L’analista Alessandro Politi spiega perché Svezia e Finlandia vogliono entrare nella Nato e avverte che il vero pericolo non è tanto la Russia quanto le tensioni tra Cina e Usa nel Pacifico

“Svedesi e finnici, prima di formalizzare una richiesta d’ingresso, come hanno detto i loro primi ministri, devono rifletterci fino a giugno”. L’analista Alessandro Politi, direttore della Nato Defense Foundation, l’unico centro di ricerca non governativo affiliato direttamente alla Nato, spiega che l’entrata di Svezia e Finlandia nel Patto Atlantico non sarà così imminente e, solo con l’arrivo dell’estate, si capirà quale sarà la formula migliore per una loro eventuale adesione.

Perché ieri l’Ucraina, oggi la Svezia e la Finlandia vogliono entrare nella Nato?

“L’Ucraina è stata invitata nel 2008, però poi per ovvie ragioni, si è capito che l’invito non avrebbe avuto alcun seguito perché c’erano dei problemi con la Russia. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Svezia e Finlandia, due Paesi che sono stati neutrali durante tutta la Guerra Fredda, hanno pensato che la neutralità non bastava. Tutti questi Paesi neutrali, inclusa la Serbia e la Svizzera, sono partner della Nato e, in quanto tali, non hanno la copertura dell’articolo 5”.

Le minacce della Russia nei loro confronti sono reali?

“I russi hanno detto con chiarezza a svedesi e finlandesi: ‘Fate le scelte che volete, ma ricordate che, se voi diventate membri della Nato, noi dobbiamo rinforzare le nostre difese ai confini che abbiamo con voi e nel mar Baltico’. In questo rafforzamento rientra anche un possibile schieramento di armi nucleari che prima non era contemplato. Si tratta di un gesto più politico che operativo perché i russi, già oggi, hanno armi nucleari per colpire Svezia e Finlandia. Trovo, perciò, improbabile che il conflitto si allarghi a quei Paesi anche perché la macchina militare russa sta uscendo male dall’avventura ucraina”.

Leggi anche:   Terminator dogs: robocani armati pattugliano i confini USA-Messico

Perché la Russia ha paura della Svezia e della Finlandia, due Paesi tipicamente pacifici?

“I russi non hanno problemi con questi due Paesi scandinavi di per sé, ma con la Nato. Ricordo che l’Alleanza Atlantica alla quale aderirebbero Svezia e Finlandia, per spesa e forza militare, è superiore alla Russia tranne che nelle armi nucleari. Non è più come al tempo della Guerra Fredda quando l’Urss e i Paesi del Patto di Varsavia avevano una forza convenzionale superiore a quella della Nato. Questo rapporto di forze, oggi, si è rovesciato”.

E, allora, riformulo: perché la Russia ha così paura della Nato, se i Paesi del Patto Atlantico non hanno mai attaccato direttamente il suolo russo?

“Questo è vero però Putin è un uomo cresciuto nel Kgb e vuole una fascia di Paesi neutrali dal Nord fino al Caucaso. Eppure c’è stato un tempo in cui Nato e Russia era partner per davvero, ma poi i rapporti si sono guastati”.

Si riferisce al Trattato di Pratica di Mare?

“Sì. Sarebbe servita una grande volontà politica per mantenere un partenarariato tra la Nato, in cui gli Stati Uniti sono l’azionista di maggioranza, e la Russia che ha ancora una forza nucleare rispettabile. Quando Putin ha visto una serie di Paesi ex sovietici entrare nella Nato, ha iniziato a nutrire sospetti su come sarebbe stato il futuro. Già nel 2007 Putin aveva avvertito che non avrebbe più accettato alcun allargamento a Est della Nato. Questo segnale non è stato colto nella sua interezza tant’è vero che nel 2008 c’è stata la guerra in Georgia e la cosiddetta “porta aperta” verso Tbilisi e Kiev”.

Leggi anche:   Russia accusata di dispiegare mercenari nel Donbass per “ragioni difensive”

Se, la fine dell’Urss sanciva la fine della Guerra Fredda, che bisogno aveva la Nato di espandere i suoi confini ad Est?

“È una bella domanda che mi sono posto anch’io, proprio in quegli anni, e la risposta mi venne data da un colonnello rumeno. Lui mi disse: ‘Lei non sa che cosa significa quando qualcuno non sta di sicuro da una certa parte. Non vogliamo stare in una zona grigia’. Col senno di poi, con quello che è successo in Ucraina, capisco questa risposta. C’è una differenza tra la perdita de facto di un decimo del Paese con una guerra ibrida, come è successo con Crimea e Donbass, e un’invasione vera e propria. Questo è ciò che ha spinto svedesi e finlandesi a porsi certe domande. L’eredità del comunismo, in questo caso, le assicuro, non c’entra nulla, c’entra il nazionalismo”.

Ma, quindi, Putin non vuole ricostituire l’Urss?

“No, l’ideologia è solo una sovrastruttura. L’Unione Sovietica poteva anche essere democratica, ma la verità è che era una potenza concorrente. Putin non vuole restaurare l’Urss, ha una mentalità da nazionalista russo e gli interessa solo ricostruire una Russia forte e potente. La guerra è stata un grosso errore per lui e l’ha già persa perché non è riuscito a rovesciare il governo ucraino”.

Non vi sarà, dunque, nessun ritorno della Guerra Fredda?

“Io non ho paura del ritorno della Guerra Fredda, ma temo che, se questa situazione non si chiude e se gli Stati Uniti e la Cina non negoziano seriamente, noi rischiamo una nuova guerra mondiale per il Pacifico. L’Ucraina è solo un dettaglio, mentre il Pacifico è vitale sia per gli Stati Uniti sia per la Cina. In Europa c’è un detonatore, ma sul Pacifico ci sono le cariche esplosive principali tant’è vero che è lì nella Seconda Guerra Mondiale che gli americani hanno sganciato le bombe atomiche e non in Europa”.

Leggi anche:   Il “fronte di Kaliningrad” e il rischio di coinvolgimento della NATO nel conflitto