Costringere tutti con ogni mezzo possibile, passando sopra la Costituzione e il diritto, a farsi somministrare vaccini che non immunizzano né frenano la diffusione di un virus contro il quale esistono terapie efficaci, e la cui letalità, se curato, non eccede quella dei malanni stagionali. E a tale scopo mettere in piedi un sistema cervelloticodi controlli, divieti, filtri, permessi, sanzioni.

Per chiunque abbia conservato un briciolo di razionalità tali provvedimenti sono evidentemente insensati dal punto di vista sanitario, ed è ovvio che non influiranno significativamente sull’evoluzione naturale di infezioni virali sempre più endemiche.
Essi sono infatti funzionali a due obiettivi di tutt’altro genere:

  • Da un lato, offrono a società alla ricerca spasmodica di rassicurazione e senso davanti all’incertezza della vita (perché ormai largamente incapaci di ritrovarle nella religione e nell’etica tradizionale) un facile talismano, una superstiziosa fede a cui aggrapparsi, e soprattutto un capro espiatorio a cui addossare, al di fuori di qualsiasi logica, i propri problemi;
  • Dall’altro, forniscono a chi governa strumenti senza precedenti per sorvegliare i cittadini, invadere la loro sfera privata, disporre dei loro beni, indirizzare i loro comportamenti, reprimere il loro eventuale dissenso. Strumenti che evidentemente chi governa non è intenzionato ad abbandonare, ma anzi vorrà rendere stabili e sviluppare sempre più in futuro.

Ogni passo ulteriore che consentiamo al governo in questo senso è un passo in più sulla strada di un sistema di credito sociale in cui il cittadino perde ogni forma di autonomia dal potere, e si trasforma di nuovo in suddito, senza nemmeno le garanzie giuridiche che i sudditi avevano negli ordinamenti feudali.