I russi in piazza per l’Ucraina, e i gretini? Chiusi in casa

Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Trascorrono le giornate chini sugli schermi dei loro telefonini, a scrollare ossessivamente gli aggiornamenti di Instagram e TikTok; possibile che non si siano accorti di niente? Possibile che nell’infinita serie di video di balletti, challenge e canzoni varie non sia loro saltato agli occhi niente che ricordi alla generazione Z (insomma, agli adolescenti) che l’Ucraina è sotto attacco, che ci sono già centinaia di morti, centinaia di migliaia di sfollati, palazzi sventrati, carri armati per le strade?

Ogni volta che un paese più forte ha attaccato senza un reale motivo un paese più debole i primi a scendere in piazza sono sempre stati i giovani, ovvero la parte di popolazione più idealista e coraggiosa, ancora disposta a spendersi per un’idea. Eppure quegli stessi ragazzini che negli ultimi anni hanno affollato le strade e le piazze d’Europa per salvare “la madre terra” dal disastro climatico non stanno muovendo un dito per manifestare la loro vicinanza agli ucraini, per richiamare i loro governi all’azione contro l’aggressione russa.

Paradossalmente gli unici giovani che si sono finora esposti, rischiando botte, denunce e chissà cosa una volta caricati nelle camionette della polizia, sono stati i russi, che stanno protestando in maniera mai vista negli ultimi vent’anni contro la decisione di Putin di attaccare Kiev. Secondo l’ong OVD-Info ieri ben 58 città russe sono stato teatro di manifestazioni; non sappiamo in quanti siano scesi in piazza, ma è sicuro che circa 1.800 persone siano state arrestate. E proprio sui social – ma evidentemente non quelli frequentati dai nostri ragazzi – già circolano video che mostrano i cortei dei coraggiosi che mostrano cartelli che recitano “Fuori dall’Ucraina!” e “No alla guerra” e quelli impressionanti degli agenti che prendono a manganellate qualche malcapitato. Malcapitato che spesso sembra non avere neanche vent’anni; uno degli aspetti più impressionanti di questi video è il fatto che mostrino quasi solamente giovani e giovanissimi, per di più a viso scoperto, che sanno di rischiare grosso facendosi vedere in strada. Ma a quanto pare lottare per difendere le vite umane interessa solo al di là della rinata cortina di ferro.

Leggi anche:   Orionini: la staffetta della solidarietà per l’Ucraina conferma che “la carità non avrà mai fine”

Forse i nostri ragazzi si sveglieranno solo ora che il premier Draghi ha detto che, di fronte al rischio di interruzione delle forniture di gas russo, “potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell’immediato”. Perché pazienza per i neonati cacciati dagli ospedali a rischio bombardamenti, pazienza per i civili in strada in un paese dove le temperature massime a stento raggiungono lo zero; ma non sia mai che ricominciamo ad aggrapparci all’unico vero nemico dell’umanità, il carbone.

È davvero umiliante che ieri sera di fronte all’ambasciata russa a protestare ci fossero quasi solo cittadini ucraini (anzi, per dirla con le parole usate ieri su RaiTre sera dalla super progressista Lucia Annunziata, solo “cameriere e badanti”), mentre gli italiani se ne stavano tranquilli in casa, magari in attesa che l’oracolo Greta dica loro cosa pensare su questa fastidiosa crisi che rischia di farci inquinare di più. Ma in questi giorni Greta è silente o quasi; sarebbe bello se per una volta, una volta sola, provasse a rivolgere il dito, più che contro il blablabla dei nostri politici, contro le azioni concretissime dello zio Vladimir.

Questo post ti è piaciuto? Condividilo:

Lascia un commento