La delegazione Usa era guidata da Juan González, massimo consigliere della Casa Bianca per l’America latina, da James Story, ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela, e da Roger Carstens, inviato speciale di Biden per risolvere la questione dei 9 ostaggi statunitensi detenuti dal regime, sei dei quali di Citgo, l’azienda statunitense partecipata a maggioranza dalla Pdvsa, la compagnia petrolifera statale del regime, e tre accusati di aver cercato di rovesciare Maduro. Oltre al dittatore, la delegazione venezuelana era composta da sua moglie, la “primera combatiente” Cilia Flores, e dallo psichiatra che presiede il Parlamento chavista, Jorge Rodríguez.

L’annuncio di Maduro in diretta tv

«Abbiamo avuto un incontro rispettoso, cordiale, molto diplomatico tra la delegazione del governo degli Stati Uniti e quella venezuelana, l’abbiamo fatto nell’ufficio presidenziale principale, c’erano le bandiere degli Stati Uniti e del Venezuela e sembravano belle, unite come dovrebbero essere», ha detto giubilante Maduro in diretta tv lunedì scorso. Come risultato immediato dell’appeasement tra Washington e Caracas, il Venezuela ha liberato – un «gesto di buona volontà» – due degli ostaggi americani della Citgo che erano in carcere. Il rilascio segna una svolta nelle relazioni dell’amministrazione Biden con il più fedele alleato della Russia in America latina, grande acquirente di armi russe e, a detta dei media americani, è il preludio all’importazione di petrolio venezuelano da parte di Washington.

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Venezuela alleatissimo di Putin

Tutto questo è paradossale, se si pensa che Maduro è uno dei principali sostenitori di Putin a livello internazionale: due settimane fa ha celebrato con entusiasmo la narrativa russa sull’invasione per “denazificare” l’Ucraina. Non solo, il Venezuela è anche fortemente indebitato con Mosca, il che significa che i profitti che Maduro realizzerà vendendo petrolio agli Stati Uniti andranno a pagare la Russia, vanificando così almeno in parte lo scopo dichiarato da Biden, ovvero colpire il regime di Putin. Se il piano di Biden andrà in porto, inoltre, gli Stati Uniti dovranno negoziare con il ministro del Petrolio di Maduro, ovvero Tareck El Aissami, uno dei criminali più ricercati da Washington per via dei suoi legami con l’organizzazione terrorista Hezbollah e per il suo coinvolgimento nel narcotraffico.

Biden criticato anche dai democratici

Negli Stati Uniti il riavvicinamento di Biden a Maduro ha attirato una marea di critiche sulla Casa Bianca. Il senatore repubblicano della Florida, Marco Rubio, ha affermato che il presidente sta cercando di «sostituire il petrolio che gli Stati Uniti stavano comprando da un dittatore assassino con il petrolio di un altro dittatore assassino». Ma critiche feroci sono arrivate anche dal fronte democratico. Il senatore Bob Menendez, presidente della commissione per le Relazioni estere del Senato, ha detto che Biden sta mettendo il prezzo del carburante al di sopra della lotta del popolo venezuelano. «Le aspirazioni democratiche del popolo venezuelano, come la determinazione e il coraggio del popolo ucraino, valgono molto più di qualche barile di petrolio», ha tuonato Menendez.

Quelle «relazioni mercenarie»

È pesante anche il giudizio di Angus Berwick, stimato reporter investigativo dell’agenzia Reuters, che di fronte al giubilo del regime chavista per il “ritorno a Canossa” di Washinton, ha scritto sul suo profilo Twitter: «Niente illustra la natura mercenaria delle relazioni internazionali meglio degli Stati Uniti che esplorano un riavvicinamento con il governo di Maduro, accusato dalle Nazioni Unite di crimini contro l’umanità, tra cui l’omicidio sistematico e la tortura, per assicurarsi forniture di petrolio alternative a quelle della Russia».

Altri segni di “buona volontà” da Caracas

Approfittando della sua posizione di forza, Maduro lunedì scorso ha annunciato anche un’altra decisione sorprendente. Dopo il suo ostinato rifiuto di sedersi al tavolo delle trattative con l’opposizione, il dittatore ha infatti annunciato il ritorno al tavolo del dialogo in Messico. Anche questa una decisione conseguente all’appeasement con Biden per vendergli petrolio a condizioni speciali dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Non a caso ieri Maduro ha rassicurato Washington sul fatto che la compagnia petrolifera statale Pdvsa sarebbe in grado di aumentare la sua produzione da 600 mila barili al giorno a tre milioni per «la stabilità del mondo».

Otto mesi alle elezioni di midterm

Ma perché Biden è disposto a patteggiare con Maduro, che solo il 26 marzo del 2020, insieme ad altri 14 membri della sua cerchia ristretta, è stato ufficialmente accusato dagli Stati Uniti di traffico di droga, narcoterrorismo, corruzione e riciclaggio di denaro? Più che la crisi internazionale, alla base della decisione del presidente Usa c’è il fronte interno, in vista delle elezioni di midterm del prossimo 8 novembre. Il prezzo della benzina negli Stati Uniti ha infatti raggiunto ieri il record di 4,17 dollari al gallone (pari a 3,7 litri), facendo schizzare in su ulteriormente l’inflazione e, soprattutto, svuotando ulteriormente le tasche degli americani che tra 8 mesi andranno alle urne. Per evitare una probabile batosta elettorale, insomma, anche il petrolio del dittatore Maduro può tornare utile a Biden.