1937 – Roma, inaugurazione di Cinecittà

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Gli Studi di Cinecittà sono un complesso di studi cinematografici di Roma e i più grandi d’Europa.

A Cinecittà hanno lavorato molti registi e attori italiani famosi come Federico FelliniEttore ScolaSergio LeoneLuchino ViscontiAnna MagnaniAlberto SordiVittorio De SicaSophia LorenGina LollobrigidaClaudia CardinalePier Paolo Pasolini ma anche registi e attori stranieri, tra i quali Martin Scorsese e Francis Ford Coppola.

Negli studi sono stati girati circa 3000 film, 90 dei quali hanno ricevuto una candidatura all’Oscar, vinta da 51 pellicole.

Nel luglio 2017 gli Studi di Cinecittà sono ritornati sotto il controllo pubblico gestiti e coordinati da Istituto Luce Cinecittàazienda pubblica, totalmente partecipata dal Ministero dell’economia e delle finanze, che ne cura l’ampliamento e la valorizzazione.

Storia

Antefatto

Dopo una serie di pregevoli lungometraggi che nei primi due decenni del Novecento avevano fatto conoscere la cinematografia italiana nel mondo (primo fra tutti Cabiria di Giovanni Pastrone rimasto in cartellone a New York per dieci mesi), negli anni venti l’industria cinematografica italiana entrò in crisi venendo messa in ombra sia dalla cinematografia americana che da quella tedesca contemporanea.

Nel 1931 Benito Mussolini, che sosteneva fortemente l’importanza del cinema, varò una legge volta a penalizzare le importazioni per stimolare la produzione nazionale. Nel 1934 Luigi Freddi, amico di Galeazzo Ciano e perciò ben introdotto presso Mussolini, venne incaricato di gestire la Direzione generale della cinematografia, finalizzata sia alla promozione che al controllo della produzione cinematografica italiana. Freddi, che in occasione di un viaggio negli Stati Uniti d’America aveva conosciuto David Griffith e si era appassionato agli aspetti produttivi della cinematografia statunitense, si impegnò nella promozione del cinema nazionale supportando la ricerca di capitali e sostenne le grandi produzioni di quegli anni, tra cui Scipione l’Africano di Carmine Gallone e Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini.

Nel 1939 la produzione cinematografica nazionale venne supportata con una nuova legge (la cosiddetta “Legge Alfieri”), che concedeva robusti finanziamenti alle produzioni nazionali, sempre nell’ambito di promuovere la produzione italiana a discapito di quella straniera.

La nascita

Nel 1935 un vasto incendio distrusse gli studi cinematografici della società Cines, situati vicino alla Basilica di San Giovanni, e nello stesso anno la società venne acquistata dalla SAISC (Società Anonima Italiana Stabilimenti Cinematografici) di Carlo Roncoroni.

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Nel 1936 Roncoroni acquistò ben 600 000 mq lungo la via Tuscolana. I lavori ebbero inizio il 30 gennaio 1936 con la posa della prima pietra e dopo soli quindici mesi, il 28 aprile 1937, Mussolini e Giacomo Paulucci di Calboli inaugurarono Cinecittà, un complesso composto da 73 edifici, tra cui 21 teatri di posa, centrali elettriche, uffici della direzione su progetto dell’architetto Gino Peressutti.

Per l’edificazione dei nuovi stabilimenti si utilizzarono operai della vecchia Cines, che poi rimasero nelle squadre di scena, nonché tecnici e ingegneri (che diedero origine al primo film sonoro italiano La canzone dell’amore, di Gennaro Righelli) che fecero scuola a Cinecittà insieme ai grandi direttori della fotografia, sempre provenienti dalla Cines.

Per raggiungere gli stabilimenti c’era solo la via Tuscolana, al tempo molto stretta, e i dipendenti andavano a piedi o in bicicletta, ma nel dopoguerra fu istituita una linea di autobus che fermava davanti agli studi, come si può vedere da una scena del film Bellissima. Negli anni cinquanta fu costruita una linea di tram della STEFER che si distaccava dalla tranvia dei Castelli Romani e portava fino a Piazzale di Cinecittà. Successivamente nel febbraio 1980 ci fu l’inaugurazione della Linea A della metropolitana di Roma che prevedeva una fermata proprio davanti allo stabilimento (Cinecittà).

Alla testa di Cinecittà, fin dalla sua fondazione, ci fu proprio Carlo Roncoroni (amico personale di Luigi Freddi) fino al giorno della sua morte nel 1938.

Dopo la morte di Roncoroni, Cinecittà, in deficit di bilancio, venne rilevata dallo Stato.

La Seconda Guerra Mondiale e l’epurazione

Durante la guerra, nonostante danni e occupazioni, la produzione continuò fino al 1943, quando con l’armistizio di Cassibile e con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, il cinema fascista si trasferì a Venezia nei padiglioni della Biennale e nel Cinevillaggio. Sempre nel 1943 avvenne il grande licenziamento dei 1 200 dipendenti. Negli ultimi due anni di guerra, gli stabilimenti di Cinecittà vennero occupati dai nazisti che li utilizzarono come campo di concentramento per i civili rastrellati nei dintorni di Roma (da ricordare il rastrellamento del Quadraro, che nella notte del 17 aprile 1944 vide rastrellati circa mille uomini, portati prima a Cinecittà e poi deportati in Germania).

