Processo storico in Germania: ergastolo per un ex colonnello dell’intelligence siriana

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La Magistratura tedesca ha condannato all’ergastolo Anwar Raslan, ex colonnello dell’agenzia di intelligence interna della Siria. L’uomo è stato accusato di crimini contro l’umanità, nel quadro di uno dei primi processi penali al mondo legati ai crimini attribuiti al presidente siriano, Bashar al-Assad.

La sentenza della Corte suprema regionale di Coblenza è giunta oggi, giovedì 13 gennaio, a conclusione di un processo iniziato il 23 aprile 2020 e che ha visto il susseguirsi di 108 udienze, a cui hanno partecipato oltre 80 testimoni, tra cui vittime di torture e parti civili di organizzazioni non governative. Nello specifico, a Raslan sono stati attribuiti 27 omicidi e 25 casi di lesioni gravi, mentre l’uomo è stato altresì accusato di stupro, violenza sessuale, privazione della libertà e presa di ostaggi. Tali reati sono stati commessi tra il 29 aprile 2011 e il 7 settembre 2012, periodo durante il quale l’ex colonnello prestava servizio come capo della sezione investigativa nel carcere di al-Khatib, presso Damasco. Qui, sarebbero stati supervisionati abusi, torture e violenze su almeno 4.000 detenuti.

“Oggi, questo verdetto è importante per tutti i siriani che hanno sofferto e stanno ancora soffrendo per i crimini del regime di Assad”, ha affermato Ruham Hawash, ex prigioniero nel centro di detenzione di al-Khatib, aggiungendo: “Ci mostra che la giustizia non deve rimanere un sogno per noi”. “Questa è la prima volta che membri del regime di Assad sono processati davanti a un tribunale penale ordinario”, ha affermato Stefanie Bock, direttrice dell’International Research and Documentation Center for War Crimes Trials, presso l’Università di Marburg in Germania. “Questo invia un chiaro messaggio al mondo: alcuni crimini non rimarranno impuniti”, ha aggiunto Bock.

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Sebbene Raslan non sia stato accusato di aver commesso torture e omicidi in modo diretto, ne è stato ritenuto responsabile in quanto a capo di un ufficio dei servizi segreti siriani, noto come “Ramo 251”. Nel processo, Berlino ha applicato il principio, del Diritto internazionale, della giurisdizione universale, che consente agli Stati o alle organizzazioni internazionali di processare gli autori di crimini gravi, indipendentemente dalla nazionalità dell’imputato o dal luogo in cui sono stati commessi i crimini. Quello di Anwar Raslan è il primo processo a carico di funzionari siriani di alto livello accusati di crimini contro l’umanità. Anwar, poi, rappresenta il dipendente di Damasco più anziano ad essere processato in Europa per aver commesso gravi crimini in Siria. Il processo, in realtà, includeva anche Eyad al-Gharib, anch’egli un funzionario dell’intelligence ma di grado inferiore, condannato, il 24 febbraio 2021, a quattro anni e sei mesi di reclusione. Al-Gharib, in particolare, è stato accusato di aver arrestato gruppi di manifestati siriani allo scoppio delle proteste del 2011 e di averli trasferiti nel centro detentivo di al-Khatib, dove sono stati torturati.

La polizia criminale federale tedesca aveva iniziato a indagare su Raslan nel 2017, dopo che egli stesso aveva descritto in dettaglio il suo ruolo nell’apparato di sicurezza siriano, durante un colloquio con la polizia di Stoccarda, presumibilmente a sostegno di indagini riguardanti un altro ufficiale. Raslan non ha mai cercato di nascondere il suo passato una volta fuggito in Germania con la sua famiglia, e ha persino chiesto alla polizia di Berlino di proteggerlo, nel febbraio 2015. L’arresto, invece, risale al mese di febbraio 2019, quando Raslan è stato riconosciuto in una strada della capitale tedesca da un altro cittadino siriano, Anwar al-Bunni, avvocato e dissidente che ora sta dando la caccia agli ex collaboratori del regime tra i rifugiati in Europa. Da allora è stato posto in custodia cautelare.

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Durante il processo di Coblenza sono state altresì mostrate le 50.000 fotografie di un fotografo siriano della polizia militare, conosciuto solo con il suo nome in codice, Caesar, il quale ha documentato quanto accaduto a 6.786 detenuti siriani, perlopiù morti di fame e sottoposti a varie forme di tortura. I testimoni interpellati dalla difesa nel corso del processo hanno dipinto un quadro più umano dell’uomo responsabile della struttura “Ramo 251”. Uno, un ex ufficiale dell’aviazione diventato romanziere, ha dichiarato che Raslan lo ha trattato bene durante la sua detenzione ad al-Khatib, offrendogli tè e sigarette e conversando di letteratura.

Raslan, dal canto suo, si è detto più volte innocente, negando il suo coinvolgimento in torture e omicidi e sostenendo di aver segretamente nutrito simpatie per l’opposizione siriana, oltre ad aver cercato di sostenere la sua causa dopo aver disertato, nel 2012. In tale anno, l’ex colonello è fuggito dapprima in Giordania e poi, nel 2014, ha ottenuto asilo per motivi umanitari in Germania. Un testimone, l’imprenditore siriano e dissidente politico Riad Seif, ha confermato davanti alla corte di aver aiutato Raslan ad entrare in Europa nel 2014, con un visto rilasciato dall’ambasciata tedesca ad Amman e inoltrando i documenti relativi alla sua domanda di asilo al Ministero degli Esteri a Berlino. Seif ha affermato di aver sostenuto l’ex colonello nella speranza di ottenere informazioni preziose relative al destino di altri dissidenti politici detenuti all’interno di al-Khatib. Tuttavia, ciò non si è mai verificato. “Non abbiamo ricevuto nulla da Anwar Raslan, nemmeno una parola”, ha affermato Seif.

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