A riportare la notizia, la medesima domenica, è stata l’emittente statunitense NBC News, citando quanto reso noto dalla Casa Bianca. Biden ha detto a Zelensky che gli USA e i suoi alleati e partner “risponderanno in modo deciso” se la Russia dovesse invadere l’Ucraina. A renderlo noto è stata la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki. Quest’ultima ha spiegato che il capo degli USA ha sottolineato l’impegno degli Stati Uniti e dei suoi alleati e partner che qualsiasi scelta sull’Ucraina includerà necessariamente il Paese Est-Europeo nel processo decisionale. Biden ha anche ribadito di sostenere “misure di rafforzamento della fiducia per allentare le tensioni nel Donbass”, sottolineando l’importanza di intraprendere il percorso diplomatico per normalizzare la situazione, soprattutto nel quadro degli Accordi di Minsk e nel Formato Normandia, che include Russia, Ucraina Francia e Germania.

È importante ricordare che gli Accordi di Minsk sono composti dal protocollo di Minsk e gli accordi di Minsk II. Il primo piano di pace era stato firmato il 5 settembre 2014 dall’Ucraina, dalla Russia, dalla Repubblica Popolare di Donetsk e dalla Repubblica Popolare di Lugansk, sotto l’egida dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza Economica (OCSE). Tuttavia, l’obbligo per il cessate il fuoco non venne rispettato e i combattimenti proseguirono ulteriormente. Pertanto, un anno dopo, il 12 febbraio 2015, i leader del “quartetto Normandia” concordarono un nuovo cessate il fuoco e sottoscrissero un nuovo pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi del 2014, gli accordi di Minsk II. Zelenskyy ha elogiato il “sostegno incrollabile” degli USA in un tweet, la medesima domenica. La telefonata del 2 gennaio rappresenta il secondo contatto di alto livello tra Kiev e Washington nelle ultime settimane, a seguito dell’accumulo militare russo lungo la frontiera con l’Ucraina.

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A partire dal 3 novembre, l’Ucraina e gli Stati Uniti hanno rilevato la presenza di oltre 100.000 truppe russe lungo il confine che i due Paesi ex-sovietici condividono. La mossa ha portato l’Occidente a denunciare una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto, temendo che Mosca possa invadere lo Stato. Anche la NATO avrebbe aumentato la prontezza militare e operativa di 40.000 truppe della NATO Response Force (NRF). In tal modo, le Forze armate alleate dovrebbero essere pronte ad agire più velocemente in caso di aggressione. Attraverso tale mossa, hanno spiegato le fonti, l’Alleanza intende garantire la protezione dei Paesi membri dell’Europa Orientale. Il funzionario euro-atlantico ha poi rivelato che anche l’unità della NATO Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), ovvero la “punta di diamante della NRF”, è stata resa operativa perché, “nel giro di cinque giorni sarà dispiegata in un’area di crisi”. Anche gli Stati Uniti sembrano aver adottato un atteggiamento più operativo. Ad esempio, il 22 dicembre, il Dipartimento di Stato degli USA ha approvato la potenziale vendita del sistema missilistico anticarro Javelin alla Lituania, secondo un accordo dal valore di 125 milioni di dollari.  Il Pentagono ha affermato che la vendita “aiuterà la Lituania a costruire la sua capacità di difesa a lungo termine per difendere la sua sovranità e integrità territoriale al fine di soddisfare i suoi requisiti di difesa nazionale”.

Dall’altra parte, il Cremlino nega di avere intenzioni bellicose, ribadendo che lo spostamento di truppe all’interno del proprio Stato rientra tra gli affari interni. Ciò che turba la Federazione, inoltre, è il progressivo allargamento verso Oriente degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica, sempre più presenti nel Mar Nero e in Georgia e in Ucraina, Paesi che Mosca considera come “cuscinetti” tra la Federazione e l’Europa. Questi timori hanno portato la Federazione a stilare e a consegnare, il 15 dicembre, un Trattato sulle “garanzie di sicurezza” richieste all’Alleanza Atlantica e agli Stati Uniti. Più tardi, il 17 dicembre, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha reso pubblico il contenuto dell’Accordo di sicurezza avanzato da Mosca. I punti salienti di quest’ultimo riguardano il fatto che Mosca richiede agli USA di interrompere qualsiasi espansione della NATO verso Oriente, ovvero Georgia e Ucraina, e di annullare la loro presenza militare negli altri Paesi membri dell’ex Unione Sovietica.

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