Mentre i telegiornali di regime propalavano la menzogna delle feste opulente, la “Pasqua della ripartenza”, il sovrano Draghi concedeva una autointervista al Corriere della Sera in cui dice: “Se capitasse un’altra pandemia siamo pronti”. Che, tradotto, si potrebbe leggere come segue: “non vedo l’ora che arrivi un’altra pandemia così rifaccio tutto da capo ma questa volta cattivo”. Tutto da capo, cioè lo sfascio di un Paese. Draghi, preda delle allucinazioni di potere, si vanta: “La campagna vaccinale è stata un pieno successo e ha impedito 140 mila morti”. Discutibile: resterebbe da capire quali e quanti caduti sul campo abbia causato la strategia governativa; a Draghi si potrebbe rispondere con una domanda: quanti cadaveri ha provocato la sciagurata scelta della tachipirina e vigile attesa, del boicottaggio delle cure tempestive, della paralisi della sanità di base, dei protocolli che non c’erano, dei dispositivi difettosi e quindi micidiali, delle assurde zone a colori, dei lasciapassare eversivi e inutili, delle mascherine-feticcio, della corruzione sistematica nel sistema? Gli si potrebbe anche obiettare che l’Italia è l’ultimo Paese in paranoia, ha già perso due anni, 500 mila attività e con la disastrosa politica dello struzzo e delle ruberie rinnovabili in seno alla Ue, il peggio deve ancora venire, alla luce di una invasione che non accenna a fermarsi.

Ma certe domande volano nel vento, il potere non si degna di rispondere. Draghi andava rimosso a suo tempo, ma Mattarella lo ha tenuto a bagno, lo ha illuso per il Quirinale e ha diretto un disegno egemonico che consisteva nella tetraggine più tetragona: chiudere tutto, proibire, vietare, fino a conseguenze inimmaginabili e irreversibili. Perché non chiedono, per dire, a un insegnante come vive da due anni, quali conseguenze abbia avuto la road map di regime su di lui, sui colleghi, sugli alunni, tutti prede di alienazione patologica? Perché non si pongono la questione dei reali effetti sul Paese della perdita di credibilità di una informazione piegata in propaganda? Della divisione dei cittadini, della loro diffidenza incrociata che scade in odio reciproco?

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Ovviamente non sono questioni che il Corriere si sente di considerare: alle sparate del leggendario supertecnico il giornale non oppone un fiato, l’ombra di una replica. La libera informazione si considera libera di ossequiare chi la controlla. Draghi, quello che ha imposto il Green Pass “perché dà la garanzia di trovarsi tra persone non contagiate, in quanto ti contagi, ti ammali, muori”, nell’uovo di Pasqua ha trovato la variante Omicron. Però asintomatico, come l’efficacia del suo Esecutivo. Ma con devastanti effetti collaterali. Ti vaccini, ti contagi, non vai in Angola. Ci vada Di Maio, che la cerca in Cina. Il nostro banchiere è convinto più che mai di essere infallibile e se arriva a ipotizzare l’eterno stato concentrazionario, da una pandemia all’altra, è perché sa che gli schiavi non reagiranno mai. Ci sono metropoli, come a Roma, dove dopo i cinghiali se gli dai i cannibali di strada, si prendono anche quelli: nessuna forza, nessuna voglia di reagire, in provincia magari il Green Pass non te lo chiedono più, la mascherina se non la porti fingono di non vedere, occhiate furtive e, se entrando dici “scusa, ma mi sono rotto i coglioni”, il bottegaio o il ristoratore quasi ti getta le braccia al collo. A Roma, ministeriale, burocratica, parassitaria, piddina, regna il conformismo dei fatalisti.

Ma a Draghi non basta e quello che lascia temere è l’effetto Shanghai, 26 milioni, la metà della popolazione italiana, praticamente deportati: lì la dittatura si è letteralmente scatenata con purghe e violenze che ricordano il balzo culturale di Mao, all’insegna della strategia delirante “Covid Zero”, che vuol dire azzerare il morbo per azzeramento della popolazione. Molto saggio, molto lungimirante. Il risultato è che i cittadini, caso inaudito, hanno preso a ribellarsi sapendo che non hanno più niente da perdere. Ma il modello Shanghai piace molto anche qui, la Via della Seta è lastricata di pessime intenzioni e di ottimi affari. Nell’incapacità generale, abbiamo ancora ministri come Speranza, consigliori come Ricciardi che sognano nuovi lockdown insieme alla cosca dei viropagliacci che anche loro non vogliono perdere le sovvenzioni garantite da una sovraesposizione.

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È chiaro a tutti ormai che il Green Pass giustifica se stesso, che il coprifuoco serve esclusivamente a tenere prigioniero un Paese, che qualsiasi attività politica va sospesa almeno fino alle elezioni del 2023, quando la destra, secondo previsioni, dovrebbe liquefarsi e la sinistra avrà campo libero anche perdendo voti. Ma non ha torto chi osserva che destra e sinistra ormai non esistono più o, più esattamente, non ha senso distinguerle. Non per il qualunquismo da tastiera del “sono tutti uguali”, ma perché tutti uguali nel potere, dentro a un potere che non hanno motivo di sabotare. Dove sarebbe, tranne qualche fiammata effimera, l’opposizione? In questo senso, Draghi è perfetto per garantire, se occorre, la paralisi a vita nella comprensione di Mattarella, anche se i rapporti fra i due si sono incrinati. Non al punto però da rinunciare al controllo ferreo e deleterio per il Paese: la pandemia, dicono i propagandisti dello status quo, non c’è più ma non passa mai, non deve passare e c’è chi delira: le mascherine vanno mantenute, devono diventare i nuovi occhiali da sole, un gadget di moda, un luminare ha perfino detto che, per lui, il Green Pass andrebbe mantenuto perché ci si è affezionato. Difatti non lo aboliscono, lo congelano semplicemente, poi chi vivrà vedrà.

Unico caso al mondo, ma esperimento sociale doveva essere e lo è stato. Di ispirazione pechinese? Del Grande Reset occidentale? Intanto, per non sbagliare, i telegiornali di regime hanno già cominciato a colpevolizzare la cittadinanza che davanti alla quarta dose, e già si parla della quinta, non pare così convinta: se non vi piegate, dopo non lamentatevi del nuovo coprifuoco. Pare che Draghi stia cercando di sfilarsi dai disastri, regolarmente fatti in casa, fuggendo a dirigere la Nato, nientemeno. Fantapolitica, forse, ma dato l’uomo, tutto quel che se ne può pensare è vero o almeno altamente probabile.

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