E se il “pensiero unico” dominante del momento costringe le persone a omologarsi, schierarsi, dentro categorie per lo più emotive, infantili, posticce, ideologiche, preparate ad arte, si crea pure una reazione uguale e contraria.

Si chiama controinformazione di buon senso da parte di coloro che conservano ancora la capacità di guardare oltre, conservano l’esercizio critico della ragione, amano il confronto autentico, la dialettica democratica, rispettano le opinioni altrui. E in primis, denunciano le storture del pensiero che magari loro stessi seguono.
E capita, come sta capitando infatti, che pensatori, intellettuali, politici, giornalisti, cittadini appartenenti a schieramenti diversi, opposti, si trovino a condividere parole e ricostruzioni.

Gente di destra, di sinistra, di centro, oppure senza casacche, con un filo-conduttore: l’amore per la verità, il vederci chiaro, il coraggio delle proprie scelte, sapendo di pagare un prezzo alto. Anche questo è amore per la propria terra, per la propria patria e per la propria professione.

Dopo il pensiero unico vaccinista, siamo passati al pensiero unico sulla guerra.Guai a mettere in campo argomenti che esulano da ciò che deve essere pensato e affermato. Nella logica “guelfi-ghibellini”, si viene subito additati a esponenti pericolosi e sovversivi (di fatto traditori).
Ne sanno qualcosa i vari professor Orsini, tanto per fare un nome, oggetto di una campagna di azzeramento e rimozione personale, arrivata perfino a entrare nel merito dei suoi legittimi compensi (giacobinismo puro).

E recentemente ne sa qualcosa Toni Capuozzo, con un’esperienza ultradecennale da apprezzato corrispondente di guerra. E cosa ha fatto? Ha osato mettere in discussione la narrazione di Bucha, sulla base dei pilastri del giornalismo: valutare e approfondire le fonti, i documenti e le testimonianze, per evitare racconti artefatti, purtroppo abituali in tempi di guerra.

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Apriti cielo. E’ andato contro la narrazione ufficiale di un Occidente mediaticamente schierato a senso unico.
Capuozzo ha avuto il merito di collegare “la comunicazione di guerra che prepara l’opinione pubblica alla stessa guerra”. Spiegandone le regole imperative: “Non si può criticare il proprio paese, ossia le scelte del proprio governo nei momenti emergenziali, perché se ne indebolisce l’unità, la forza e la compattezza. E se lo si fa, se ragioni soltanto, se dici cose diverse, è intelligenza col nemico, si è oggettivamente alleati di Putin”.

E ancora, ha osato criticare la frase (con ricatto indiretto) del premier: “Mario Draghi ha detto o la pace o il condizionatore. Avrebbe dovuto dire o la vittoria o il condizionatore: con la pace avremmo di nuovo il gas. Noi possiamo dire, credo su questo saremo d’accordo tutti, che in Ucraina per colpa dell’invasione russa stanno avvenendo crimini l’uno dopo l’altro, il modo migliore per fermarli è fermare la guerra, per fermare la guerra devi fare dei negoziati, per fare i negoziati ognuno deve rinunciare a qualcosa”.

Sembrano frasi da censura, da complottista, da alleato del nemico o da libero pensatore, tra l’altro con forte esperienza sul campo?

Questo è il risultato del pensiero unico che si sta affermando da noi da quando è cominciata l’emergenza pandemica e ora quella bellica.

Dobbiamo uscire dallo schema morale, religioso, “amico-nemico”, “buono-cattivo”. “bene-male”. Questo è il problema.