Shanghai va oltre il lockdown: cinesi murati in casa o sfollati dal regime

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Il lockdown in città non basta più: interi distretti chiusi con recinzioni, allarmi installati alle porte perché non vengano aperte, migliaia di persone trasferite a forza in altre province. «Il governo ci tratta come criminali»

Dopo averli chiusi in casa per un mese, ora il Partito comunista cinese sfolla gli abitanti dei quartieri di Shanghai dove la diffusione del Covid non accenna a regredire. Xi Jinping ha infatti trasformato la lotta al Covid in una guerra, dove le vittime sono tutte civili. Il trasferimento forzato degli abitanti in altre province è l’ultimo disperato tentativo del governo di tenere a bada la pandemia con la fallimentare strategia “zero Covid”, che prevede l’eliminazione totale del virus attraverso lockdown e tamponi di massa.

Abitanti murati in casa a Shanghai

Così, mentre ad alcuni dei 28,5 milioni di abitanti di Shanghai è stato permesso di uscire di casa, senza però potersi allontanare dal quartiere definito “sicuro”, per altri il lockdown è stato addirittura rafforzato, nonostante non abbia procurato alcun effetto benefico, esasperando la popolazione oltre ogni limite. Per impedire che i residenti escano di casa, sono stati installati alle porte allarmi che suonano non appena viene scostato l’uscio delle abitazioni, con l’immediato intervento della polizia. Da venerdì, inoltre, tutti gli abitanti devono effettuare un tampone al giorno.

Un’altra novità è l’evacuazione di interi quartieri affinché il personale sanitario possa entrare nelle case dei cittadini (sani) e sanificarle. Una nota pubblicata dal Partito comunista di Shanghai ha ordinato lo sgombero dei mille abitanti di Beicai, sottolineando che soltanto le persone risultate negative al tampone avrebbero dovuto abbandonare le case.

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I sani sfollati in altre province

Gli sfollati sono stati portati in centri per la quarantena, hotel adibiti all’isolamento oppure ospedali. Un uomo di 30 anni, Zhang Chen, si è sfogato così sui social: «La mia famiglia è stata trasferita in un centro per la quarantena sporco, polveroso, senza docce, con pochi bagni e dove il cibo è insufficiente. Siamo pazienti, non criminali. Ma qui ci trattano come criminali che devono soffrire».

La stessa misura è stata applicata ai residenti di Pingwang, molti dei quali sono stati portati nella vicina provincia del Zhejiang per un tempo indefinito. Le indicazioni fornite ai residenti spiegano di portare con sé soltanto il necessario, lasciando le porte di casa e degli armadi aperte. Chi ha animali deve lasciarli indietro: il Partito ha assicurato che si prenderà cura di loro.

Inoltre, nel disperato tentativo di isolare i negativi dai positivi, molti distretti sono stati fisicamente chiusi e separati dagli altri. Giovedì sono apparse nottetempo delle recinzioni per sigillare Putuo, Minhang, Jiading, Changning, Huangpu, Xuhui e molti altri.

Vivere per lavorare

Secondo alcuni residenti le misure aggiuntive al lockdown sono state prese in occasione della visita in città del vicepremier Sun Chunlan, al quale le autorità locali hanno promesso di «eliminare il virus».

Intanto, per limitare l’impatto economico delle restrizioni, il Partito comunista ha permesso a 666 società di ricominciare a produrre: i loro dipendenti dovranno però dormire in fabbrica. Quando si dice vivere per lavorare.

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