Mosca ha annunciato che una flotta senza precedenti si concentrerà nel Mediterraneo. Dal Baltico sono in arrivo sei navi per operazioni da sbarco: possono trasportare sulla spiaggia 60 tank e 1.800 fanti, proteggendoli con cannoni e razzi. Se raggiungessero il Mar Nero, potrebbero offrire ai russi la capacità di assaltare le coste ucraine, completando così l’accerchiamento pure sul litorale: in pratica, la morsa militare stringerebbe tutti i confini di Kiev, salvo quelli occidentali. Stando all’unico comunicato ufficiale, però, la squadra è destinata a fermarsi nel Mediterraneo. Dove a inizio febbraio convergeranno altre due navi, attualmente impegnate in un’esercitazione con Cina e Iran: l’incrociatore Varyag e il caccia Ammiraglio Tribuc.

Allo stesso tempo si sono intensificate le presenze nel porto siriano di Tartus. Oggi ci sono quattro moderne unità – il caccia Grigorivich e tre fregate classe Burya – dotate di missili a lungo raggio Kalibr: i cruise ipersonici spesso magnificati dalla propaganda del Cremlino. Ma soprattutto ci sono tre dei più avanzati sottomarini d’attacco russi, i Kilo, con motori estremamente silenziosi che gli permettono di sfuggire ai sonar della Nato.

Mosca non ha mai schierato un’Armada così potente nel Mediterraneo, nemmeno nei momenti più cupi della Guerra Fredda. Il significato strategico di quest’operazione è evidente: minacciare il transito nel Bosforo a qualsiasi rinforzo dell’Alleanza Atlantica diretto verso il Mar Nero. Un altro segnale della volontà del Cremlino di mostrarsi pronto a tutto pur di imporre le sue condizioni sul futuro dell’Ucraina.
Anche il Pentagono ha ben chiara la situazione sullo scacchiere. Per questo ha dirottato nel Mediterraneo la portaerei Truman per sostenere la VI Flotta: la accompagnano un incrociatore, quattro caccia e una fregata norvegese. Ma soprattutto può contare su quasi settanta aerei, che grazie ai rifornimenti di carburante in volo, rappresentano la principale forza da combattimento statunitense in grado di intervenire sull’Ucraina: per decollare gli basterà l’ordine della Casa Bianca, senza dipendere dalle basi europee e dell’autorizzazione degli alleati, molti dei quali estremamente riluttanti a impegnarsi in un confronto con Mosca.

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Come risposta alla determinazione di Putin, Washington ha compiuto un’altra mossa molto significativa: ha reso visibile uno dei suoi sottomarini nucleari a largo di Cipro. Normalmente la posizione di questi mezzi viene tenuta segreta, invece quattro giorni fa la foto dell’Uss Georgia davanti a Limassol è stata diffusa su twitter: stiamo parlando di un battello con 154 missili cruise, un numero di gran lunga superiore a tutti i Kalibr delle navi russe nel Mediterraneo.

In parallelo con l’aumento della tensione in Ucraina, nei primi giorni di febbraio le due flotte si sfideranno in esercitazioni nella stessa aerea, più o meno tra Creta e il Libano. Lì si raduneranno le navi russe. E lì ci sarà un wargame della Nato chiamato “Neptune Strike”, diretto dalla portaerei Truman e annunciato solo venerdì: il Pentagono sostiene che è stato pianificato da due anni ma sul sito dell’Alleanza atlantica che illustra il calendario delle manovre non ce n’è traccia.

Non solo. Immediatamente dopo questa esercitazione, ne comincerà un’altra: la “Mission Clemenceau 22” a guida francese, sempre nel Mediterraneo Orientale e con addirittura tre portaerei: la Truman, la De Gaulle e la Cavour italiana. Parigi prevede che l’operazione venga estesa anche al Mar Nero e il portavoce della Difesa, Hervé Grandjean, giovedì ha sottolineato che «questa missione è un simbolo di potere politico e militare. Lanciamo un messaggio forte ai nostri partner e ai nostri competitori. Vi ricordo che la nostra portaerei imbarca caccia con armamento nucleare». Come a dire, la Francia è pronta a far sentire la sua voce.

Chissà se a Palazzo Chigi e alla Farnesina si sono resi conto che tra pochi giorni anche le nostre navi saranno impegnate in quelle acque turbolente, pedine di una partita che segnerà il destino del Continente.

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