2011 – I Navy SEAL statunitensi scovano e uccidono il terrorista saudita Osama bin Laden

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La morte di Osama bin Laden avvenne il 2 maggio 2011 nel corso della cosiddetta Operation Neptune Spear, un’azione militare condotta dai Navy SEAL nell’ambito della guerra al terrorismo.

L’operazione è erroneamente nota anche come Operazione Geronimo o ancora Abbottabad Operation per la stampa pakistana.

Tale operazione, preceduta da vasti preparativi di intelligence, è culminata il 2 maggio 2011, quando è stato annunciato al mondo che forze speciali USA, nei pressi di Abbottabad (Pakistan), avevano ucciso il cosiddetto “sceicco del terrore”. Autorizzata dal presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, l’iniziativa è stata materialmente realizzata da componenti del Navy SEAL inquadrati nell’United States Naval Special Warfare Development Group (comunemente conosciuto anche come DEVGRU o SEAL Team Six (ST6), suo vecchio nome) e da agenti della Special Activities Division della CIA. La direzione tattica era stata affidata al Joint Special Operations Command, in coordinazione con agenti della CIA. L’incursione prese le mosse da una località afgana di confine.

La morte di Bin Laden venne accolta favorevolmente dall’opinione pubblica americana, e salutata da Ban Ki-moonSegretario generale delle Nazioni Unite, NATOUnione europea, e un gran numero di paesi come un positivo e rilevante punto di svolta della sicurezza globale e della lotta al terrorismo. In controtendenza, Ismāʿīl Haniyeh, capo di Hamās nella Striscia di Gaza, ebbe a dichiarare: “Condanniamo l’assassinio di un combattente arabo e musulmano”.

Il governo pakistano fu criticato per non aver rilevato che il pericoloso terrorista abitava indisturbato in un vistoso complesso edilizio in una delle principali città del paese, prossima all’accademia militare più importante e a cinquanta chilometri dalla capitale Islamabad. Le autorità locali negarono di aver saputo di ospitare bin Laden, e respinsero fermamente le insinuazioni di una loro complicità con il ricercato.

Localizzazione di Bin Laden

Special Activities Division
La Special Activities Division (SAD) è una divisione del National Clandestine Service (CIA) preposta alle covert operations e alle black operations oltre che ad altre “attività speciali” che comprendono azioni politiche occulte e operazioni speciali paramilitari.

Nella SAD coesistono due distinti gruppi, uno per le operazioni paramilitari e un altro per quelle politiche. Pertanto, il Political Action Group si occupa delle azioni clandestine collegate all’influenza politica, guerra psicologica e guerra economica. Analogamente, lo Special Operations Group (SOG) è incaricato delle operazioni paramilitari. Esse annoverano la raccolta di intelligence in paesi e zone ostili, e tutte le operazioni militari o di intelligence, concernenti gravi minacce alla sicurezza nazionale, con cui il governo degli Stati Uniti non desidera essere palesemente associato.

Identità del suo corriere

L’identificazione di corrieri di al-Qāʿida fu immediatamente una priorità per gli investigatori della CIA nei black sites e nel campo di prigionia di Guantánamo, perché era opinione diffusa che Bin Laden occultasse i propri legami con i seguaci di ogni livello facendo elettivamente ricorso, per l’appunto, a corrieri.

Dal 2002 negli interrogatori erano emerse voci non verificabili circa un corriere di al-Qāʿida dal nome di battaglia Abu Ahmad al-Kuwayti (talora indicato anche come shaykh Abū Ahmed, del Kuwait). Nel 2003, Khalid Shaykh Muhammad, supposto capo delle operazioni di al-Qāʿida, rivelò sotto interrogatorio di conoscere al-Kuwayti, ma smentendo che egli fosse attivo in al-Qāʿida.

Nel 2004, un prigioniero di nome Hassan Ghul, riferì a chi lo interrogava che al-Kuwayti era vicino a Bin Laden, oltre che a Khalid Shaykh Muhammad e al successore di quest’ultimo, Abu Faraj al-Libi. Ghul rammentò altresì che al-Kuwayti non si era visto in alcune circostanze, il che fece sorgere nelle autorità americane il sospetto che stesse viaggiando con Bin Laden. Posto a confronto con la versione di Ghul, Khalid Shaykh Muhammad ribadì comunque la propria (benché i due racconti, all’evidenza, fossero vicendevolmente incompatibili). Abu Faraj al-Libi fu catturato nel 2005 e trasferito a Guantánamo il settembre dell’anno successivo. Confessò agli inquisitori CIA che il corriere di Bin Laden era un uomo chiamato Maulawi ʿAbd al-Khaliq Jan e negò di conoscere al-Kuwayti. Proprio poiché tanto Muhammad quanto al-Libi avevano sminuito l’importanza di al-Kuwayti, i vertici USA ipotizzarono che egli facesse parte della cerchia più ristretta di Bin Laden.

