Prezzi della pasta sempre più su, ma l’Ucraina non c’entra

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La crisi russo-ucraina sta impattando davvero sul prezzo della pasta? La nostra analisi di gennaio sui prezzi sulla semola di grano duro conferma il trend di aumenti che abbiamo già rilevato nei mesi scorsi. Ma le cause sono da cercare altrove rispetto alle questioni geopolitiche.

Possono i venti di guerra minacciare un piatto di pasta? La risposta è sì, ma non sui prodotti venduti oggi al supermercato. Le ventilate sanzioni contro Putin per la questione ucraina e la reazione di Mosca che ha bloccato l’esportazione di fertilizzanti azotati (prodotti col metano russo e indispensabili per la coltivazione del grano) avranno certamente un impatto sui futuri raccolti agricoli e sui prezzi dei prodotti finiti che troveremo sugli scaffali nei prossimi mesi. Tuttavia i rincari a cui stiamo assistendo ormai da tempo sui prodotti alimentari (e in particolare sulla semola di grano duro) non sono certamente frutto della scarsità di fertilizzanti, visto che la pasta che acquistiamo oggi in negozio è il frutto dei trascorsi raccolti.

Aumenti: un trend confermato

Come abbiamo detto, questi aumenti di prezzo ci sono stati anche nel mese di gennaio e sono in crescita già da diversi mesi. Un trend che avevamo rilevato già nella nostra precedente analisi su un paniere di prodotti che andava (oltre alla pasta) dal latte alla farina 00, dallo zucchero alla passata di pomodoro, dall’olio extravergine al caffè in polvere, fino ad arrivare alle banane e alle zucchine. Avevamo infatti rilevato che lo “scossone” Covid si era fatto sentire nella primavera 2020 innanzitutto con un’impennata nelle vendite e di conseguenza con un aumento dei prezzi e un ridimensionamento delle promozioni. Nel 2021, poi, c’è stato un tentativo di riportare i pezzi a prima della pandemia ma, in generale, i prodotti sugli scaffali hanno ricominciato ad aumentare nella seconda metà dell’anno. E la pasta, tra questi prodotti, è certamente tra quelli che ha fatto rilevare gli aumenti più significativi.

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I prezzi della pasta: +14% in un anno

Stando ai prezzi pubblicati negli anni passati dall’Istat, i prezzi della pasta sono aumentati mediamente del 1,7% all’anno dal 2001 al 2015. Ma se si guardano i dati delle vendite negli ipermercati, supermercati e discount tra il 2019 e il 2021 l’aumento è stato decisamente più elevato. Gli aumenti che si erano registrati a partire dall’estate 2021 sono confermati anche dagli ultimi dati aggiornati al 30 gennaio 2022. Se vogliamo farci un’idea dell’ordine di grandezza degli aumenti, prossimo dire che la pasta di semola costava in media:

  • 1,22€ al kg (a gennaio 2019);
  • 1,25€ al kg (a gennaio 2020, +2% rispetto a gennaio 2019);
  • 1,31€ al kg (a gennaio 2021, +5% rispetto a gennaio 2020);
  • 1,49€ al kg (a gennaio 2022, +14% rispetto a gennaio 2021).

Praticamente soltanto nell’ultimo anno (tra gennaio 2021 e gennaio 2022) la pasta è aumentata in media del 14%, mentre in 3 anni (da gennaio 2019 a gennaio 2022) c’è stato un aumento del 22%.

Grafico prezzi pasta gennaio 2022

Rielaborazione Altroconsumo su dati IRI Infoscan

Nel grafico che segue si può facilmente vedere come per gli anni considerati (2019, 2020 e 2021) l’andamento dei prezzi sia stato in crescita. In arancione i prezzi per l’anno 2019 sono quelli più bassi. Il 2020 (in verde) ha una posizione intermedia con i mesi Covid che fanno aumentare i prezzi. Nel 2021 (in azzurro) i prezzi sono ancora più alti (con l’eccezione della compensazione dei mesi Covid).

pasta confronto prezzi tre anni

Rielaborazione Altroconsumo su dati IRI Infoscan

Il caso degli spaghetti Barilla

Per meglio capire l’impatto di questi aumenti abbiamo analizzato nel dettaglio l’andamento dei prezzi di uno dei prodotti di punta del comparto: gli spaghetti della Barilla: Nel gennaio del 2019 il prezzo medio negli ipermercati, nei supermercati e nei discount era di 1,28€ al kg. Nel gennaio 2020 il prezzo è addirittura sceso del 3% (1,24€ al kg), per poi aumentare del 10% a gennaio 2021 (1,37€ al kg) e addirittura del 20% nell’ultima rilevazione a gennaio di quest’anno (1,64€ al kg). In sostanza il prezzo degli spaghetti Barilla è aumentato del 28% tra gennaio 2019 e gennaio 2022.

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Pasta di semola: qualche dato generale

Per produrre la nostra pasta serve fondamentalmente il grano duro. L’Italia è un produttore di grano duro ma non è autosufficiente. Dipendiamo anche dalle importazioni. Il tasso di autoapprovvigionamento è sceso negli ultimi anni. Se nel 2016 producevamo il 73% del nostro fabbisogno di grano duro nel 2020 abbiamo prodotto solo il 56% di quanto serve a noi e alla nostra industria.

Le cause di questo andamento sono diverse: dopo gli abbondanti raccolti di frumento duro nel 2016, grazie all’aumento delle superfici e soprattutto delle rese (che hanno raggiunto perfino le 3,7 tonnellate all’anno per 1,4 milioni di ettari), l’offerta si è ridotta negli anni successivi ed è rimasta stabile nel 2020. In ogni caso la nostra dipendenza dall’estero è aumentata.

Da dove proviene il grano duro che importiamo? I nostri principali fornitori sono Canada e Stati Uniti. Importiamo molto anche da altri paesi europei (Francia, Grecia e Spagna) e dal Kazakistan. Tuttavia, il calo delle scorte mondiali di frumento nel 2020 unitamente all’aumento dei costi di trasporto sono probabilmente le vere cause che hanno determinato l’incremento dei prezzi all’origine del grano nel corso dell’ultimo anno (dati Ismea, anno 2020).

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