Decreto covid, green pass sempre più strumento di controllo sociale

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Era ormai una questione di formalità, e alla fine anche il quarto decreto-legge nell’arco di poco più di un mese è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Come emerso dal tandem “cabina di regia” e Consiglio dei ministri, sono state introdotte una serie di nuove misure nel riquadro dell’emergenza sanitaria, la più grande quella dell’obbligo vaccinale per tutta la popolazione che ha compiuto il cinquantesimo anno di età. Mentre Francia e Germania hanno al momento desistito dall’imporre un obbligo vaccinale con un farmaco ancora autorizzato in via condizionata, l’Italia ha preso la decisione in quattro e quattr’otto. E questo senza passare dal Parlamento. Non sono poche le incongruenze di tale decreto, non solo giuridiche e costituzionali, ma anche di praticabilità.

L’Austria rimanda l’introduzione dell’obbligo vaccinale

Proprio il motivo della difficile messa in pratica dell’obbligo vaccinale ha portato ad esempio l’Austria a rimandare l’obbligo generale ad aprile, dopo che era stato annunciato per l’inizio di febbraio. E non è da escludersi che quest’ultimo poi decada una volta per tutte, vista anche la forte opposizione politica da parte dell’FPÖ. Ma dato che l’opposizione politica in Italia sembra caduta in un lungo letargo, non esiste alcun minimo cenno di critica nei confronti di ogni decisione che passa al vaglio del Cdm.

Risulta assordate il silenzio della Corte costituzionale, dato che all’art.32 della nostra Costituzione si legge che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Insomma, niente decreti del presidente del Consiglio e tantomeno niente decreti-legge, per tale decisione servirebbe una legge votata in Parlamento. Probabilmente lo “statuto draghino” prevede altro.

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Dati sanitari incrociati con quelli finanziari?

Inoltre, fa non poco discutere la punizione prevista per chi non adempie all’obbligo vaccinale. Intorno a questo punto si è creata non poca confusione. La Gazzetta Ufficiale parla chiaro: chiunque non si dovesse sottoporre alla vaccinazione, tra le categorie obbligate, riceverà una sanzione di 100 euro una tantum. Una somma irrisoria si dirà, ma in realtà non sembrerebbe trattarsi tanto della cifra in sé, quanto per le modalità con cui questa sanzione viene imposta.

“L’irrogazione della sanzione è effettuata dal Ministero della salute per il tramite dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, che vi provvede, sulla base degli elenchi dei soggetti inadempienti all’obbligo vaccinale periodicamente predisposti e trasmessi dal medesimo Ministero”, recita il decreto del 7 gennaio 2022. Insomma, dati sanitari dei cittadini vengono incrociati con quelli finanziari, attraverso un controllo per mano dell’Agenzia delle entrate.

Green Pass come strumento di controllo sociale?

In questo modo, se un cittadino che rientra nella categoria forzata alla somministrazione del siero decide di non ricevere l’inoculazione, verrà segnalato all’Agenzia delle entrate che procederà alla riscossione della sanzione amministrativa. Il Green Pass sembra rivelare una volta per tutte il suo vero volto, ovvero quello di uno strumento di controllo sociale, che ricorda per molti versi il sistema a crediti sociali cinese. Un modello che prevede l’esclusione da molteplici attività della vita quotidiana per quelle persone che non adempiono ai doveri imposti dall’alto. Se non si paga le tasse, ad esempio, si può essere puniti con divieti di volo, l’esclusione da hotel e la registrazione su una lista nera che prevede una sfilza di punizioni. Al contempo, se si è invece bravi e ubbidienti, si ottengono ricompense quali accesso facilitato a finanziamenti, e uno status sociale più alto.

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È questo il futuro delle democrazia occidentali, in particolare quelle europee? Una nuova società, in cui oltre al documento d’identità servirà anche un Green Pass permanente che valuta i cittadini con un punteggio di merito e demerito?

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