Giuseppe Cavo Dragone è il nuovo capo di Stato maggiore della Difesa

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Nessuna sorpresa dell’ultima ora: sarà l’ammiraglio  a prendere il posto del generale Enzo Vecciarelli nel ruolo di capo di Stato maggiore della Difesa. Su proposta del ministro Lorenzo Guerini, il Consiglio dei ministri presieduto da Mario Draghi ha scelto l’attuale capo della Marina per la nomina più rilevante nell’ampia tornata di cambi ai vertici militari, confermando la regola non scritta dell’alternanza tra le Forze armate. Al vertice della Marina arriverà invece l’ammiraglio Enrico Credendino. Per l’Aeronautica militare scelto invece il generale Luca Goretti, già vice capo di Stato maggiore dell’Arma azzurra, per l’avvicendamento con Alberto Rosso.

Per Cavo Dragone è servita una modifica al Codice dell’ordinamento militare, introdotta dalle “disposizioni urgenti in materia di difesa” inserite nel decreto-legge licenziato dal governo a fine settembre. Prevede la possibilità di nominare anche un generale (o ammiraglio) non più “in servizio permanente”, che abbia dunque superato il limite di età dei 63 anni, come nel caso di Cavo Dragone.

Ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone (Difesa)

L’Ammiraglio di Squadra Giuseppe Cavo Dragone è nato ad Arquata Scrivia (AL) il 28 febbraio 1957.

Pilota e paracadutista, Cavo Dragone è da giugno del 2019 capo di Stato maggiore della Marina militare. Prima, dal 2016, guidava il Comando operativo di vertice interforze (Coi, di recente diventato Covi), lo strumento attraverso cui il capo di Stato maggiore della Difesa esercita la funzione di comandante operativo delle Forze armate.

L’ammiraglio di squadra Cavo Dragone vanta non a caso un profilo altamente operativo, che lo ha visto comandare le Forze aeree della Marina e poi il Raggruppamento subacquei e incursori. L’incarico di vertice al Coi è stato poi preceduto da due anni alla guida Comando interforze per le operazioni delle Forze speciali (Cofs) e dal comando triennale dell’Accademia navale. Nei primi anni 2000 è stato inoltre per un biennio al comando della portaerei Garibaldi.

Ora Cavo Dragone avrà il compito delicato di capo di Stato maggiore della Difesa, e dunque di “responsabile della pianificazione, della predisposizione e dell’impiego delle Forze armate nel loro complesso”, compresa la pianificazione finanziaria e la programmazione tecnica. Tutto in un mondo che cambia a ritmi incalzanti. A novembre dello scorso anno il generale Vecciarelli (che è giunto alla fine del mandato triennale non rinnovabile) ha rilasciato il Concetto strategico del capo di Stato maggiore della Difesa. Ha come obiettivo l’adeguamento dell’architettura organizzativa della Difesa nei confronti delle nuove sfide globali, superando il concetto interforze per abbracciare quello del multi-dominio. Comprende cioè i nuovi domini (cyber e spazio, ciascuno con un nuovo comando, Cor e Cos) e le nuove modalità di interazione tra le diverse componenti della Difesa. Ciò discende dalle direttive politiche, e dunque dai documenti strategici del ministro della Difesa.

L’esigenza nasce dalla consapevolezza di un contesto internazionale in profonda evoluzione, denso di sfide e deteriorato dalla pandemia da Covid-19. Dopo l’Afghanistan, è stato il rischio escalation nel Kosovo del nord ad aver evidenziato nelle ultime settimane la fragilità degli scenari operativi, molti dei quali nel nostro diretto vicinato. Tra Medio Oriente (con il comando della missione Nato in Iraq), nord Africa (con la delicata pacificazione della Libia) e il Sahel (con la partecipazione alla task force Takuba), gli impegni sono rilevanti. Tutto rientra nell’area prioritaria per la Difesa italiana: il Mediterraneo allargato, “caratterizzato da una complessità crescente” (si legge nel Dpp), inteso (nella delibera missioni) “nella sua accezione di spazio geopolitico multidimensionale che ricomprende culture e società differenti ma sempre più strettamente interconnesse, dal punto di vista economico e della stabilità, e caratterizzate da crisi e problematiche i cui effetti si riverberano, inevitabilmente, sull’Europa”. Per il 2021 il Parlamento ha autorizzato 40 impegni all’estero, due in più rispetto al 2020, per una forza complessiva che potrà raggiungere al massimo le 9.449 unità (oltre 800 in più rispetto allo scorso anno).

