Luc Montagnier: I trattamenti genetici, chiamati vaccini contro il Covid, possono causare malattie neurodegenerative

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Il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier torna a parlare dei rischi connessi ai vaccini COVID.

Insieme ad altri medici e scienziati, il professor Montagnier ha partecipato ad un dibattito pubblico presso la Camera dei Deputati del Lussemburgo il 12 Gennaio 2022 in qualità di esperto a sostegno della petizione contro l’obbligo vaccinale.

Nel suo intervento, il Nobel noto per la scoperta del virus dell’AIDS ha sostenuto che:

«Bisogna conoscere questo rischio per il futuro delle nostre generazioni. Non bisogna pensare solo a noi stessi, e alle persone intorno a noi, ma anche alle generazioni che seguiranno. Là stiamo toccando qualcosa che può cambiare completamente la nostra Civiltà. Dunque è un problema di Civiltà che andiamo a toccare»

1) I prodotti venduti e imposti come vaccini contro il SARS-CoV-2 attraverso una campagna di marketing stanno uccidendo giovani e anziani. «Sono completamente contrario a livello dell’etica medica, che impone di rispettare la vita e lo stato di salute delle persone. Ora questi vaccini sono dei veleni, non sono dei veri vaccini» ha detto Montagnier.

2) Tutti i vaccini a base genetica contengono una sequenza che può potenzialmente trasformarsi in prione. Un prione è una proteina che può ripiegarsi in una forma anormale e trasmettere questa forma a contatto con proteine normali causando malattie neurodegenerative come la malattia di Creutzfeldt-Jakob, di cui la sindrome della «mucca pazza» è una variante. «Seguo in questo momento 21 persone che hanno ricevuto due dosi del vaccino Pfizer, un’altra che ha ricevuto Moderna, (…) questi vaccini contengono una sequenza che  (…) può trasformarsi in prione (…) 21 persone sono morte della malattia di Creutzfeld-Jakob (…) non dico che sia contagiosa da persona a persona, ma è una possibilità».

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3) Esistono trattamenti per il COVID con prodotti molto conosciuti che, se usati secondo le conoscenze mediche a disposizione, evitano l’evoluzione verso le forme gravi della malattia. Tali medicinali non hanno grandi effetti collaterali. Queste medicine «sono, penso, da consigliare a tutto il corpo medico, e non da scartare, come fanno purtroppo alcune decisioni governative.

4) L’azitromicina è un antibiotico che svolge un effetto inibitore nella fase iniziale della malattia agendo su batteri intestinali che sono sospettati essere un serbatoio usato dal coronavirus per moltiplicarsi. Montagnier spiega che sta per essere pubblicato uno studio di un gruppo italiano sull’argomento di cui è co-autore. «Bisogna conoscere questo rischio per il futuro delle nostre generazioni» ha detto ai deputati lussemburghesi Montagnier. «Non bisogna pensare solo a noi stessi, e alle persone intorno a noi, ma anche alle generazioni che seguiranno. Là stiamo toccando qualcosa che può cambiare completamente la nostra Civiltà. Dunque è un problema di Civiltà che andiamo a toccare».

«È importante, signore e signori che siate informati, perché le vostre decisioni possono avere delle conseguenze sulle generazioni future»

Luc Montagnier è Professore Emerito all’Istituto Pasteur di Parigi dove è stato direttore dell’Unità di Oncologia Virale dal 1972 al 2000 e dove nel 1983 assieme a Françoise Barré-Sinoussi ha scoperto il virus HIV, scoperta che valse ai due il Premio Nobel per la medicina nel 2008.

È anche Direttore Emerito della Ricerca presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS) e membro dell’Accademia Francese delle Scienze e della Medicina.

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