Nel 2007 gli investigatori appresero il vero nome di al-Kuwayti, ma in seguito non rivelarono tale conoscenza, né il modo in cui l’avessero ottenuta. Dato che il nome di Maulawi ʿAbd al-Khāliq compare nell’esame del detenuto di JTF-GTMO (Joint Task Force Guantanamo) relativo ad Abū Faraj al-Lībī diffuso da WikiLeaks il 24 aprile 2011, si suppose che l’assalto USA al complesso di Abbottabad fosse stato anticipato per motivi precauzionali. La CIA non trovò mai qualcuno che si chiamasse Maulawi Jan, e concluse che al-Lībī se lo fosse inventato.

Un’intercettazione del 2010 nei confronti di un altro sospetto catturò una conversazione con al-Kuwayti. La CIA localizzò al-Kuwayti nell’agosto 2010, e lo sorvegliò per farsi condurre all’ormai noto complesso residenziale di Abbottabad. Il corriere e un suo parente (fratello o cugino) furono uccisi nell’agguato del 2 maggio 2011. Successivamente alcune persone del luogo riconobbero gli uomini come due pashtun chiamati Arshad e Tareq Khan. Arshad Khan era in possesso di una vecchia carta d’identità pakistana non informatizzata, che attestava la sua provenienza da Khat Kuruna, un villaggio presso Charsadda, Pakistan nord occidentale. Le autorità pakistane non hanno trovato alcun riscontro di un Arshad Khan in quell’area, e sospettano che gli uomini vivessero con false generalità.

Il complesso di Bin Laden

La CIA usò foto da sistemi di sorveglianza (satelliti e aerei spia) e rapporti dell’intelligence per determinare le identità di chi abitava il complesso di Abbottābād cui era diretto il corriere. Nel settembre 2010, la CIA concluse che il complesso era costruito specificamente per nascondere qualcuno di importante, molto probabilmente Bin Laden. Le autorità azzardarono che ci vivesse con la sua moglie più giovane.

Analizzando le mappe di Google Earth risulta che il complesso fosse assente nel 2001 ma al contrario esistesse nelle immagini acquisite nel 2005. Costruito nel 2004, il complesso di tre piani fuori terra sorge al termine di una strada stretta e polverosa, 4 km a nord-est del centro di Abbottabad. Abbottābād dista circa 160 km dal confine afghano, sul lato estremo orientale del Pakistan (circa 32 km dall’India). Il complesso si trova ad 1,3 km a sud ovest della Pakistan Military Academy (PMA), un’illustre accademia militare che è stata paragonata a West Point in America e a Sandhurst nel Regno Unito. Piazzato su un lotto di terreno otto volte più grande di quello delle case circostanti, è circondato da un solido muro alto da 3,7 a 5,5 m coronato da filo spinato. La costruzione prevede due cancelli di sicurezza, e la terrazza all’ultimo piano — contro gli sguardi indiscreti — è munita di un muro che quota 2,1 m; quanto basta per celare bin Laden, alto 1,93 m.

Al tempo del colpo di mano, il fabbricato non aveva connessione internet né telefonica, e le persone che lo abitavano bruciavano i propri rifiuti, a differenza di quanto praticato dal vicinato, che esponeva la spazzatura in attesa del servizio di raccolta. La gente del posto lo chiamava l’Haveli del Waziristan, perché si credeva che il proprietario fosse appunto del Waziristan.