Ammiraglio di squadra Enrico Credendino (Marina)

Nato a Torino il 21 gennaio 1963, Enrico Credendino è entrato all’Accademia navale di Livorno nel 1980 e ha terminato il corso normale nel 1984 con il grado di guardiamarina.

Dal 1984 a settembre 1995 è stato imbarcato sugli incrociatori Vittorio Veneto e Andrea Doria e sul cacciatorpediniere Ardito, comandando anche il pattugliatore Spica da settembre 1992 a settembre 1993. Dopo aver svolto alcuni incarichi operativi a terra, ha avuto il comando della fregata Maestrale da ottobre 2000 a ottobre 2001 e della 1ª squadriglia pattugliatori – disimpegnando anche l’incarico di ufficiale relatore della scuola di comando navale, da ottobre 2001 a settembre 2002. Da ottobre 2002 è stato per quattro anni direttore dei corsi allievi dell’Accademia navale di Livorno.

A ottobre 2006 ha avuto il comando il cacciatorpediniere Francesco Mimbelli, che ha mantenuto per un anno. Da gennaio 2008 è stato capo dell’ufficio Politica delle Alleanze dello Stato Maggiore della difesa e da novembre 2010 fino a luglio 2011 vicecapo del reparto Panificazione generale dello Stato Maggiore Marina. Il 1º luglio 2011 è stato promosso Contrammiraglio e dal 20 luglio è stato nominato vicecomandante delle Forze d’Altura e deputy commander of the Italian Maritime Forces; dal 27 luglio comandante della Forza anfibia italo–spagnola e dal 1º gennaio 2012 comandante del Gruppo navale italiano. Dal 6 agosto[1] al 7 dicembre 2012[2] è stato anche al comando della forza navale europea EU NAVFOR impegnata nell’operazione “Atalanta” contro la pirateria nelle acque del Corno d’Africa.

Da agosto 2013 è capo del 3 reparto Pianificazione generale dello Stato Maggiore della Marina. Nel 2014 è stato promosso Ammiraglio di Divisione. Il 18 maggio 2015 è stato designato dal consiglio degli Esteri e della difesa dell’Unione Europea comandante della missione “EU NAVFOR MED” contro il traffico di esseri umani nel Mediterraneo.[3] La missione durerà tre mesi, dal 27 giugno al 30 settembre 2015. È stato promosso Ammiraglio di Squadra il 1º gennaio 2019. Dal 18 maggio 2015 al 20 febbraio 2020 è stato il Comandante dell’operazione dell’Unione Europea “EUNAVFORMED – SOPHIA”. Il 12 marzo 2020 ha assunto l’incarico di Comandante delle Scuole della Marina Militare. Dal 16 luglio 2021 ha assunto l’incarico di Comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) subentrando all’Ammiraglio Paolo Treu.

Si è laureato con lode in Scienze marittime e navali presso l’Università di Pisa e in Scienze politiche presso l’Università di Trieste; ha inoltre conseguito il master di II livello in Security advanced studies presso l’Università di Perugia. Nel 1998-1999 ha partecipato al 2º corso su Advanced command and staff a Bracknell (Regno Unito) e nel 2007-2008 al 59º corso del Centro alti studi per la difesa a Roma. È sposato ed ha una figlia.

Generale di squadra aerea Luca Goretti (Aeronautica)

Il nuovo capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare è il generale Luca Goretti, che subentra al posto del generale Alberto Rosso. La scelta è caduta sull’attuale sottocapo di Stato maggiore, una decisione che sottolinea la fiducia dimostrata dall’esecutivo allo staff finora alla guida dell’Arma azzurra. Il generale Goretti raggiunge il vertice della Forza armata in un momento particolare, tra modernizzazione dello strumento aereo e l’allargamento delle funzioni della Difesa ai nuovi domini operativi, spazio in primis, il tutto in un contesto internazionale sempre più volatile e incerto.

