Ad ogni premier il suo “Casalino”, Draghi ha il fido Giavazzi

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Dopo la scoperta che ampie parti del discorso di Mario Draghi in Parlamento erano un “copia e incolla” di un articolo di Francesco Giavazzi, per il Casalino del premier, economista dell’università Bocconi, si prospetta un incarico a palazzo Chigi. Nel 2012 lavorò al progetto di spending review con Mario Monti. Lo scorso settembre la svolta: “Ora serve spesa pubblica keyesiana”. Canis canem non est (in italiano “Cane non mangia cane”), ma risulta ugualmente impietoso il quadro che fa  di lui Luigi Bisignani, noto faccendiere ed ex giornalista nonostante continui a spacciarsi come tale. Insomma uno che, a proposito di mani in pasta, sa perfettamente di che cosa sta parlando.

Dallo storico “whatever it takes” ad “all you can eat”. Se ora anche il cosiddetto “governo dei migliori” si mette a lottizzare siamo proprio alla frutta, soprattutto quando emergono con tutta la loro tracotanza i “famigli” dei vari premier pro tempore. Negli ultimi anni a Palazzo Chigi vanno di moda gli ingegneri tuttofare: Conte aveva Casalino, Draghi ha Giavazzi. Ma il risultato di questi fidati consiglieri post-Machiavellici non cambia: Roccobello irrompeva in ogni riunione e talk show mentre il professor Giavazzi fa e disfà a suo piacimento, correndo di prima mattina a Villa Borghese con manager e dirigenti pubblici e sognando nel frattempo i saloni del Quirinale.

Intanto, tra una nomina e l’altra, si trastulla con quell’intellighenzia che da sempre gravita attorno alla Bocconi e a Mediobanca dove scherzosamente lo chiamano il “Davigo dell’economia” per la sua indole giustizialista. Ma ciò su cui l’economista laureato in Ingegneria al Politecnico sta davvero spendendo ogni energia è la riforma del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il Cnr è uno tra i più iconici carrozzoni pubblici che gestisce oltre 600 milioni di euro di contributi l’anno, con un bilancio di circa 1 miliardo e che, almeno sulla carta, dovrebbe valorizzare la ricerca scientifica e tecnologica. Nel comma 1 dell’articolo 105 della riforma targata Giavazzi-Pd (area Letta) si prevede la sostituzione del piano triennale, sul quale si sarebbero dovute impegnare le risorse, con un cosiddetto piano di rilancio gestito da pochi intimi. Spetterà, quindi, esclusivamente alla presidente piddina Maria Chiara Carrozza e a 5 “bravi” scelti discrezionalmente dal ministro dell’Università decidere la destinazione delle enormi risorse riservate dal Pnrr al principale ente pubblico di ricerca italiano, esautorando gli organi interni senza nemmeno passare per un parere delle Commissioni parlamentari.

A poco servirà il tetto di 50 mila euro per le solite consulenze quando si può disporre di un fondo di 50 milioni, appena stanziato per il rilancio dell’Ente e che invece sarà utilizzato, ancora una volta, per pagare l’esercito di consulenti “amici degli amici”. Ad inorridire persino la Cgil, assieme al mondo accademico dei docenti riuniti attorno a “Lettera 150”, nonché i ricercatori che per domani hanno indetto un’assemblea di fuoco, anche dopo che la ministra Maria Cristina Messa, pupilla di Giavazzi, travolta dalle critiche, ha scritto che vigilerà con attenzione sulla questione. Sembra che ad intervenire contro queste manovre “all’italiana” con un emendamento specifico nella legge di bilancio sarà Maria Stella Gelmini, capo delegazione di Forza Italia al Governo e già apprezzata ministro della ricerca. Questa volta almeno sembrerebbe che l’emendamento dovrebbe trovare il supporto di Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

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Sempre in fatto di consulenze sul Pnrr la coppia Draghi-Giavazzi sta impazzando. Doveva essere il più grande piano di opere e di rilancio per l’economia italiana dal Dopoguerra a oggi mentre, almeno per ora, come ha sottolineato un presidente di sezione del Consiglio di Stato, romano da tre generazioni, “è solo un marchettificio”. Centinaia di assunzioni, senza passare da alcun concorso pubblico, tra funzionari, dirigenti e direttori con stipendi da capogiro per controllare l’attuazione di un piano che non è ancora partito. I recordmen di queste nomine sono Roberto Cingolani (Transizione ecologica) ed Enrico Giovannini (Infrastrutture e Trasporti). Seguono a ruota Marta Cartabia (Giustizia), Stefano Patuanelli (Agricoltura) e Patrizio Bianchi (Istruzione), tutti muniti di quelle “unità di missione” che, tra esperti e consulenti, costano fino a un miliardo di euro all’anno.

