essere altro che l’Asia.

A Lisbona Colombo cominciò a documentarsi e a leggere testi geografici come l’Historia rerum ubique gestarum di papa Pio II stampata nel 1477, l’Imago mundi di Pierre d’Ailly (1480) e Il Milione di Marco Polo. Una notevole influenza sulla decisione poi presa da Colombo dovette esercitare una lettera che nel 1474 Paolo Toscanelli indirizzò al canonico di Lisbona Fernando Martins de Reriz, in risposta al quesito postogli da Alfonso V del Portogallo attraverso lo stesso canonico. Nella missiva, che è quasi certo che Colombo avesse conosciuto, il fisico fiorentino riteneva percorribile una rotta verso ovest per raggiungere l’India.

Colombo incontrò il re Giovanni II di Portogallo nel 1483 e nell’udienza gli chiese la somma necessaria per il suo progetto, ma dopo aver consultato i suoi esperti il Re rifiutò la proposta.

Colombo nel 1485, dopo la morte di sua moglie, si recò nel Regno di Castiglia, al piccolo porto di Palos de la Frontera, presso Cadice, insieme al figlio, quindi si recò a Siviglia. Cristoforo era alla ricerca di qualcuno che potesse finanziare l’impresa: dapprima provò con il duca Medina Sidonia, ma questi non ottenne l’appoggio della Corona e si trovò costretto a rifiutare; in seguito tentò con don Luis de la Cerda, duca di Medinaceli che convinse parzialmente la regina Isabella di Castiglia, la quale decise di incontrare Colombo.

Recatosi a Cordova giunse, il 20 gennaio 1486, al cospetto di Alfonso de Quintanilla, tesoriere dei regnanti, come preludio all’incontro con la Regina, in quel momento assente. L’esploratore intanto visse nella città frequentando i fratelli Luciano e Leonardo Barroia, che gli presentarono Diego de Arana, di cui conobbe la moglie Costanza e la cugina Beatrice (Beatriz Enríquez de Arana). Quest’ultima, ventenne di famiglia dedita al commercio vinicolo e orfana da tempo, ebbe una relazione con Colombo che non giunse al matrimonio. Il navigatore ebbe una relazione anche con Beatriz de Bobadilla y Ulloa, nipote della marchesa di Moya e governante di La Gomera. Ai primi di maggio dello stesso anno i regnanti arrivarono nella città e finalmente Ferdinando II di Aragona e Isabella incontrarono Cristoforo. L’esploratore presentò il suo progetto di raggiungere per mare il Catai e il Cipango. Tra il 1486 e il 1487 una commissione, presieduta da padre Hernando de Talavera (confessore dei re cattolici) e composta da uomini dotti (letrados) come Rodrigo Maldonado de Talavera, si riunì per vagliare le effettive possibilità di riuscita del viaggio. Essa seguì i reali nella città di Cordova fino a fine anno e poi si trasferì al loro seguito a Salamanca. Il verdetto di quella che venne definita la “battaglia di Colombo” arrivò solo alla fine del 1490 e gli esperti alla fine bocciarono la proposta.

Nel 1488 Colombo ebbe un altro figlio, Fernando, da Beatrice. Negli anni seguenti Colombo cercò varie volte di farsi ascoltare dalla corte castigliana e decise di rivolgersi pure, tramite il fratello Bartolomeo, ai sovrani d’Inghilterra e di Francia. Intanto conobbe Martín Alonso Pinzón. Nel 1492, col protrarsi dell’attesa, il navigatore era giunto oramai ai limiti della resistenza e, dopo sette anni di soggiorno nel regno di Castiglia, anche le sue risorse economiche si erano ridotte al punto da non essere quasi più in grado di provvedere alla sua famiglia, costringendolo a vendere libri e disegnare mappe.

