A riportare la posizione di Kiev, il medesimo verdì, è stata l’agenzia di stampa Interfax Ukraine, citando quanto scritto su Twitter dal ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba. Secondo quest’ultimo, la prima questione, nonché la più importante, di cui Stati Uniti, Unione Europea e NATO dovrebbero discutere con la Russia riguarda la normalizzazione del conflitto nel Donbass, unica regione europea in cui è ancora attivo un conflitto. Questa, insieme alla questione della sicurezza euro-atlantica, devono svolgersi in formati di dialogo che includano la presenza di Kiev.

Intanto, la testata indipendente russa The Moscow Times, citando Reuters, ha rivelato che la Russia, nelle ultime settimane, avrebbe schierato propri mercenari nell’Ucraina Orientale al fine di supportare ulteriormente i separatisti filorussi negli scontri con le forze governative ucraine. L’agenzia di stampa Reuters ha riportato tali sviluppi, citando le dichiarazioni di quattro combattenti che erano stati reclutati. I nomi degli informatori non sono stati rivelati. Inoltre, il presidente russo, Vladimir Putin, ha dichiarato, il 23 dicembre, che il Cremlino “deve reagire” ed essere pronta per rispondere ai piani ucraini di attaccare i territori filo-russi nell’Ucraina Orientale, nel Donbass. Le affermazioni di Putin seguono settimane di avvertimenti Occidentali, secondo cui la Russia potrebbe invadere l’Ucraina già a partire da gennaio.

Il sito di notizie indipendente Meduza ha riferito, all’inizio di questa settimana, che i recruiter, in Russia, avevano iniziato a radunare gruppi di mercenari per una “missione di combattimento” nel Donbass, ma che la portata del loro lavoro era sconosciuta. Secondo Reuters, i mercenari russi reclutati stanno prendendo parte ad una campagna di addestramento speciale “per scopi difensivi e di sabotaggio nel Donbass”. “Stanno radunando tutti coloro che hanno esperienza nel campo militare”, ha detto l’agenzia di stampa, citando uno dei mercenari. Questi ultimi hanno affermato di non essere a conoscenza dei piani o dei preparativi di attacco della Federazione, ha spiegato Reuters. I leader separatisti hanno dichiarato di non essere a conoscenza o di non essere coinvolti nell’ultima campagna di reclutamento. Il Cremlino, che sostiene che tutti i cittadini russi sul campo siano presenti volontariamente, ha negato i legami ufficiali con appaltatori militari privati russi nell’Ucraina Orientale. “È la prima volta che ne sentiamo parlare e non sappiamo quanto siano affidabili queste affermazioni”, ha affermato il portavoce di Putin, Dmitry Peskov.

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Tali sviluppi sono giunti dopo le affermazioni del ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, il quale aveva accusato gli Stati Uniti di aver dispiegato compagnie di militari privati nel Donbass. Subito dopo, tali dichiarazioni sono state smentite e definite “false” e “infondate”. Di fronte alle accuse di aver ammassato decine di migliaia di truppe vicino al confine con l’Ucraina, la Russia, il 15 dicembre, ha inviato una bozza del Trattato delle garanzie di sicurezza richieste alla NATO e  agli Stati Uniti. Più tardi, il 17 dicembre, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha reso pubblico il contenuto dell’Accordo di sicurezza avanzato da Mosca. Quest’ultimo – immediatamente respinto dai funzionari della NATO – si presentava sotto forma di una bozza di trattato, in cui si richiedeva all’Alleanza di interrompere qualsiasi espansione verso l’Est Europa, verso l’Asia Centrale e verso tutti i Paesi un tempo membri dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).  Infine, la bozza conteneva anche la richiesta di smantellare gli schieramenti militari nell’Europa Centrale e Orientale, affermando che le parti avrebbero dovuto concordare “di non dispiegare truppe in aree in cui non erano state presenti dopo il 1997”, ovvero anno in cui ha avuto inizio l’espansione della NATO verso Oriente. Nel dettaglio, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca hanno aderito all’Alleanza nel 1999, seguite, nel 2004, da Bulgaria, Romania, Slovacchia, Slovenia e dalle ex repubbliche sovietiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Negli anni successivi, sono entrati a far parte anche Albania, Croazia, Montenegro e Macedonia del Nord, portando il totale dei Paesi nella NATO a 30.

Il viceministro degli Esteri della Federazione, Sergey Ryabkov, ha inoltre spiegato che Mosca richiede a Washington di annullare le conclusioni del vertice di Bucarest, svoltosi il 2 aprile 2008, quando l’Alleanza aveva annunciato l’avvio della politica della “porta aperta” per Georgia e Ucraina. Al momento, Mosca non ha ancora ricevuto alcuna risposta concreta dalla controparte. Sebbene il presidente stesso, Vladimir Putin, abbia chiarito che non si trattava di un ultimatum, le pressioni esercitate sull’Occidente per ottenere una risposta sono progressivamente aumentate. Ad esempio, Ryabkov ha sottolineato che la mancata risposta alle richieste russe potrebbe innescare un nuovo round di confronto. Analoghe affermazioni sono giunte, il 21 dicembre, dal presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. Quest’ultimo ha avvertito che Mosca è “pronta ad adottare misure tecnico-militari” se la NATO dovesse espandersi vicino ai confini russi perché il Paese “ha il pieno diritto” di adottare misure che garantiscano la sicurezza e la sovranità della nazione. La Russia ha dichiarato di preferire un dialogo sulle garanzie di sicurezza in formato bilaterale con gli Stati Uniti. Tuttavia, questi ultimi hanno ribadito che si tratta di questioni da affrontare insieme a tutti i Paesi membri della NATO, nonché ai partner europei. Inoltre, i colloqui dovrebbero anche includere i timori e le richieste di sicurezza dell’Alleanza stessa e degli USA.

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