Chi è Francesco Giavazzi, il superconsigliere di Mario Draghi

Nei corridoi di Palazzo Chigi si dice che non ci sia nomina che non passi attraverso il suo benestare, quella di Francesco Giavazzi (Bergamo, 11 agosto 1949). Dopo essersi trasferito in un ufficio quasi contiguo a quello del presidente del Consiglio, Mario Draghi, sembra sia l’unico ad entrare nell’ufficio del premier senza farsi annunciare nonché l’unico a contraddirlo apertamente. Stiamo parlando di Francese Giavazzi, 72enne professore bocconiano, consigliere di Mario Draghi, che si occupa sia di macro temi che delle questioni di potere, nomine pubbliche in testa. Nel ruolo di consigliere, svolto a titolo gratuito, Giavazzi sta dando il suo contributo al lavoro di analisi e impostazione del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, la cui adozione, dopo l’approvazione della Commissione europea, permetterà all’Italia di ricevere i fondi del Next Generation Eu e avviare così le riforme che dovranno garantire lo sviluppo e la crescita del Paese nei prossimi anni.

Nato a Bergamo nel 1949, Giavazzi si laurea in Ingegneria elettronica al Politecnico di Milano nel 1972, e sei anno dopo consegue il dottorato in Economia presso il MIT di Boston (Stati Uniti). È negli Stati Uniti che  stringe una profonda amicizia con Mario Draghi, suo compagno di corso, entrambi allievi del premio Nobel per l’economia Franco Modigliani. Professore di economia politica all’Università Bocconi di Milano, della quale è stato pro-rettore alla ricerca fra il 2000 ed il 2002; è stato per oltre un decennio visiting professor al MIT di Boston.

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Parallelamente alla carriera accademica e di ricercatore (ha insegnato ad Essex, Padova, Venezia, Bologna ed è stato visiting professor al Mit dal 1999 al 2008), Giavazzi ha ricoperto diversi ruoli in organismi nazionali e internazionali come membro del: Comitato strategico del ministero dell’Economia francese; gruppo di consulenti di politica economica dei Presidenti della Commissione europea Romano Prodi e José Manuel Barroso. Fra il 1992 e il 1994 è stato dirigente generale del ministero dell’Economia, dove con Mario Draghi ha avviato le privatizzazioni.

È infine uno degli editorialisti storici del Corriere della Sera, con cui collabora dal 1995. Le opinioni in materia economica di Francesco Giavazzi, espresse sui suoi libri e sul quotidiano milanese, richiamano principalmente il liberalismo classico e il liberismo filoamericano, vicino alle idee della scuola di Chicago, di Milton Friedman e di Luigi Einaudi. Fondamentale il suo apporto allo sviluppo della ricerca economica, sia come autore di numerosi lavori scientifici, in collaborazione anche con l’amico Alberto Alesina, scomparso a New York il 23 maggio 2020.

Chi è Luigi Bisignani, il manager del potere nascosto

Luigi Bisignani (Milano, 18 ottobre 1953) è un faccendiere ed ex giornalista. Figlio di Renato, manager della Pirelli, e di Vincenzina Carpano, si laurea in Economia e si trasferisce a Roma dove, giovanissimo, inizia a lavorare come giornalista all’agenzia ANSA e, su raccomandazione di Licio Gelli, come capo dell’ufficio stampa del Ministro del tesoro e poi del Ministro dei lavori pubblici, Gaetano Stammati, nei governi presieduti da Giulio Andreotti tra il 1976 e il 1979. Nel 1981, il suo nome compare negli elenchi della loggia massonica P2 rinvenuti a Castiglion Fibocchi. Le cronache raccontano che lui in persona dette la notizia all’Ansa, per la quale già da qualche anno è redattore e si occupa di massoneria. Bisignani smentisce la sua appartenenza a qualsiasi loggia.

