Pyongyang: testato missile con il maggior raggio d’azione dal 2017

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Gli eserciti giapponese e sudcoreano hanno affermato che la Corea del Nord ha lanciato il missile balistico con il maggior raggio d’azione dal 2017, il 30 gennaio. Il missile ha seguito una traiettoria sospesa, probabilmente per evitare gli spazi territoriali dei Paesi vicini, e ha raggiunto un’altitudine massima di 2.000 km, percorrendo 800 km prima di atterrare in mare.

Il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, ha convocato una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza nazionale in cui ha descritto il test come un possibile “lancio di missili balistici a medio raggio” che ha portato la Corea del Nord sull’orlo di infrangere la sospensione vigente dal 2018 dei test di dispositivi nucleari e di missili balistici a lungo raggio.

Il ministro della Difesa giapponese, Nobuo Kishi, ha detto ai giornalisti che era chiaro che il missile fosse l’arma a più lungo raggio che il Nord avesse testato dal lancio del suo missile balistico intercontinentale Hwasong-15, nel novembre 2017. In tale anno, la Corea del Nord aveva lanciato per due volte missili balistici a raggio intermedio sul Giappone e, separatamente, aveva testato in volo tre missili balistici a raggio intercontinentale che hanno dimostrato la potenziale capacità di raggiungere il territorio statunitense. Il segretario capo di gabinetto giapponese, Hirokazu Matsuno, ha detto che il missile del 30 gennaio ha volato per circa 30 minuti, è atterrato in acque al di fuori della zona economica esclusiva del Giappone e non ci sono state segnalazioni immediate di danni a barche o aerei.

Il Comando dell’Indo-Pacifico degli Stati Uniti ha affermato che gli USA condannano l’attività di test della Corea del Nord e invitano il Nord ad astenersi da ulteriori atti destabilizzanti. Per Washington, l’ultimo lancio non rappresenta una minaccia immediata per il personale o il territorio statunitensi, né per quello dei loro.

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Il lancio è avvenuto dopo che il leader nordcoreano, Kim Jong Un, ha presieduto una riunione del dell’Ufficio politico del Partito dei Lavoratori di Corea (WPK), lo scorso 19 gennaio, in cui è stato deciso di prendere in considerazione la possibilità di riprendere “tutte le attività temporaneamente sospese”, riferendosi apparentemente ai programmi per armi nucleari e missili balistici intercontinentali (ICBM) di Pyongyang. Ad oggi, la Corea del Nord ha mantenuto in vigore una moratoria autoimposta sui test nucleari e di ICBM, attiva dalla fine del 2017.Nell’aprile 2018, Kim aveva dichiarato che non erano più necessari “alcun test nucleare e test di missili balistici a raggio intermedio e intercontinentale” mentre il Paese stava perseguendo la diplomazia con gli Stati Uniti. Un esperto di missili e ricercatore onorario presso il Science and Technology Policy Institute della Corea del Sud, Lee Choon Geun, ha affermato che i dati suggeriscono che, il 30 gennaio, il Nord ha testato un missile balistico a raggio intermedio o forse anche un’arma che si avvicina alle capacità di missili balistici intercontinentali, contravvenendo la moratoria.

Il test di del 30 gennaio è stato il settimo condotto nell’arco del mese in corso. La frequenza degli ultimi lanci indica l’intenzione della Corea del Nord di fare pressione sull’amministrazione del presidente degli USA, Joe Biden, alla luce dello stallo nei negoziati tra le parti e mentre il Paese sta affrontando difficoltà economiche. Gli Stati Uniti hanno risposto agli ultimi test di Pyongyang imponendo nuove sanzioni sul programma di armamenti della Corea del Nord, lo scorso 12 gennaio. La Corea del Nord ha finora difeso i test missilistici come un suo diritto sovrano all’autodifesa e ha accusato gli Stati Uniti di intensificare intenzionalmente il confronto con nuove sanzioni.

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Alla luce degli ultimi sviluppi, il presidente sudcoreano ha affermato che la situazione intorno alla Penisola coreana sta iniziando a ricordare il 2017, quando i test nucleari e missilistici a lungo raggio della Corea del Nord avevano portato ad uno scambio verbale di minacce di guerra tra Kim e l’allora presidente degli USA, Donald Trump. Moon ha descritto gli ultimi test del Nord come una violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e una “sfida agli sforzi della società internazionale per denuclearizzare la Penisola coreana, stabilizzare la pace e trovare una soluzione diplomatica” allo stallo nucleare. Secondo il Capo di Stato sudcoreano, il Nord “dovrebbe interrompere le sue azioni che creano tensioni e pressioni e rispondere al dialogo offerto dalla comunità internazionale, tra cui Corea del Sud e Stati Uniti”.

Durante la presidenza dell’ex capo di Stato USA, Donald Trump, nel 2018, gli Stati Uniti avevano avviato una serie di iniziative per la denuclearizzazione della Corea del Nord, alla presenza di Trump e Kim. Tuttavia, dopo varie interruzioni e riprese, i tentativi di dialogo bilaterale si erano fermati. Dopo l’insediamento di Biden alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2021, il presidente aveva dichiarato che non avrebbe cercato di concludere alcun “grande affare” con il leader Nord-coreano, seppur non rinunciando alla diplomazia. Finora, la Corea del Nord ha respinto le richieste di dialogo dell’amministrazione Biden chiedendo a Washington di abbandonare dapprima le proprie “politiche ostili” verso Pyongyang e i doppi standard rispetto al programma militare del Paese.

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