Belpietro: I “migliori” ci lasciano in mutande. Rischiamo di precipitare nel Medioevo

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«Cresce il pressing per mollare il gas russo nonostante gli scenari siano devastanti. E il ministro Roberto Cingolani sembra chiudere tutte le alternative. Il carbone? No. I rigassificatori? Neanche. Ma è la transizione ecologica o la distruzione nazionale? Qui finisce male», scrive Maurizio Belpietro nel suo editoriale su La Verità.

«Vi devo confessare che siamo nei guai. Non parlo del Covid e di quel ministro senza Speranza che da quasi tre anni si occupa, malamente, della nostra salute. Né mi riferisco ai suoi consiglieri, che riescono a essere più menagrami del titolare. Neppure sono preoccupato dalla guerra: quella ormai c’è e, grazie a politici e opinionisti lungimiranti che si dicono pronti a imbracciare le armi, non c’è verso di fermarla. No, il guaio che più mi impensierisce in questo momento è quello dell’energia. Fino all’altro ieri, cioè a prima che la Russia invadesse l’Ucraina, nessuno era preoccupato per il fatto che Mosca ci fornisse quasi la metà del metano di cui abbiamo bisogno. Anzi: quando Letta e Gentiloni baciavano la pantofola a Putin per ottenere più gas, tutti sembravano contenti, perché si faceva il pieno a prezzi convenienti», fa notare Belpietro.

«A causa di un conflitto che certo non abbiamo cercato, eccoci in prima linea a sostenere Volodymyr Zelensky, cioè uno di cui fino a tre mesi fa neppure conoscevamo l’esistenza. Ora siamo tutti ucraini e tutti anti russi, ma per esserlo davvero dovremmo staccarci dal tubo del gas che tiene in piedi la nostra economia. Tuttavia, rinunciare al metano dell’orso russo significa prepararsi a un inverno rigido, non tanto in casa, quanto nell’economia, perché senza i miliardi di metri cubi che alimentano la nostra industria, è destinata a crollare».

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«Nella scorsa settimana, di fronte all’insistenza con cui Zelensky ci invita a staccarci dalla canna del gas di PutinMario Draghi ha provato a stringere un accordo con l’Algeria, allo scopo di sostituire il metano siberiano con quello africano. Ma bene che vada riusciremo a rimpiazzare un terzo della produzione di qui a due anni, cioè quando la maggior parte delle città ucraine saranno rase al suolo. Nei prossimi giorni, il presidente del Consiglio andrà in missione anche in Angola e Congo, ma sempre bene che vada, alla fine dell’anno prossimo avremo due terzi di quel che ci serve. E il resto?»

«Qui dovrebbe intervenire la produzione nazionale, ovvero le trivelle in mezzo all’Adriatico, le centrali a carbone che dovremmo riattivare e i rigassificatori che dovremmo costruire. Sì dà però il caso che il ministro della Transizione ecologica, colui a cui i grillini affidarono il compito di inseguire il sogno di un mondo con zero emissioni, si sia messo di traverso. Roberto Cingolani non vuole sentir parlare di trivelle neppure in alto mare, al solo pensiero di bruciare carbone s’infiamma e così pure per quanto riguarda i rigassificatori, ovvero i depositi di metano che consentirebbero di stoccare grandi quantità di gas. Finché ci sarò io, avrebbe detto secondo un’indiscrezione della Stampa, non se ne fa nulla. In pratica, più che verso la transizione ecologica, Cingolani pensa di traghettarci verso l’era glaciale, cioè in direzione di un periodo in cui dovremo prendere atto che il riscaldamento domestico non è per tutti e che, come l’acqua corrente, la luce non è un diritto. Più che il ministro dell’innovazione energetica e del futuro, Cingolani ci pare il principe delle tenebre – si legge sulla Verità – perché dicendo no a tutto rischia di farci precipitare nel Medioevo, quando il calore era garantito dal camino e l’illuminazione dalla candela».

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Evidentemente siamo in tanti a pensare che l’attuale periodo storico è un nuovo Medioevo.

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