Un modello differente

Lo ha stabilito un’inchiesta ufficiale del Servizio sanitario britannico (Nhs). Scrive The Times: «Il rapporto è stato salutato come una vittoria per i denuncianti che avevano messo in guardia sul fatto che la clinica del nord di Londra col suo Servizio per lo sviluppo dell’identità di genere (Gids) stava operando al di fuori dei consueti standard clinici e di tutela dell’Nhs. La dottoressa Hilary Cass, pediatra in pensione, era stata incaricata dall’Nhs d’Inghilterra di indagare sui servizi della clinica, che prescriveva trattamenti ormonali sperimentali a bambini anche di soli 10 anni. (…) Il Gids ha visto negli anni le dimissioni di molti elementi del suo personale più esperto, entrati in rotta di collisione con la direzione riguardo al modo migliore di trattare giovanissimi vulnerabili con storie complesse alle spalle che richiedevano terapie ormonali sperimentali per cambiare il proprio genere. Gli effetti a lungo termine di tali terapie in questo gruppo d’età sono ancora sconosciuti. I critici hanno accusato la clinica di abbandonare le best practices dell’Nhs per quanto riguarda la disponibilità ad offrire trattamenti medici di grande impatto sulla loro esistenza a bambini che si dichiarano transgender. Cass ha concluso che “è necessario un modello di servizio profondamente differente” in un rapporto intermedio rilasciato ieri (cioè il 10 marzo – ndt). Il suo rapporto chiede la fine del monopolio della clinica sul trattamento di giovanissimi che desiderano cambiare genere. Raccomanda che il trattamento sia redistribuito in centri regionali attraverso il paese, per ridurre il peso sulla clinica di Londra nord e per garantire che i giovani in crisi siano visitati più velocemente e da uno spettro più ampio di specialisti della salute. Cass ha evidenziato che la mancanza di una raccolta di dati coerenti da parte del Gids indica che non si sapeva abbastanza degli utilizzatori del servizio o dei dei loro esiti per giustificare l’attuale approccio al trattamento. Ha anche appurato che il trattamento di giovanissimi che si identificavano come transgender è in qualche modo sfuggito ai normali controlli di qualità».

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Bambini imbeccati

Lo scandalo della Tavistock è venuto alla luce nel novembre del 2018, quando un rapporto sui metodi discutibili del Gids steso dal responsabile dei servizi per gli adulti presso la clinica, il dott. David Bell, era arrivato ai giornali.

Nonostante la dirigenza della clinica fosse a conoscenza dell’iniziativa del medico e l’avesse approvata, nei mesi successiva l’aveva ostacolata e aveva pure avviato un procedimento disciplinare nei suoi confronti. A Bell in quanto membro più anziano dello staff della Tavistock si erano rivolti, in momenti diversi, una decina di membri del personale del Gids fortemente a disagio con le pratiche del servizio.

Di cosa si lamentavano? Nel maggio dell’anno scorso Bell lo ha raccontato al Guardian: «Fra le loro preoccupazioni c’era il fatto che i bambini che frequentavano il Gids spesso sembravano imbeccati nei loro racconti e qualche volta non condividevano il senso d’urgenza dei loro genitori; che lo staff parlava di “casi conclamati” in riferimento a bambini a cui erano prescritti bloccanti della pubertà (secondo Bell nessun caso di disforia di genere può essere definito “conclamato”); che ad alcuni veniva raccomandato il trattamento ormonale dopo appena due visite e in seguito venivano visti solo raramente; alcuni ritenevano che il Gids impiegasse psicologi troppo poco esperti (e molto economici); che ai clinici che evocavano l’omofobia presso l’unità veniva risposto che avevano “problemi personali”. Uno di loro disse a Bell che un bambino di appena 8 anni era stato mandato dall’endocrinologo per avviare un trattamento».

Da 50 a 2.500

Negli ultimi anni in Inghilterra presunti casi di disforia di genere fra i giovanissimi hanno conosciuto un vero e proprio boom. Nel 2009 la Tavistock riceveva circa 50 pazienti all’anno, in gran parte maschi che soffrivano disforia di genere dalla più tenera età. Nel 2020 i pazienti erano diventati 2.500, in grande maggioranza femmine che avevano cominciato ad avere problemi con la propria identità di genere nella prima adolescenza, mentre erano in lista d’attesa altri 4.600 giovanissimi. Circa un terzo di tutti costoro presentava autismo e altre forme di neurodiversità.

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Bell, che nel suo rapporto del 2018 aveva evidenziato la carenza di raccolta di dati da parte del Gids che poi è stata confermata dal rapporto ufficiale, afferma che non ci sono attualmente spiegazioni al fenomeno: al momento presente i tre quarti dei casi trattati alla clinica Tavistock riguarda femmine, mentre in passato la disforia riguardava maschi e femmine in percentuali identiche.