Nel 1989, viene distaccato dall’ANSA dove era caporedattore, al comitato organizzatore di Italia 90, il cui direttore generale era Luca Cordero di Montezemolo. Nel 1992, Bisignani entra nel gruppo Ferruzzi (azionista di maggioranza della Montedison) per occuparsi di editoria e comunicazione. Il 20 gennaio 2000, viene radiato dall’Ordine dei giornalisti con provvedimento adottato dal Consiglio regionale dei giornalisti del Lazio e confermato dal Consiglio nazionale dell’ordine nel 2002. L’Ordine dei giornalisti ha più volte negli anni emesso comunicati stampa per chiarire che Bisignani non è un giornalista e non fa parte dell’Ordine, essendone stato radiato nel 2000 per la condanna Enimont sui finanziamenti illeciti alla politica. È stato vicepresidente esecutivo per il ramo internazionale del gruppo Ilte. Oggi, è presidente di una società di consulenza, la Four Consulting.

È autore di tre spy-story: Il sigillo della porpora (1988), Nostra signora del KGB (1992), e Il direttore (2014). Insieme a Paolo Madron ha scritto il saggio L’uomo che sussurra ai potenti (2013), bestseller da oltre 150.000 copie e anche, nel 2015, I potenti al tempo di Renzi.

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Nell’ottobre 2015, è ospite del programma Virus – Il contagio delle idee per parlare dei presidenti del Consiglio e della Repubblica, del bene e del male contenuto nella legge di stabilità, e ne diventa ospite fisso da dicembre 2015 fino alla chiusura della trasmissione.

Nel dicembre 2015, il suo nome è stato fatto da monsignor Balda, imputato nel processo Vatileaks II, come consigliere dell’altra presunta gola profonda, Immacolata Chaoqui, ma gli inquirenti vaticani hanno ritenuto infondate le dichiarazioni di Monsignor Balda e Bisignani non è stato coinvolto nell’inchiesta.

In ogni caso è stato al centro di controversie e vicende giudiziarie:

  • Condanna nel processo Enimont: Nel 1993 la Procura di Milano chiede il suo arresto per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti nell’inchiesta Enimont. Il 7 gennaio 1994 Bisignani viene arrestato. Nel 1998 la Corte di cassazione conferma la sua condanna a due anni e sei mesi. A seguito della definitiva condanna, nel 2000 viene anche radiato dall’Ordine dei giornalisti.
  • Inchiesta Why Not: Il suo nome compare nell’Inchiesta Why Not del pm Luigi De Magistris, ma il Tribunale del riesame di Catanzaro ha annullato tutti gli atti relativi al suo coinvolgimento.
  • Coinvolgimento nella inchiesta P4: Il 15 giugno 2011 è sottoposto a detenzione domiciliare per l’ipotesi di reato di favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta associazione P4, condotta dai pubblici ministeri della Procura di Napoli Francesco Curcio e Henry John Woodcock; analogamente, richiesta di custodia cautelare è stata inviata alla Camera di appartenenza del deputato PdL ed ex magistrato Alfonso Papa (accusato di concussione). Le indagini da cui è derivata la misura cautelare agli arresti domiciliari sono definite «di ampio respiro» dalla Procura di Napoli: secondo la stessa Procura, esse «riguardano l’illecita acquisizione di notizie e di informazioni, anche coperte da segreto, alcune delle quali inerenti a procedimenti penali in corso nonché di altri dati sensibili o personali al fine di consentire a soggetti inquisiti di eludere le indagini giudiziarie ovvero per ottenere favori o altre utilità». In altri termini, le indagini giudiziarie avrebbero ad oggetto la gestione di notizie riservate, appalti, nomine e finanziamenti da parte di un sistema informativo parallelo, segreto e deviato, volto alla commissione di «un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l’amministrazione della giustizia», in un misto di dossier e ricatti, anche attraverso interferenze su organi costituzionali. Per uno dei filoni legati a quest’indagine, il 19 febbraio 2014 viene nuovamente posto agli arresti domiciliari per alcuni appalti di Palazzo Chigi.
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