Con la liberazione di Roma, nel 1944, Luigi Freddi si dimette da direttore di Cinecittà e l’esercito tedesco, battendo in ritirata, razziò lo stabilimento portando via gran parte delle attrezzature tecniche, macchine da presa, proiettori, impianti sonori e pellicole. In seguito gli stabilimenti furono requisiti dalle forze alleate che li adibirono a ricovero per gli sfollati che avevano perso la casa a causa dei bombardamenti. Per sopravvivere al freddo gli sfollati bruciarono gran parte dei documenti d’archivio, provocando una grave perdita dal punto di vista storico.

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Il 31 luglio 1944 si costituì la Commissione di epurazione delle categorie registi, aiuto registi e sceneggiatori del cinema (composta anche da alcuni di quei giovani registi che erano stati esclusi dal lavoro per non aver aderito al fascismo) i cui membri furono: Alfredo GuariniUmberto BarbaroMario CameriniMario ChiariMario Soldati e Luchino Visconti. Furono processati coloro che erano maggiormente compromessi con il passato regime o erano noti per avere diretto film di propaganda, tra cui si ricordano Goffredo AlessandriniCarmine Gallone e Augusto Genina, allontanati dalle scene per sei mesi.

Il Dopoguerra: Hollywood sul Tevere

Dopo la guerra l’attività di produzione riprese molto lentamente e solo nel 1947 venne girato nei suoi studi il primo film del dopoguerra: Cuore di Duilio Coletti.

Nel 1948 arrivò il primo film americano, Il principe delle volpi della 20th Century Fox e successivamente negli anni cinquanta avvenne l’esplosione di Cinecittà, anche grazie all’allora sottosegretario dell’Industria e del Commercio Giulio Andreotti, con le produzioni americane: nel 1951 venne girato Quo vadis di Mervyn LeRoy e nel 1959 Ben Hur di William Wyler, tutti film del genere peplum e soprannominati “sandaloni” dalla manovalanza locale. Tale boom ebbe origine dalla competitività economica degli studi romani, ribattezzati popolarmente “Hollywood sul Tevere”, complice anche un’apposita legge che non consentiva ai produttori stranieri di esportare i guadagni realizzati in Italia, obbligandoli di fatto a reinvestire in loco.

Cinecittà divenne in quegli anni un mitico Eldorado sognato dalle concorrenti per Miss Italia, questo fenomeno venne rappresentato in Bellissima di Luchino Visconti e in Roma di Federico Fellini.

L’industria cinematografica ebbe in quegli anni una discreta rilevanza economica per la città, generando un ampio indotto legato sia alle produzioni che alla commercializzazione dei film.

Dalla fine degli anni sessanta, con la crescita della televisione, la fine delle produzioni colossal di carattere storico e la parallela crisi dell’industria cinematografica italiana, Cinecittà perse gradualmente il primato tecnico e produttivo che aveva avuto.

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Storia recente

Nel 1978 l’Istituto Luce a Piazza Cinecittà venne ceduto al Comune di Roma e adibito a sede amministrativa dell’allora X Circoscrizione (oggi Municipio VII).

Nel 1982 divenne presidente di Cinecittà Antonio Manca, che successivamente sarà a capo dell’Istituto Luce ricoprendo il ruolo di direttore generale dal 1985 al 1990.

Un anno dopo, a ridosso del Centro sperimentale di cinematografia, dei capannoni adibiti a magazzino vennero devastati da un incendio, per il quale i Vigili del Fuoco lavorarono più di 24 ore. Andarono in fumo un numero imprecisato di costumi e di materiale di scena, un patrimonio storico e artistico insostituibile.

Negli ultimi anni i teatri di Cinecittà hanno ospitato i set di alcune grosse produzioni americane come Black Stallion di Carroll Ballard (1977), Il padrino – Parte III di Francis Ford Coppola (1990), Daylight – Trappola nel tunnel di Rob Cohen (1996), Il paziente inglese di Anthony Minghella (1996), Gangs of New York di Martin ScorseseLe avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes AndersonLa passione di Cristo di Mel Gibson e la serie televisiva Rome (2005-2007). Le scenografie di Rome vennero danneggiate da un incendio divampato nell’agosto 2007. Nel 2008 Cinecittà è stata messa a disposizione per le riprese del secondo episodio della 30ª stagione della serie di fantascienza britannica Doctor Who, ambientato nell’epoca di Pompei.

Nel complesso, protetta e poco in mostra, dal 2000 era presente la “casa”, dove fin dalla prima edizione, vennero “rinchiusi” i concorrenti dell’edizione italiana del reality show Grande Fratello, poi distrutta da un incendio nella notte tra il 13 e 14 dicembre 2013 e successivamente ricostruita per la nuova stagione del format televisivo.

Nel 2015 gli studi ospitano tra le altre due grandi produzioni internazionali per il remake di Ben-Hur e Zoolander 2, raggiungendo il record di fatturato ed il ritorno all’utile dopo le imposte.

Nel 2018 una parte del set della serie Rome è stata ulteriormente danneggiata da un nuovo incendio.

Nel dicembre 2019, presso gli studi è stato aperto il Museo italiano dell’audiovisivo e del cinema.

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