Don Emanuele: No Vax voci escluse, la realtà è deformata. Parto a piedi e lo dirò nelle parrocchie d’Italia

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Don Emanuele Personeni, parroco di Mapello, scrive una lunga lettera ai suoi parrocchiani e ai suoi confratelli annunciando che venerdì 11 febbraio intraprenderà dalla Bergamasca un cammino per l’Italia e consegnerà due lettere, una ai parroci e una al papa, per provocare una riflessione su questi due anni di Covid e su come vengono trattate le persone che hanno deciso di non vaccinarsi

Cari parrocchiani di Ambivere, Mapello e Valtrighe e cari fratelli nel presbiterato, don Alessandro, don Andrea, don Gianluca.

L’11 febbraio intraprenderò un viaggio a piedi che mi porterà ad attraversare diverse parrocchie in Italia e ad incontrare i preti e i cristiani che le abitano. Consegnerò loro due lettere nelle quali racconto ciò che io ho vissuto e capito in questi due anni segnati dal Covid.

Vi chiederete perché lo faccio. La ragione è semplice, spero di suscitare un dibattito, di provocare una riflessione, di incoraggiare uno scambio senza preconcetti o giudizi. Ce n’è bisogno in parrocchia, ma anche a scuola, in università, sui luoghi di lavoro. E ce ne sarebbe bisogno anche in Parlamento, il quale esiste apposta per “parlare” delle cose, non soltanto per ratificarle. La posta in gioco è alta, è la vita di tutti, è il destino dei lavoratori, é il futuro dei bambini, è la forma della cura, è il senso della nostra umanità.

Qualcuno vorrebbe far credere che tutte queste cose dipendono dal virus. Non credeteci. Dipendono soprattutto da noi, dalle nostre scelte quotidiane, dal nostro stile di vita, dal modo in cui trattiamo gli altri.

Dipendono anche dal modo in cui le raccontiamo. E alcuni le raccontano sempre nascondendo le parti controverse oppure con lo scopo di alimentare paura, per uscire dalla quale suggeriscono che ci sia solo da credere e obbedire.

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Io ritengo invece che si debba cominciare a spegnere televisione e giornali che disinformano e cominciare ad ascoltare le voci escluse, le testimonianze scomode, i dati birichini. Ma soprattutto a parlare tra di noi, e a dirsi quello che funziona e quello che non funziona, senza temere di scandalizzare i benpensanti. Bisogna comunicare non s-comunicare, non denigrare, non deridere, non calunniare e diffondere pettegolezzo.

Pensando al trattamento riservato a chi sceglie di non vaccinarsi…

Nel vangelo risuona l’attaccamento di Gesù per l’umanità di tutti, quale che sia la loro condizione economica, politica, religiosa, sanitaria. L’amore di Dio è così, è incondizionato. Assomiglia all’amore incondizionato dei genitori per i figli.

Se anche un figlio dovesse fare scelte in disaccordo con il resto della famiglia, perfino scelte sbagliate, che umanità sarebbe quella dei suoi genitori o dei suoi fratelli che decidessero di insultarlo, parlarne male in giro, gettare la sua onorabilità in pasto al pettegolezzo?

Che umanità sarebbe quella di familiari che non si chiedessero se per caso nelle posizioni assunte da quel figlio non ci sia qualche buona ragione, qualche elemento utile a far riflettere?

Se perfino un orologio rotto ha ragione due volte al giorno, significa che ogni essere umano è portatore di valori e verità che bisogna saper ascoltare.

Io sento che nelle nostre parrocchie questa passione per la verità dell’umano c’è ma è in pericolo. Non mi spaventano le divisioni, a quelle si può porre rimedio con percorsi di verità e riconciliazione. Basta volerlo. Mi addolora lo spegnimento della passione per l’umanità, l’ostilità e le derisione per coloro che la pensano diversamente, l’indifferenza alla sorte degli altri, l’abitudine a delegare perfino il compito di pensare.

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Io credo che la democrazia, o quel che ne resta, consista nel considerare il modello sanitario, l’organizzazione economica, l’istruzione scolastica, la vita politica come cose di cui prenderci cura insieme e non come questioni da delegare a qualche tecnico. Nella misura in cui i cittadini si abituano a delegare ad altri il compito di pensare e immaginare la società, diventa più facile venire espropriati della libertà e di ogni diritto senza neppure accorgersene. Le comunità parrocchiali, nel nome di Gesù, possono svolgere un compito importante nella riparazione delle ferite che vengono inflitte al corpo sociale e alla dignità delle persone.

Prima però è necessario che riconoscano questa sofferenza e si accorgano di come la realtà venga deformata dalla narrazione dominante.

Naturalmente è urgente accendere in parrocchia una riflessione al riguardo come è urgente farlo nella società intera. Per parte mia voglio sollecitarlo nelle parrocchie, essendo un prete. Vi affido tutti al Signore in attesa di vederci al mio ritorno. Avrò un ricordo nella preghiera per tutti i malati, nel corpo e nello spirito. Soprattutto i malati nello spirito.

don Emanuele

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