Raccolta di informazioni

La raccolta di informazioni e la sorveglianza sul complesso fu condotta dalla “CIA, [che] guidò l’operazione, e dalla National Security Agency, vi ebbero importanti ruoli la National Geospatial-Intelligence Agency (NGA), l’ODNI [Office of the Director of National Intelligence] e il Defense Department.” Secondo il Washington Post, “lo sforzo per la raccolta d’informazioni fu talmente ampio e dispendioso che la CIA andò al Congresso nel dicembre 2010 per rassicurare quell’organo sul fatto che per finanziarlo sarebbero state riallocate decine di milioni di dollari in seno a svariati bilanci dell’agenzia, a detta di autorità USA.“

La CIA costituì un covo operativo ad Abbottabad, consentendo a una squadra di osservare il complesso per diversi mesi. Tale squadra utilizzò informatori e altre tecniche per raccogliere dati sull’obiettivo teorico dell’attacco. Il covo CIA fu abbandonato immediatamente dopo la morte del ricercato. La National Geospatial-Intelligence Agency cooperò con il Joint Special Operations Command nella creazione di simulatori di missione per i piloti e analizzò i dati rilevati dagli aeromobili a pilotaggio remoto RQ-170 prima, durante e dopo l’incursione sul complesso. La NGA creò anche un modello tridimensionale della casa, e appurò il numero, la statura e il genere di chi viveva nel complesso.

Anche la conformazione del fabbricato può aver contribuito al successo dell’indagine. Un ex dirigente CIA interessato alla caccia all’uomo ha riferito a The Washington Post: “Il sito era di tre piani fuori terra, e si poteva osservare da un sacco di angolazioni.”

La CIA usò un procedimento chiamato “red teaming sulle informazioni raccolte per rivedere indipendentemente le prove circostanziali e i dati disponibili sulla loro ipotesi che bin Laden si nascondesse nel complesso di Abbottabad. Un esponente dell’amministrazione disse: “Abbiamo fatto esercitazioni con la red team e altre forme di analisi per verificare il nostro lavoro. Nessun altro candidato [occupante] era credibile quanto bin Laden.“ Questo era necessario perché “Malgrado ciò che le autorità hanno descritto come uno sforzo di raccolta straordinariamente concentrato quale preludio all’operazione, nessuna agenzia di intelligence americana era stata in grado di scattare una foto di bin Laden nel complesso prima del raid, o neppure di registrare la voce del misterioso uomo la cui famiglia occupava i due piani alti della struttura.”

Tecniche avanzate di interrogatorio

Gli inquisitori militari che conoscono le fonti delle informazioni negano che l'”interrogatorio avanzato” sia stato decisivo per scovare ed eliminare Osama bin Laden. Un gruppo di costoro, in particolare – in contrasto con la pretesa di Rumsfeld (Segretario alla Difesa nell’amministrazione Bush) che l'”interrogatorio avanzato” avesse ottenuto la pista per incastrare bin Laden – asserirono che l’informazione chiave, un soprannome del corriere, non fosse trapelata “durante la tortura, ma piuttosto parecchi mesi dopo, quando [i detenuti] vennero escussi da esaminatori che non facevano ricorso a tecniche illecite.”

Il senatore John McCain, citando il direttore della CIA Leon Panetta, ha bollato come falsa la diceria secondo cui il waterboarding avrebbe procurato l’informazione per trovare bin Laden; tutte le piste utili, secondo McCain erano state “ottenute attraverso mezzi ordinari, non estorsivi.” La CIA procurò al Washington Post una lettera del direttore Panetta indirizzata a McCain che confermava l’inutilità delle tecniche avanzate di interrogatorio, che anzi potrebbero perfino aver ostacolato la ricerca di bin Laden mediante la produzione di notizie false durante gli interrogatori. In tale lettera Panetta scriveva a McCain che

apprendemmo per la prima volta il nome di battaglia del fiancheggiatore/corriere da un prigioniero della CIA nel 2002. È anche importante notare che alcuni detenuti che erano stati sottoposti a tecniche avanzate di interrogatorio avevano tentato di rilasciare informazioni false o fuorvianti sul fiancheggiatore/corriere. Questi tentativi di travisare il ruolo del fiancheggiatore/corriere erano allarmanti. In definitiva, nessun prigioniero in mano alla CIA rivelò il vero nome completo o dettagli specifici del fiancheggiatore/corriere. Questa informazione fu scoperta con altri mezzi di intelligence.

