Omicron, parla Tarro: Variante nota da mesi, perché non c’è da avere paura

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Quanto è davvero pericolosa la variante africana ribattezzata Omicron? C’è chi dice che in realtà è molto lieve, chi dice invece che potrebbe essere molto pericolosa tanto da rendere indispensabile una quarta dose dopo aver rimodulato i vaccini ad mRNA. Giulio Tarro allievo di Albert Sabin, inventore del vaccino contro la poliomielite, e proclamato miglior virologo dell’anno nel 2018 dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo, fa il punto della situazione.

Professore, dobbiamo preoccuparci seriamente per la variante Omicron?

“Si conosceva da tempo, era presente in Sud Africa già nei mesi scorsi, quindi non è piovuta improvvisamente dal cielo come ci stanno facendo credere. Tenga conto che quando è esplosa sei mesi fa circa, in Africa era fine autunno inizio inverno, mentre noi eravamo in primavera-estate. Per questo non l’abbiamo conosciuta prima. E’ ovvio che adesso si sta spostando da noi visto che siamo ormai prossimi all’inverno. Stiamo creando a mio giudizio un problema che non c’è, ancora di più nel momento in cui quello che in Italia è stato identificato come il paziente zero ha una forma molto lieve.  Si dice che ciò è stato possibile grazie al vaccino ma su questo ci sarebbe da discutere. Può darsi pure che il vaccino abbia limitato l’aggressività, ma è tutto da dimostrare”.

Sta dicendo quindi che non c’è da fare allarmismo?

“Esattamente, come detto si tratta di una variante già identificata mesi fa e che in Africa non ha causato grandi problemi”.

Eppure c’è già chi sostiene che per contrastarla potrebbe servire una quarta dose, rimodulando i vaccini ad mRNA per renderli più efficaci. E’ d’accordo?

“Assolutamente no. Che senso ha sostenere una cosa del genere nel momento in cui il paziente zero non presenta sintomi gravi? Il Centro di malattie contagiose di Atlanta sostiene addirittura che non sarebbe necessaria nemmeno la terza dose, quindi figuriamoci una quarta”.

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Eppure le aziende produttrici sono già al lavoro per modificare i vaccini. Come se lo spiega?

“Loro hanno tutto l’interesse a produrre nuovi vaccini, non a caso le terze dosi vengono fatte somministrando unicamente quelli ad mRNA e questa cosa per me non ha alcun senso. La terza dose ritengo sia completamente inutile, perché nel momento in cui la malattia incontra gli anticorpi, di per sé l’organismo è già protetto”.

Quindi lei non crede che dopo sei mesi l’efficacia dei vaccini cali e il soggetto torni a rischio?

“Ma smettiamola per favore! Qui l’errore sta a monte. Si continua a privilegiare l’immunità umorale determinata dagli anticorpi a quella cellulare che invece ha permesso ai malati della prima Sars del 2002 di essere immuni al Covid 19”.

Ma come si può ottenere l’immunità cellulare?

“Fa parte del nostro sistema immunitario. Noi quando veniamo attaccati da un virus rispondiamo con la difesa umorale costituita dagli anticorpi, oppure a livello cellulare con la produzione di linfociti. Le proteine virali vengono recepite sia attraverso un tipo di risposta suscitato dalle cellule che producono gli anticorpi, le cosiddette plasma cellule, sia attraverso le altre cellule denominate CD4 e CD8, che azionano la risposta immunitaria antivirale non appena il virus entra a contatto con i linfociti presenti nei linfonodi. In questo modo chi è guarito dal covid ha una risposta cellulare molto più alta, perché le cellule sono in condizioni di difendersi anche in assenza di anticorpi specifici. Ecco perché chi ha avuto la Sars non ha contratto il Covid. I bambini che hanno una forte risposta cellulare non hanno bisogno del vaccino”.

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Ossia?

“Nei bambini la risposta cellulare è immediata e quindi scatta immediatamente una prevalenza nei confronti del virus, che non provoca eccessi infiammatori. E’ ovvio che con il passare degli anni questa protezione è destinata a calare, ed è per questo che al contrario dei bimbi gli anziani sono invece molto più esposti alle aggressioni virali perché la loro risposta cellulare è ridotta”.

Eppure anche i bambini da 5 a 11 anni saranno vaccinati. Ci dicono che anche loro sono invece a rischio.

“Chi lo dice? L’Oms mi risulta non sia d’accordo e anzi ha sconsigliato la vaccinazione per i più piccoli, evidenziando il rischio di possibili esposizioni a miocarditi e sindromi varie”.

Ma facendo continue dosi di vaccino non si rischia di ritrovarci con il proliferare di sempre nuove varianti, nel momento stesso in cui il virus cerca di adattarsi?

“La prima variante l’abbiamo conosciuta ad aprile del 2020 perché è naturale che il virus si adatti per essere meglio ospitato dall’organismo. Ad agosto dell’anno scorso conoscevamo già la variante inglese. Il virus muta naturalmente ed è ovvio che con i vaccini in circolazione certe mutazioni possono anche essere favorite”.

Come spiega il fatto che a fronte di un rischio che lei giudica molto basso, Paesi come l’Austria si sono blindati e da noi in Italia i non vaccinati stanno per essere esclusi da molte attività?

“Si tratta di scelte ideologiche, non sanitarie. Mi spieghi allora, perché in Svezia non hanno mai chiuso nulla e non hanno mai indossato una mascherina? Danimarca, Norvegia sono sulla stessa linea e hanno lasciato piena libertà di scelta ai cittadini sulle vaccinazioni. Ogni Paese ha deciso di affrontare l’epidemia in modo diverso, compiendo scelte politiche differenti. Chi chiudendo tutto, chi lasciando che la vita continuasse regolarmente. Del resto anche negli Stati Uniti se si va a guardare ci sono differenze abissali fra la California e la Florida per esempio, dove la lotta al virus è stata affrontata con approcci opposti”.

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Quindi in conclusione cosa si sente di dire a chi sta guardando con grande preoccupazione all’avvento di Omicron?

“Che devono stare tranquilli, perché se la variante si è sviluppata in Sud Africa allora abbiamo la prova che non dobbiamo temere nulla visto che problemi laggiù non ne ha creati. Trovo anche paradossale dire che bisogna vaccinare tutta l’Africa. Tutto il continente africano, dalle regioni che affacciano sul Mediterraneo a quelle del sud, hanno un approccio diverso nei confronti delle malattia che non è trattata a livello di pandemia, ma di semplice endemia, visto che è ristretta a singoli focolai, le famose zoonosi. Non solo, proprio perché nelle zoonosi sono molto frequenti i casi di trasmissibilità dei virus dagli animali all’uomo, la loro risposta cellulare è molto più alta della nostra. Gli africani che hanno fatto i conti con la prima sars sono praticamente immuni al covid. Ma queste cose dovrebbero saperle anche i cosiddetti esperti che continuano a terrorizzare le persone con i bollettini quotidiani dei contagi e le continue previsioni di nuove ondate. Ci hanno condannati a vivere nel terrore facendo sfoggio di un’ignoranza pari a quella di chi non ha mai aperto un libro di medicina e di geografia. Sarebbe ora di smontare tutto questo terrorismo”.

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