Un rapporto delle Nazioni Unite ha mostrato il coinvolgimento di Teheran nel traffico di armi verso lo Yemen, Paese tuttora teatro di un conflitto civile. Ad essere impiegato è, in particolare, il porto di Jask, una piccola città situata nel Sud-Est dell’Iran.

Stando a quanto emerso dalla bozza del rapporto dell’Onu, elaborato da un panel di esperti del Consiglio di Sicurezza, sulla base di interviste con membri di equipaggi yemeniti e dati rilevati da strumenti di navigazione, si crede che migliaia di lanciarazzi, mitragliatrici, fucili di precisione e altre armi sequestrate nel Mar Arabico dalla Marina degli Stati Uniti, negli ultimi mesi, provenissero da un unico porto iraniano. Piccole imbarcazioni di legno e mezzi di trasporto terrestri sarebbero stati impiegati per contrabbandare armi fabbricate in Russia, Cina e Iran lungo rotte verso lo Yemen, le stesse che gli USA hanno cercato per anni di chiudere.

La notizia è stata diffusa, l’8 gennaio, dal quotidiano statunitense Wall Street Journal, in cui si afferma che Jask, un tempo un porto poco noto utilizzato soprattutto per esportare frutta e verdura verso l’Oman, ha visto accrescere la propria importanza negli ultimi dieci anni. Dal 2008, Jask ospita una base navale, mentre lo scorso anno, nel 2021, è stato inaugurato un terminal destinato alle attività di export di petrolio. Ora, secondo quanto riferito altresì da funzionari statunitensi, proprio tale scalo portuale è stato impiegato come punto di partenza dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran per esportare armi in Yemen e altrove.

I risultati del panel delle Nazioni Unite, parte di un più ampio rapporto sulle sanzioni contro lo Yemen esaminato dal Wall Street Journal, forniscono una visione dettagliata del presunto sostegno dell’Iran ai gruppi armati distribuiti in tutto il Medio Oriente. La questione è sorta in un momento in cui sono in corso a Vienna i colloqui volti a rilanciare un accordo internazionale, il Joint Comprehensive Plan of Action, il cui obiettivo è limitare il programma nucleare di Teheran, mentre Israele e alcuni Stati del Golfo Persico chiedono maggiori limiti al sostegno dell’Iran alle milizie della regione.

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In particolare, gli esperti onusiani hanno esaminato da vicino due spedizioni confiscate una dalla Marina degli Stati Uniti nel 2021 e l’altra dall’Arabia Saudita nel 2020, le quali, secondo il rapporto, sarebbero partite da Jask. Una piccola nave di legno, nota come dhow, è stata intercettata a Sud del Pakistan, nel Mar Arabico, nel maggio 2021, dopo aver lasciato Jask. L’imbarcazione conteneva 2.556 fucili d’assalto e 292 mitragliatrici e fucili da cecchino per uso generale, fabbricati in Cina intorno al 2017, oltre ad altre 164 mitragliatrici e 194 lanciarazzi simili a quelli prodotti in Iran. Non da ultimo, erano presenti anche mirini telescopici realizzati in Bielorussia. A tal proposito, Minsk ha riferito alle Nazioni Unite che l’equipaggiamento era stato consegnato alle forze armate iraniane tra il 2016 e il 2018.

“Il mix di armi indica un modello comune di fornitura, probabilmente da azioni governative, che coinvolge i dhow nel Mar Arabico, che trasportano armi in Yemen e Somalia”, afferma il rapporto, secondo cui i mirini per armi termiche sequestrati, nel giugno 2021, a un incrocio tra l’Oman e lo Yemen, erano stati prodotti da una partnership iraniana-cinese. Parallelamente, nel febbraio 2021, una barca di legno carica di armi, presidiata da un equipaggio yemenita, è stata sequestrata dagli Stati Uniti mentre stava per trasferire il suo carico su un’altra piccola nave vicino alla Somalia. La nave trasportava 3.752 fucili d’assalto, che si pensa fossero di provenienza dall’Iran, considerate le loro caratteristiche tecniche, oltre a centinaia di altre armi come mitragliatrici e lanciarazzi.

Gli esperti dell’Onu non hanno specificato a chi erano destinate le armi sequestrate, ma il luogo dei sequestri, che include anche il Golfo di Aden e le acque pakistane e somale, è stato precedentemente incluso dagli Stati Uniti tra le vie di transito per le consegne iraniane agli Houthi. Sin dallo scoppio del conflitto civile yemenita, nel 2014, Teheran ha sostenuto diplomaticamente i ribelli Houthi, spesso artefici di attacchi contro il Regno saudita e obiettivi nel Mar Rosso. Tuttavia, la Repubblica islamica ha più volte negato di aver fornito armi al gruppo sciita. La missione iraniana alle Nazioni Unite ha affermato che l’Iran non interferisce nel conflitto in Yemen a livello politico né ha “venduto, esportato o trasferito armi, munizioni o equipaggiamento in violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”. Ad ogni modo, alcuni ritengono che proprio ottenendo armi di contrabbando, gli Houthi siano riusciti a prendere il sopravvento in una guerra che dura da circa sette anni e alla quale nemmeno l’Arabia Saudita, alla guida di una coalizione internazionale, è riuscita a porre fine. Ad oggi, i ribelli controllano la capitale Sana’a e buona parte del porto occidentale di Hodeidah, mentre, da febbraio 2021, hanno avviato una violenta offensiva volta ad espugnare Ma’rib, governatorato ricco di risorse petrolifere. A tal proposito, secondo il portavoce della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, Hodeidah, oltre ad essere un punto di approdo essenziale per gli aiuti umanitari, rappresenterebbe altresì la destinazione scelta dall’Iran per inviare missili balistici al gruppo sciita.

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In tale quadro, Nasr al-Din Amir, vicecapo del Ministero dell’Informazione degli Houthi, ha affermato che il gruppo di esperti delle Nazioni Unite pecca di neutralità e il contrabbando di armi da parte dell’Iran è da considerarsi “un’illusione”. Questo perché un embargo aereo e marittimo, oltre a non consentire l’ingresso in Yemen di beni di prima necessità, non avrebbe reso possibile nemmeno l’arrivo di armamenti. “I porti e gli aeroporti sono chiusi, quindi come possono raggiungerci queste presunte armi?” ha affermato Amir. Al contempo, la missione iraniana alle Nazioni Unite ha affermato che le informazioni sul presunto trasferimento di armi dall’Iran sono state fornite da “Stati regionali” coinvolti nel conflitto o dagli Stati Uniti, “le cui politiche ostili nei confronti dell’Iran sono ben note a tutti”.