Operazione Neptune Spear

Operazione Lancia di Nettuno
parte della guerra al terrorismo
Data  – 2 maggio 2011
Luogo AbbottabadPakistan
Esito Vittoria tattica americana
uccisione di Bin Laden
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Stati Uniti totale di 45 assaltatori del DEVGRU
2 elicotteri MH-60 Black Hawk
2 elicotteri CH-47 Chinook
Flag of Jihad.svg 22 persone
Perdite
1 elicottero (nessun morto)
1 assaltatore americano ferito lievemente
5 uccisi
1 ferito
17 catturati
Voci di operazioni militari presenti su Wikipedia

Obiettivo

La Associated Press ha riportato le dichiarazioni di due esponenti di vertice americani, secondo cui si è trattato di “una missione uccidi-o-cattura, dato che gli USA non uccidono persone disarmate che cercano di arrendersi”, ma anche “era chiaro dal principio che chiunque fosse dietro quelle mura non aveva alcuna intenzione di arrendersi”. Il consigliere della Casa Bianca per l’antiterrorismo John O. Brennan ha dichiarato dopo il raid: “Se avessimo avuto l’opportunità di prendere bin Laden vivo, se lui non avesse rappresentato alcuna minaccia, i protagonisti dell’azione sarebbero stati in grado e pronti a farlo.” Il direttore della CIA Leon Panetta ha dichiarato a PBS NewsHour “C’era la facoltà di uccidere bin Laden… Ovviamente nel quadro di regole di ingaggio, se davvero avesse alzato le mani, arrendendosi senza neppure dare l’impressione di costituire una minaccia, allora il loro compito era catturarlo. Ma avevano piena facoltà di ucciderlo.”

Tuttavia, un esponente di rilievo della sicurezza nazionale statunitense, rimasto anonimo, ha riferito alla Reuters che “‘questa era un’operazione di morte’, rendendo evidente che non si desiderava affatto catturare vivo bin Laden in Pakistan”. Un’altra fonte, a conforto della tesi che l’ordine fosse kill (“uccidete”) e non capture (“catturate”) afferma, “La dirigenza ha descritto la reazione degli operatori speciali quando molte settimane prima furono informati di essere stati scelti per addestrarsi alla missione. ‘Fu detto loro, “Pensiamo di aver trovato bin Laden, e il vostro lavoro è ucciderlo”,’ ricordò uno dei capi. I SEALs cominciarono a esultare”.

Pianificazione

Dopo un’imponente opera investigativa focalizzata sul complesso pakistano visitato dal corriere, iniziatasi nel settembre 2010, il successivo 14 marzo il presidente Obama riunì i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale per redigere un piano d’azione. Si incontrarono quattro volte (29 marzo; 12, 19 e 28 aprile) nelle sei settimane precedenti il raid. Il 29 marzo Obama discusse personalmente il piano con il viceammiraglio William H. McRaven, comandante dello U.S. Joint Special Operations Command. Al presidente fu offerto “un ampio e ramificato spettro di possibili azioni” e la scelta fu “vagliata e definita nel corso di alcune settimane successive”.

Il primo approccio considerato dai vertici americani fu bombardare la casa impiegando velivoli stealth B-2 Spirit, in grado di sganciare 32 bombe JDAM da 907 kg (2 000 libbre) ciascuno. Obama respinse l’ipotesi, optando per un’incursione che avrebbe dato la definitiva prova che bin Laden fosse lì dentro, limitando al contempo le vittime civili.

Un’altra modalità operativa suggerita dal JSOC fu un “colpo di mano in collaborazione con operativi dell’intelligence pakistana, che sarebbero stati edotti della missione qualche ora prima del lancio”. Impiegare RPAS non era apparentemente un approccio praticabile, sia per la limitata potenza di fuoco di tali mezzi, sia perché il complesso era posto “nella zona di controllo aereo pakistano per la capitale nazionale”. L’operazione guidata dai commando richiedeva tuttavia un’abbondante preparazione e addestramento per cogliere gli obiettivi della missione, la quale “prestava maggiori possibilità per fughe di notizie nei mesi successivi, bruciando la missione e spingendo bin Laden a nascondersi molto più accuratamente”.

Alcuni membri del Red Squadron (“squadrone rosso”) del Naval Special Warfare Development Group di Dam Neck cominciarono ad addestrarsi per il raid (il cui obiettivo non era stato loro esposto) dopo l’incontro di sicurezza nazionale del 22 marzo, “eseguendo simulazioni presso strutture addestrative su ambedue le coste americane, preparate in modo da ricordare il complesso”. Con il progredire del piano, in aprile, i DEVGRU SEALs cominciarono esercitazioni più specifiche su una replica da 4 000 m² dell’Haveli del Waziristan costruito dentro Camp Alpha, una zona ad accesso limitato dentro all’aeroporto di Bagram, Afghanistan.

Alle ore 8.20 del 29 aprile 2011, Obama si riunì con Brennan, Thomas E. Donilon e altri consiglieri per la sicurezza nazionale nella Diplomatic Reception Room impartendo l’ordine finale per l’attacco di Abbottabad.

