Russiagate: Donald Trump fa causa a Hillary Clinton

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Giovedì scorso Donald Trump ha citato in giudizio Hillary Clinton e tutti coloro, tra democratici e membri dell’FBI, hanno preso parte alla campagna di discredito contro di lui nelle elezioni del 2016, quando si cercò di farlo apparire come un candidato di Putin, tanto da avviare un’indagine – il famoso “rapporto Mueller” – che si è conclusa nel 2019 con un nulla di fatto. Secondo l’ex presidente americano: “Agendo di concerto, gli imputati hanno malignamente cospirato per tessere una falsa narrazione che il loro avversario repubblicano, Donald J. Trump, era colluso con una sovranità straniera ostile”, pertanto li denuncia per “racket” e “cospirazione per commettere falsità a danno di altri”. La causa di 108 pagine intentata presso il Distretto meridionale della Florida – dove guarda caso The Donald ha nominato sette giudici durante il suo mandato – oltre alle pene previste dalla legge, chiede un risarcimento dei danni economici subiti, che perché il ricorrente sostiene di essere stato “costretto a sostenere spese per un importo da determinare al processo, ma noto per essere in eccesso di ventiquattro milioni di dollari ($ 24.000.000) e continua a maturare, sotto forma di costi di difesa, spese legali e spese correlate”.

L’obiettivo era truccare le elezioni per far vincere la Clinton, cosa che nel 2016 non riuscì, diversamente dal 2020: difatti l’ex presidente cita nel lungo documento anche i brogli che hanno favorito Biden.

Tutto è iniziato quando, a metà febbraio, è venuto fuori che gli avvocati della campagna della Clinton hanno pagato una società tecnologica per infiltrarsi nei server della Trump Tower, e, una volta eletto Trump, della Casa Bianca, al fine di stabilire una “inferenza” e una “narrazione” da portare alle agenzie governative che collegano Donald Trump alla Russia, secondo un documento del Consigliere Speciale John Durham. Durham ha presentato una mozione l’11 febbraio incentrata su potenziali conflitti di interesse relativi alla rappresentazione dell’ex avvocato della campagna di Clinton Michael Sussmann (tra i citati in giudizio da Trump), che è stato accusato di aver fatto una falsa dichiarazione all’allora consigliere generale dell’FBI James Baker nel settembre 2016, meno di due mesi prima delle elezioni presidenziali del 2016, dicendogli che non stava lavorando “per nessun cliente” quando ha richiesto e tenuto un incontro in cui ha presentato “dati presunti e ‘white paper’ che presumibilmente hanno dimostrato un canale di comunicazione segreto” tra la Trump Organization e Alfa Bank, che ha legami con il Cremlino. Sussmann si è dichiarato non colpevole, mentre la Clinton non ha finora risposto alle accuse venute fuori dai Durham files.

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