Beata Maria Elisabeth Hesselblad

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Svedese, di famiglia luterana, Maria Elisabetta si adopera tutta la vita per la ricongiunzione tra le Chiese, specie dopo la conversione al cattolicesimo, e nell’opera di rifondazione dell’Ordine delle suore di Santa Brigida che riesce a riportare in Svezia. Muore nel 1957; è canonizzata nel 2016.

Elisabetta nasce a Faglavik, in Svezia, nel 1870, in una famiglia in cui la fede luterana è realtà concreta, vissuta quotidianamente. Fin dalle scuole elementari, acuta osservatrice com’è, vede i suoi compagni di classe professare le fedi cristiane più diverse e si rende conto che non è così che dev’essere; inizia quindi a modo suo a mettersi alla ricerca dell’unica Verità.

“L’unico ovile”

Come emergerà dai suoi scritti autobiografici, in tenera età Elisabetta resta colpita da una frase letta nel Nuovo Testamento in cui si parla di un unico ovile al quale il Signore, Buon Pastore, ricondurrà tutti. Passeggiando nella natura sconfinata e potente del suo Paese, inizia a chiedersi quale sia questo unico ovile, ma invece di rimanere sconfortata di fronte a tutte quelle domande senza risposta, riceve in dono da Dio un gran calore e una grande forza. Sente anche una voce, che le fa una promessa: un giorno scoprirà qual è quest’unico ovile. A sentire il Signore così vicino, Elisabetta si rasserena.

A New York come infermiera

A 18 anni Elisabetta decide di emigrare a New York per aiutare economicamente la sua famiglia. Inizia dunque a lavorare come infermiera presso il Roosevelt Hospital e il contatto quotidiano con la sofferenza e la malattia la toccano profondamente. Risale a questo periodo un episodio raccontato in una sua biografia che mostra quanto la futura Santa fosse toccata dalla grazia. Una notte, per un disguido, resta chiusa nella camera mortuaria dell’ospedale, così decide di passare il tempo pregando accanto a ognuna delle salme. Inginocchiata accanto a quella di uomo, però, le pare di avvertire come un respiro, seppur flebile. Sulla sua cartella c’è scritto che è morto per un attacco cardiaco, ma Elisabetta quel respiro lo sente, sempre più forte e chiaro. Da brava infermiera sa che quel corpo in bilico tra la vita e la morte ha bisogno di calore per essere riportato alla vita, così gli mette addosso i suoi abiti. La troveranno così, il giorno dopo, a pregare accanto a un giovane tornato a vivere.

Leggi anche:   1992 - Nasce il TG5, il telegiornale di Canale 5

Il ritorno in Europa da cattolica

Negli Usa, Elisabetta ha come padre spirituale il gesuita Johann Hagen: è grazie a lui che abbraccia definitivamente la fede cattolica facendosi battezzare nel giorno della Festa dell’Assunta del 1902. In Europa tornerà, quindi, da cattolica, prima dalla famiglia in Svezia, poi a Roma, nella casa che era stata di Santa Brigida e che ora è occupata dalle Carmelitane. Qui, con uno speciale permesso di Papa Pio X, veste l’abito brigidino e approfondisce la spiritualità di questo Istituto originario della sua terra natale. Capisce, dunque, che è questa la sua vocazione: la rifondazione dell’Ordine in risposta alle istanze dei tempi, ma anche in fedeltà alla tradizione dell’indole contemplativa e della celebrazione solenne della liturgia. Siamo nel 1911.

La rifondazione dell’ordine brigidino

D’ora in poi Elisabetta, che ha aggiunto al suo nome quello della Madonna, lavora per riportare l’Ordine di Santa Brigida in Svezia; ci riuscirà nel 1923 a Djursholm, e finalmente a Vadstena nel 1935. La sua è una vita di carità operosa verso tutti, specie i bisognosi e i più deboli: durante la Seconda Guerra Mondiale, assieme alle sue consorelle darà rifugio a molti ebrei perseguitati, trasformando la sua casa in un luogo di distribuzione di cibo e vestiario per chi non ha niente. Stanca nel fisico, ma non nell’animo, Maria Elisabetta si spegne a Roma nel 1957. Proprio qui viene beatificata durante il Grande Giubileo del Duemila e canonizzata da Papa Francesco nel 2016.

Questa bellissima preghiera scritta di suo pugno, Maria Elisabetta l’ha consegnata alla nonna prima di ritornare negli Stati Uniti nel 1903:

“Ti adoro, grande prodigio del cielo,
che mi dai cibo spirituale in abito terreno!
Tu mi consoli nei miei momenti bui.
Quando ogni altra speranza per me è spenta!
Al Cuore di Gesù presso la balaustra dell’altare
Eternamente in amore sarò legata”.

Questo post ti è piaciuto? Condividilo:

Lascia un commento