L’azione, deliberata per il giorno successivo, fu però rinviata alla successiva notte del 1º maggio per la densa copertura nuvolosa in atto.

Esecuzione dell’operazione

Avvicinamento e irruzione

Dopo l’autorizzazione di Obama, il direttore Panetta diede l’ordine di inizio a mezzogiorno del primo maggio.

Il blitz fu eseguito da 24 Navy SEALs elitrasportati appartenenti allo United States Naval Special Warfare Development Group (DEVGRU) del Joint Special Operations Command, che per ragioni legali furono momentaneamente posti sotto il controllo della CIA e di operativi paramilitari di quella stessa agenzia, giunti in Pakistan dal vicino Afghanistan. Secondo The New York Times, furono impiegati nell’attacco un totale di “79 operativi del DEVGRU e della CIA e un cane”. Il cane era un pastore belga Malinois chiamato Cairo, i cui compiti non sono del tutto chiari, forse addestrato per la scoperta di esplosivi, oppure specializzato nel perseguimento di tracce. Secondo un resoconto dei fatti, il cane era preposto a seguire “chiunque tentasse di fuggire e a mettere in allerta i SEALs in ogni caso di avvicinamento delle forze di sicurezza pakistane”. Oltre agli incursori veri e propri, la missione fu appoggiata da un interprete, il conduttore del cane, piloti di elicottero, “addetti alla segnalazione tattica, alla raccolta di informazioni e da navigatori muniti di segretissimi visori iperspettrali“.

I SEALs penetrarono in Pakistan a bordo di elicotteri Black Hawk decollati da una base intermedia a Jalalabad, e con base di origine presso l’aeroporto di Bagram. Erano dotati di fucili d’assalto HK416, (muniti di silenziatorevisori notturni e pistole.

Il 160th Special Operations Aviation Regiment (SOAR), un’unità dell’aviazione dell’esercito in forza allo United States Army Special Operations Command nota anche con il nome Night Stalkers, fornì i due elicotteri Black Hawk modificati, e due Chinook di rincalzo.

I Black Hawk potrebbero essere stati di inedito tipo “stealth”, ossia (rispetto ai modelli tradizionali) in grado di volare più silenziosamente e anche più difficili da scoprire con il radar.

I Chinook, che furono mantenuti in attesa a terra “in un’area deserta grosso modo a due terzi del percorso” tra Jalalabad e Abbottabad, ospitavano due squadre SEAL supplementari consistenti di circa 24 operatori DEVGRU.

Gli elicotteri del 160th SOAR godevano altresì della scorta di una quantità di aeromobili vari, tra cui caccia e aerei senza pilota. Secondo la CNN, “l’USAF teneva pure a disposizione un’intera squadra di elicotteri da ricerca e salvataggio“. A causa del peso derivante dall’equipaggiamento “stealth” aggiunto sui Black Hawk, il loro carico fu calcolato al grammo, anche considerando le condizioni meteorologiche.

Si scelse di compiere l’azione in un momento di scarso chiaro di luna, in modo tale che gli elicotteri poterono entrare in Pakistan “bassi sul suolo e senza essere scoperti”. Gli elicotteri sfruttarono tatticamente la morfologia collinosa della zona e tecniche nap-of-the-earth (“profilo del globo”) per raggiungere il complesso senza apparire sui radar e mettere in allarme le forze armate pakistane.

Secondo il piano, una delle squadre SEAL sarebbe discesa con la tecnica fast-rope sul tetto del complesso, mentre la squadra nell’altro Black Hawk sarebbe uscita nel cortile, irrompendo dal piano terra. Ma invece, mentre si eseguiva l’hovering sul bersaglio, uno degli elicotteri subì una condizione di stallo denominata vortex ring state (“anello vorticoso” o “stato di vortice”) aggravata dalla temperatura eccessivamente alta dell’aria, e dall’altezza dei muri perimetrali, “che impedì la diffusione della spinta ascensionale del rotore” mandando la coda a “tritare uno dei muri del complesso” e “distruggendo un rotore“. L’elicottero “girò su un fianco” mentre il pilota calava precipitosamente il muso del mezzo, “per impedire che si capovolgesse”. L’atterraggio fu comunque abbastanza morbido, visto che nessuno dei SEALs, dell’equipaggio o dei piloti riportò serie ferite. I comandanti del secondo elicottero tracciarono un piano di ripiego per atterrare sul tetto del complesso, e gli elementi operativi dei due elicotteri si raccolsero poi sul suolo fuori dal complesso e ripresero il loro assalto.