Romano, classe 1962, pilota militare di caccia indirizzato alla linea Tornado, il generale Goretti ricopre dal 2019 l’incarico di sottocapo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare. Ha al suo attivo circa 2900 ore di volo, di cui più di duemila sul Tornado, ed è abilitato i velivoli SF-260, T37, T38, G91T, PA200, AMX-T, AMX, NH500. Prima di assumere l’attuale incarico è stato, dal 2015 addetto per la Difesa e la Cooperazione per la Difesa presso l’Ambasciata d’Italia a Washington.

Esperto organizzatore e pianificatore, il generale di squadra aerea Goretti è stato Chief of air movement della missione Nato Kfor nel 2000 a cui ha seguito il comando del 32° Stormo. Nel 2005 assume la direzione del Primo ufficio “Trasformazione e pianificazione generale” dello Stato maggiore dell’Aeronautica dove è stato parte attiva nel processo di revisione strutturale della Forza armata e del nuovo modello di Difesa. Nel 2008 diventa vice capo dell’Ufficio generale pianificazione, programmazione e bilancio dello Stato maggiore della Difesa, e nel 2010 assume l’incarico di vice capo di gabinetto del ministro della Difesa.

Il compito che aspetta il nuovo capo di Stato maggiore dell’Aeronautica sarà quello di “responsabile dell’organizzazione e dell’approntamento della Forza Armata”, nonché delle attività relative all’impiego e al governo del personale, all’addestramento e alla logistica dell’Arma azzurra. Un compito che dovrà fare i conti con i radicali cambiamenti strutturali che stanno investendo il settore della Difesa e l’aeronautica in particolare. Importante per l’Aeronautica l’impegno nei nuovi domini operativi cyber e spazio, che hanno visto l’introduzione di due comandi specifici, il Cor e il Cos. Lo spazio in particolare sarà la sfida del futuro della forza aerea, data dalla sua tradizionale vocazione verso l’ambiente extra-atmosferico. Come affermato dall’ormai ex capo di Stato maggiore dell’Am, Rosso, in occasione della presentazione del calendario aeronautico 2022: “se agli inizi del secolo scorso si parlava dell’avvento di un mezzo nuovo, oggi siamo precursori di nuovi modi di volare: andiamo verso lo spazio, verso il volo suborbitale e ipersonico, andiamo verso il mondo cibernetico”.

Le forze aeree dovranno anche fare i conti con le trasformazioni impresse dal Concetto strategico rilasciato a novembre dello scorso anno dall’allora capo di Stato maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli. L’obiettivo del programma è quello di adeguare l’architettura organizzativa della Difesa secondo un modello che abbracci definitivamente la logica del multi-dominio, superamento del concetto interforze fino ad adesso in vigore. Un balzo in avanti che coincide con l’avvicinarsi, nel 2023, del centenario dalla fondazione dell’Arma azzurra. Un momento importante per l’intera Forza armata che sarà compito del nuovo capo di Stato maggiore valorizzare e celebrare.

La trasformazione dello strumento aereo avviene in un momento di particolare incertezza dello scacchiere internazionale, reso ancora più instabile dagli effetti della pandemia da Covid-19 e dalla fine dell’impegno occidentale in Afghanistan. Proprio in occasione del ritiro dal Paese asiatico, l’Aeronautica ha dimostrato tutte le sue capacità e professionalità mettendo a disposizione del Covi i velivoli e gli assetti per il ponte aereo dell’operazione Aquila Omnia. Grazie agli aerei italiani, la missione è riuscita a riportare a casa il personale nazionale impegnato a Kabul, oltre a cinquemila afghani in pericolo di ritorsioni da parte dei talebani. Molti gli impegni che attenderanno in futuro la nostra aviazione, a partire da quell’area di interesse nazionale del “Mediterraneo allargato”, fino alle operazioni di Air policing della Nato lungo tutto il fianco est dell’Alleanza.

 

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