Guterres: Passo importante, ma non basta

“È un passo importante, ma non basta. È ora di entrare in modalità di emergenza”, è stato il commento del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Mentre fra i negoziatori ricorre la parola “progresso”, ma viene raramente usata la parola “successo”. Nonostante l’annacquamento del testo, tuttavia, alcuni considerano una vittoria il fatto che è comunque la prima volta che il carbone venga esplicitamente citato in un documento Onu di questo tipo. “Nonostante la disputa dell’ultimo minuto” sul carbone “sarà vista come un indebolimento dell’accordo, il patto di Glasgow resta un tentativo ambizioso di frenare l’aumento delle temperature”, sottolinea un’analisi della Bbc, ponendo l’accento sul fatto che “il testo finale è progressivo, spingendo i Paesi a riunirsi di nuovo l’anno prossimo con piani più consistenti” e che “c’è anche un significativo raddoppio dei soldi per aiutare i Paesi poveri a gestire l’impatto del cambiamento climatico”.

Spaccatura sui combustibili fossili

La spaccatura sui combustibili fossili era già emersa nella plenaria informale, quando Nuova Delhi aveva fatto da apripista per la protesta di una serie di Paesi – con Cina, Sudafrica e Iran – contrari alla graduale eliminazione dei combustibili fossili. Poi, quando tutti i delegati si sono riuniti nuovamente per la plenaria definitiva in vista dell’adozione del testo, l’India ha chiesto formalmente la modifica del wording: cambiare la formula “phase-out”, cioè “eliminazione graduale” del carbone, inserendo l’espressione “phase-down”, cioè “riduzione graduale”. Il tutto mentre il governo locale di Nuova Delhi annunciava che, a causa dell’alto tasso di inquinamento dell’aria, tutte le scuole resteranno chiuse per una settimana a partire da lunedì.

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Delusione per il carbone da parte dei Paesi europei e degli Stati insulari, come pure dell’Australia. Svizzera e Messico hanno definito le modifiche contro le regole, perché arrivate molto tardi, ma hanno sottolineato di non avere avuto altra scelta se non quella di accettare. “Capisco la profonda delusione, ma è vitale che proteggiamo questo pacchetto”, ha detto quasi singhiozzando Sharma, che aprendo la plenaria aveva dichiarato che era arrivato “il momento della verità per il pianeta”. “È la nostra opportunità di scrivere la storia”, aveva detto successivamente la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

Come motivazione della richiesta, l’India sottolinea che la responsabilità del riscaldamento globale è dei Paesi ricchi, per “stili di vita non sostenibili e pattern di consumo che comportano sprechi”, aggiungendo che dunque i Paesi in via di sviluppo “hanno diritto all’uso responsabile di combustibili fossili”. Un approccio uguale per tutti non va bene, ha fatto eco il delegato del Sudafrica. Il documento, secondo i negoziatori, intende raggiungere, seppur a fatica, l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi entro fine secolo rispetto ai livelli pre-industriali e afferma che per evitare l’impatto peggiore bisognerà tagliare le emissioni, raggiungendo anche l’obiettivo di ‘net zero’ entro il 2050. Ma la Svizzera afferma che con l’annacquamento relativo al carbone questo obiettivo sarà più difficilmente raggiungibile. L’accordo prevede poi che i Paesi debbano ritrovarsi e presentare promesse di taglio di emissioni più forti entro il 2022.

I tre criteri dell’Onu pre Glasgow

Prima del summit di Glasgow, l’Onu aveva fissato tre criteri per stabilirne il successo: promesse di dimezzamento delle emissioni di CO2 entro il 2030, aiuti finanziari per 100 miliardi di dollari dai Paesi ricchi a quelli poveri e garantire che metà di quei soldi potessero aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare gli effetti peggiori del cambiamento del clima. Diversi Paesi in via di sviluppo sono insoddisfatti sulla mancanza di progressi su quello che viene definito “loss and damage”, cioè il fatto che i Paesi più ricchi debbano risarcire quelli più poveri per gli effetti del climate change che affrontano già.

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Greta Thunberg: La Cop26 è finita, ecco un riassunto: Bla bla bla

“Adesso che la Cop26 sta arrivando alla fine, state attenti allo tsunami di greenwashing e volteggi dei media per definire il risultato ‘buono’, un ‘progresso’, ‘pieno di fiducia’ o ‘un passo nella giusta direzione’”, aveva avvertito sui social Greta Thunberg poco prima del termine del summit. Poi, ad accordo raggiunto, ha twittato: “La Cop26 è finita. Ecco un breve riassunto: Bla, bla, bla. Ma il vero lavoro continua fuori da queste sale. E non ci arrenderemo mai, mai”. I colloqui del prossimo anno sono in programma a Sharm el-Sheik, in Egitto, mentre Dubai ospiterà il summit nel 2023.