La fase terrestre del raid antelucano ebbe inizio all’una di notte locale (ore 20.00 UTC del primo maggio) quando i SEALs aprirono una breccia nei muri del complesso con gli esplosivi.

Combattimento

I SEALs s’imbatterono negli occupanti nella foresteria del complesso, nell’edificio principale del piano terra in cui vivevano due maschi adulti, e al primo e secondo piano dove vivevano bin Laden e la sua famiglia. Il primo e il secondo piano furono l’ultima porzione del fabbricato interessata al rastrellamento. Viene riferito che vi fossero “gruppetti di bambini… a ogni livello, compresa la terrazza della camera di bin Laden”.

Oltre a Osama bin Laden, furono uccisi nell’operazione altri tre uomini e una donna. Gli individui uccisi furono un figlio adulto di bin Laden (probabilmente Khālid, forse Hamza), il corriere di bin Laden (Abu Ahmad al-Kuwayti), un parente maschio del corriere e sua moglie.

Al-Kuwayti aprì il fuoco sulla prima squadra di SEALs con un AK-47 da dietro la porta della foresteria, e ne nacque un conflitto a fuoco in cui al-Kuwayti morì. Una donna, identificata come la moglie del corriere, fu uccisa durante questo scambio. Il parente maschio del corriere fu colpito a morte dal secondo team di SEALs al piano terra della casa principale prima che potesse raggiungere un’arma ritrovata presso di lui. Il figlio giovane-adulto di bin Laden corse verso i SEALs per le scale della casa principale e fu freddato dal fuoco della seconda squadra. Un importante esponente della difesa USA, rimasto anonimo, disse che solo uno dei cinque uccisi era armato.

I SEALs incontrarono bin Laden al primo o al secondo piano dell’edificio principale. Bin Laden “vestiva il tradizionale completo casacca-pantaloni dalle linee morbide noto come kurta pigiama, in cui furono poi trovati 500 euro e due numeri telefonici cuciti nel tessuto.

Bin Laden sbirciò gli americani che salivano le scale da sopra la ringhiera dell’ultimo piano, poi si ritirò in camera sua mentre un SEAL gli sparò un colpo, mancandolo. I SEALs lo rincorsero in camera, e gli spararono. C’erano due armi vicino a bin Laden nella sua stanza: un fucile d’assalto AK-47 e una pistola semiautomatica Makarov di fabbricazione russa, ma secondo sua moglie Amal fu ucciso prima che potesse raggiungere il Kalashnikov. Secondo la Associated Press le armi erano scariche su un ripiano vicino alla porta, quando avrebbe avuto tutto il tempo necessario per armarsi, e i SEALs non le videro quando stavano fotografando il cadavere di Osama. Bin Laden fu ucciso da un colpo al petto, seguito da uno sopra l’occhio sinistro, una tecnica a volte chiamata “double tap” (“doppio tocco”). Secondo la versione del secondo soldato SEALs entrato nella stanza, Bin Laden era già a terra colpito alla testa in preda a spasmi e venne finito da lui con spari al torace.

Furono ferite due donne. Secondo ABC News, la quinta moglie di bin Laden, Amal Ahmad ‘Abd al-Fatah, fu una delle donne ferite: “Quando i SEALs entrarono nella stanza ove si nascondeva bin Laden, sua moglie li caricò e le spararono a una gamba.” La figlia dodicenne di bin Laden, Safiya, fu colpita a un piede o a una caviglia da una scheggia vagante.

Quando i SEALs incontravano donne o bambini durante l’incursione, li immobilizzavano con manette o fascette di plastica. Concluso l’attacco, gli americani spinsero gli occupanti sopravvissuti all’esterno “per lasciarli scoprire alle forze pakistane”.

Solo la salma di bin Laden fu asportata dalle forze USA; gli altri quattro cadaveri furono abbandonati nel complesso e successivamente presi in custodia dai pakistani.

Conclusione

Era previsto che il raid durasse 30 minuti. Tutto compreso, il tempo trascorso tra l’irruzione e l’uscita dal complesso fu di 38 minuti. Stando alla Associated Press, sotto il profilo della manovra offensiva prettamente militare, l’azione fu completata nel primo quarto d’ora.

