Sant’ Espedito di Melitene, martire

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Tra tutti i componenti del gruppo dei martiri di Melitene, venerati il 19 aprile insieme con Ermogene, Espedito solo ha goduto di un culto popolare assai diffuso, anche se soltanto a partire da un’epoca abbastanza recente. Siccome il Martirologio Geronimiano, dal quale dipendono tutti i martirologi che fino al Romano hanno trasmesso il nome di Espedito, indica solo il nome del martire, è assolutamente impossibile avere notizie precise sull’epoca della sua vita e sul suo martirio.

Anzi il Delehaye ha avanzato l’ipotesi che il nome di Espedito non sia altro che una lettura sbagliata di quello di Elpidio, altro martire del gruppo di Melitene, il cui nome ci è pervenuto sotto ben cinque forme diverse.

Del culto di Espedito si trova traccia in Sicilia dalla metà del sec. XVIII, specialmente a Messina e Acireale, dove nel 1781 il santo fu proclamato patrono secondario della città e veniva venerato come protettore dei mercanti e dei navigatori e, in modo più generale, era invocato per il celere disbrigo degli affari (negotiorum et expeditionum patronus). Un secondo centro di devozione particolare ad Espedito si trova nella Germania meridionale e sembra che all’origine le ragioni di tale venerazione fossero uguali a quelle di Sicilia.

L’iconografia del santo è molto suggestiva. Abitualmente rappresentato vestito da soldato romano Espedito tenta di scacciare un corvo, che grida cra cra, mentre il santo mostra un orologio che indica hodie. In raffigurazioni più tarde l’orologio viene sostituito dalla croce, che il santo tiene in mano. Dal non rimettere a domani ciò che si deve e si può fare oggi, Espedito è divenuto il santo nemico del domani, al quale ci si deve rivolgere per ottenere la concessione immediata, oggi stesso, di qualsiasi grazia chiesta. E non è inutile notare che questa opinione popolare, che sa di superstizione, è legata, almeno nel mondo latino, a un facile gioco verbale sul nome del santo.

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