Realizzazione del progetto

Padre Juan Pérez, confessore personale della Regina, tramite Sebastiano Rodriguez fece recapitare una missiva alla stessa regina, la quale due settimane dopo fece convocare il padre. Il tesoriere Luis de Santángel, Ferdinando Pinello e altri intanto assicurarono la copertura finanziaria eventualmente richiesta. Si riunirono nuovamente gli esperti, mentre Colombo ricevette tramite lettera la comunicazione di una nuova udienza. Decisivo fu anche il contributo del vescovo Alessandro Geraldini originario della città di Amelia, anche lui confessore della regina Isabella e amico personale di Colombo e del fratello Antonio; per sua insistenza, la Regina si convinse definitivamente a consentire il viaggio del grande navigatore. Colombo avrebbe poi intitolato una delle isole del Nuovo Mondo a Graziosa, madre del Geraldini, e il prelato divenne anche il primo vescovo residenziale delle Americhe.

Colombo si recò a Siviglia, ma i reali si erano trasferiti a Santa Fe. Colombo li raggiunse e nell’incontro, dove i reali erano propensi ad accettare di finanziare l’impresa, dettò le sue condizioni: chiese il titolo di ammiraglio e la carica di viceré e “governatore delle terre scoperte” (titolo che doveva essere ereditario), la possibilità di conferire ogni tipo di nomina nei territori conquistati e, inoltre, una rendita pari al 10% di tutti i traffici marittimi futuri. Le richieste furono considerate eccessive e non si fece alcun accordo, per cui Colombo ripartì, ma venne richiamato e le richieste vennero accettate in caso di riuscita del viaggio. Durante le trattative, che durarono tre mesi, Isabella si fece rappresentare da Juan de Coloma, mentre le bozze erano redatte dallo stesso padre Perez. Il contratto (Capitolaciones de Santa Fe), firmato il 17 aprile 1492, prevedeva cinque paragrafi.

La somma necessaria per l’armamento della flotta, pari a 2.000.000 di maravedí, sarebbe stata versata metà dalla corte e metà da Colombo, finanziato da un istituto di credito genovese, il Banco di San Giorgio e dal mercante fiorentino Giannotto Berardi. Si trattava, in realtà, di una somma modesta anche per quei tempi: si calcola, infatti, che quella che si sarebbe rivelata come una delle più importanti spedizioni della storia umana, fu finanziata con una spesa complessiva variabile fra gli attuali 20.000 e 60.000 euro. Dopo la firma Colombo lasciò la città il 12 maggio, quando era già deciso il luogo di partenza, Palos. Furono così allestiti tre velieri (di norma definiti caravelle), di cui due – la Santa Maria e la Pinta – dotati di alberi a vele quadre e uno – la Niña – dotato di vela latina (quindi tecnicamente non navi dal punto di vista velico, perché non dotate di tre alberi a vele quadre).

La Santa María (in realtà si trattava di una caraccastazzava 150 tonnellate e, in qualità di nave ammiraglia, era capitanata dallo stesso Colombo. La Pinta, che stazzava 140 tonnellate, e la piccola Niña, che ne stazzava solamente 100, erano comandate rispettivamente da due armatori di Palos, Martín Alonso Pinzón e suo fratello minore Vicente Yáñez Pinzón. Inizialmente solo due navi erano pronte, recuperate senza grosse spese a carico della Corona di Castiglia, mentre si decise che chi avesse partecipato all’impresa avesse sospesa ogni pendenza legale (sia civile sia penale) in carico. Nel reclutare i 90 marinai, Colombo fu validamente aiutato da Martín Pinzón che godeva di ottima fama nella città. A Martín Pinzón spettava il ruolo di comandante in seconda di Colombo e l’esecuzione pratica del viaggio, mentre a Colombo spettava la guida come condottiero dell’idea. Il pilota della flotta era il cantabrico Juan de la Cosa, proprietario della Santa Maria.

La partenza

La partenza avvenne alle sei del mattino del 3 agosto 1492 da Palos de la Frontera, con rotta verso le Isole Canarie per sfruttare i venti. Il 6 agosto si ruppe il timone della Pinta e si credette a un’opera di sabotaggio, quindi furono costretti a uno scalo di circa un mese a La Gomera per le necessarie riparazioni. La Pinta giunse con due settimane di ritardo a causa dell’avaria, tanto che Colombo pensò di sostituirla con un’altra caravella. Si approfittò della sosta per modificare anche la velatura della Niña, trasformandola da latina a quadra per meglio adeguarla alla navigazione oceanica. Va anche detto che a La Gomera era presente la giovane vedova del governatore, Beatriz de Bobadilla y Ulloa, che a quanto pare aveva già avuto uno scambio di cortesie col navigatore.

Le tre navi ripresero il largo il 6 settembre spinte dagli alisei, dei quali Colombo conosceva l’esistenza. Questi venti spirano sempre da est verso ovest formando stabilmente una striscia di nuvole galleggiante nell’aria, tanto che l’ammiraglio nel giornale di bordo scrisse: «Si naviga come tra le sponde di un fiume». Un’altra, tra le suggestioni del primo viaggio transoceanico, fu la posizione delle navi costantemente rivolte verso il tramonto, oltre che la sensazione di procedere per ampi spazi mai prima toccati. Le caravelle navigarono per un mese senza che i marinai riuscissero a scorgere alcuna terra. Il 16 settembre le caravelle cominciarono a entrare nel Mar dei Sargassi e Colombo approfittò dello spettacolo delle alghe galleggianti (un fenomeno tipico di questo mare) per sostenere che tali vegetali erano sicuramente indizi di terra vicina (cosa in realtà non vera), tranquillizzando temporaneamente i suoi uomini.

A partire dal giorno 17 si osservò con stupore il fenomeno assolutamente sconosciuto della declinazione magnetica: la bussola indicava il polo magnetico distaccandosi sempre più dal nord geografico, col rischio di allontanare le navi dalla loro rotta. Questi strani fenomeni ebbero l’effetto di spaventare i marinai e la tensione crebbe inevitabilmente. Il 6 ottobre Colombo registrò di aver percorso 3652 miglia, già cento in più di quante ne aveva previste. Lo stesso giorno vi fu una riunione generale dei comandanti a bordo della Santa Maria, durante la quale Martín Pinzón suggerì di cambiare rotta da ovest a sud-ovest. Il 7 ottobre Colombo decise di virare quindi verso sud-ovest, avendo visto alcuni uccelli dirigersi verso quella direzione.

Il giorno 10 vi fu un principio di ammutinamento; Colombo, più che mai fermo nella propria idea e forte degli studi che aveva compiuto nel corso del viaggio, riuscì forse a ottenere un accordo: se entro tre o quattro giorni le vedette non avessero scorto alcuna terra le caravelle sarebbero tornate indietro o si sarebbe deciso diversamente.

L’avvistamento e lo sbarco

Giovedì 11 ottobre si ebbero alcuni segnali positivi: furono avvistati diversi oggetti fra cui un giunco, un bastone e un fiore fresco che un marinaio pescò in mare: soltanto la vicinanza della terra emersa poteva giustificare questi ritrovamenti. Durante la notte Colombo si disse convinto di avere intravisto in lontananza una luce, «como una candelilla que se levava y se adelantaba» (“come una piccola candela che si levava e si agitava”). Fu solo alle due di notte di venerdì 12 ottobre 1492 che Rodrigo de Triana, a bordo della Pinta, distinse finalmente la costa (tuttavia, il premio in denaro promesso al primo che avesse avvistato la terra fu aggiudicato a Colombo).

La mattina del 12 ottobre le caravelle riuscirono a trovare un varco nella barriera corallina e gli equipaggi riuscirono a sbarcare su un’isola chiamata, nella lingua locale, Guanahani, che Colombo battezzò con il nome di: Isola di San Salvador; l’identità moderna di questa isola corrisponde, presumibilmente, con quella di un’isola delle Bahamas.

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