Buona parte del tempo fu consumata per neutralizzare i difensori; “muovendosi cautamente nel complesso, da stanza a stanza, di piano in piano” immobilizzando donne e bambini; sgombrando “nascondigli di armi e barricate”, tra cui una finta porta, tre AK-47 e due pistole; e perlustrando il complesso a caccia di informazioni. Il personale statunitense recuperò dal complesso dischi rigidi di computer, documenti, DVDchiavette USB e “apparecchiature elettroniche” da analizzare in un secondo momento.

L’elicottero che aveva fatto l’atterraggio di emergenza era danneggiato, non poteva essere adoperato per esfiltrare la squadra di competenza. Il velivolo doveva essere distrutto, per salvaguardare le sue dotazioni segrete, tra cui un’apparente attitudine stealth. Allora, “spostati donne e bambini in una zona di sicurezza”, i soldati americani “improvvisarono una procedura di saturazione dell’elicottero con l’esplosivo, e lo fecero saltare in aria”. La squadra d’assalto richiese l’invio di uno degli elicotteri di rincalzo, in sostituzione di quello andato perduto. Mentre il comunicato ufficiale del Department of Defense non citava le basi usate nell’operazione, resoconti successivi indicarono che gli elicotteri avessero fatto ritorno all’aeroporto di Bagram. Il corpo di Osama bin Laden fu poi trasportato sulla portaerei Carl Vinson da un convertiplano V-22 Osprey, scortato da due caccia F/A-18 della U.S. Navy.

Secondo le autorità americane, bin Laden fu sepolto in mare perché nessun paese ne avrebbe accettato le spoglie. Nelle 24 ore dal decesso di Osama furono celebrati riti religiosi musulmani sulla portaerei Carl Vinson, nel Mar Arabico settentrionale. I preparativi cominciarono alle 10.00 locali e la deposizione in mare fu completata alle 11.00. Il corpo fu lavato, avvolto in un lenzuolo bianco e posto in un sacco di plastica zavorrato. Un ufficiale lesse un sermone religioso preparato e tradotto in arabo da un interprete madrelingua. Dopo di ciò, il corpo di bin Laden fu disteso su una tavola. La tavola fu sollevata su un lato e il corpo scivolò in mare.

Comunicazioni USA-Pakistan

Secondo fonti dell’amministrazione Obama, le autorità USA non hanno condiviso informazioni sull’attacco con il governo del Pakistan fino alla conclusione. Il Chairman of the Joint Chiefs of Staff Michael Mullen chiamò il Capo dell’Esercito pakistano Ashfaq Parvez Kayani intorno alle 03.00 ora locale per informarlo dell’Operazione Abbottabad.

Secondo il ministero degli Esteri pakistano, l’operazione fu condotta esclusivamente da forze americane. Dirigenti dell’Inter-Services Intelligence (ISI) pakistano rivendicarono una presenza del loro servizio segreto in quella che essi chiamarono un’operazione congiunta; il presidente Asif Ali Zardari negò precisamente tale asserzione.

Secondo la ABC, caccia pakistani si erano alzati precipitosamente in volo per localizzare e identificare quelli che poi si sarebbero rivelati gli elicotteri americani usati nel colpo di mano. Il ministro degli esteri del Pakistan Salman Bashir confermò successivamente che la difesa aerea pakistana aveva lanciato all’intercettazione gli F-16 quando si era capito dell’attacco, ma avevano raggiunto il complesso quando gli elicotteri USA se n’erano già andati.

Identificazione del corpo

Le forze americane usarono molteplici metodi per identificare il corpo di Osama bin Laden:

  • Misurazione del corpo: Sia il cadavere sia bin Laden misuravano 193 cm; i SEALs sul posto non avevano un metro a nastro per misurare il cadavere, così un SEAL di statura conosciuta si stese vicino al corpo e l’altezza fu calcolata per confronto approssimato.
  • Software di riconoscimento facciale: Una foto spedita dai SEALs al quartier generale CIA di Langley (Virginia) per analisi di riconoscimento facciale generò una probabilità di sovrapposizione tra il 90 e il 95%.
  • Identificazione per conoscenza personale: Una o due donne del complesso, compresa una delle mogli di bin Laden, ne riconobbero il corpo. Una moglie di bin Laden lo chiamò pure per nome durante l’attacco, così involontariamente favorendone l’identificazione da parte degli americani sul terreno.
  • Test del DNA: Associated Press e The New York Times riferirono che il cadavere potesse essere stato identificato con il test del DNA utilizzando campioni di tessuto e sangue prelevati alla sorella che era morta di tumore al cervello. L’ABC News annunciò: “Sono stati prelevati da bin Laden due campioni: uno di questi campioni di DNA è stato analizzato, i relativi dati sono stati inviati elettronicamente a Washington (D.C.), da Bagram. Qualcun altro dall’Afganistan sta fisicamente spedendo in patria un campione.” Secondo un dirigente del Defense Department:
analisi del DNA (acido desossiribonucleico o deossiribonucleico) condotte separatamente da laboratori del Ministero della Difesa [USA] e della CIA hanno identificato con certezza Osama bin Laden. I campioni di DNA raccolti dal suo corpo furono confrontati con un profilo DNA comprensivo derivato dall’ampia famiglia allargata di bin Laden. In base a tale analisi, il DNA è indiscutibilmente suo. La probabilità di erronea identificazione fondata su quest’analisi è approssimativamente una su 11,8 quadrilioni.
  • Inferenza: Sempre dalla fonte DOD appena citata, risulta che dall’iniziale disamina dei materiali asportati dal complesso di Abbottabad, il Ministero “valutò che molte di queste informazioni, compresa la corrispondenza personale tra Osama bin Laden e altri, e anche lo spezzone di filmato… sarebbero potuti essere solo in suo possesso.”

Resoconti locali

A partire dalle 00.58 ora locale, un residente di Abbottabad mandò una serie di tweets che descrivevano il rumore degli elicotteri in “hovering” (volo stazionario) sulla verticale — “un’evenienza rara” — e parecchie raffiche che scuotevano le finestre. Intorno alle 01.44 vi fu totale silenzio finché un aereo sorvolò la città alle 03.39. I vicini si portarono sui tetti a guardare le forze speciali americane che assalivano il complesso. Uno del vicinato disse, “Ho visto soldati che saltavano fuori dagli elicotteri e avanzavano verso la casa. Alcuni di loro ci ingiunsero in schietto pashtu di spegnere le luci e stare dentro.” Un poliziotto locale disse di essere entrato nel complesso poco dopo che gli americani se n’erano andati, e prima che l’esercito pakistano sigillasse tutto. “C’erano quattro morti, tre maschi e una femmina, e un’altra donna era ferita,” disse. “C’era un mucchio di sangue sul pavimento e si vedevano chiaramente segni come se un morto fosse stato trascinato fuori dal complesso.” Numerosi testimoni riferirono che la corrente elettrica, e forse il “campo” dei telefoni cellulari, aveva(no) subito un’interruzione intorno al momento dell’assalto, e pare che il fenomeno abbia interessato anche l’accademia militare. I racconti discordano sul momento preciso in cui si sarebbe verificata la sospensione del servizio (o dei servizi, se effettivamente i cellulari “ammutolirono”). Un giornalista, intervistati parecchi abitanti, concluse che si trattò di un normale rolling blackout (distacco della corrente a rotazione programmato).

L’ISI (servizio segreto pakistano) riferì, dopo aver interrogato i sopravvissuti al raid, che fino a quel momento nel complesso vivevano 17 o 18 persone e che gli americani prelevarono una persona vivente, forse un figlio di bin Laden. L’ISI dichiarò pure che fra i sopravvissuti c’erano una moglie, una figlia e altri otto bambini che pare non fossero figli di bin Laden. A un anonimo dirigente della sicurezza pakistana è attribuita la notizia che una delle figlie di bin Laden avrebbe detto agli inquirenti pakistani che bin Laden era stato colpito a morte di fronte ai suoi familiari. La figlia avrebbe anche asserito che bin Laden fu catturato vivo, poi giustiziato dagli americani e trascinato su un elicottero.

Occupanti del complesso (ufficioso)

Le autorità americane dissero che c’erano 22 persone nel complesso. Cinque furono uccise, tra cui Osama bin Laden. Le autorità pachistane diedero notizie contrastanti che facevano supporre fino a 17 sopravvissuti. The Sunday Times pubblicò successivamente estratti di una guida tascabile, presumibilmente gettata dai SEALs durante l’azione, contenente immagini e descrizioni dei probabili abitanti del complesso. La guida elencava diversi figli adulti di bin Laden e delle loro famiglie che alla fine non furono trovati nel complesso. Per la mancanza di fonti verificabili, le informazioni che seguono sono scarsamente referenziate.

  • cinque adulti morti: Osama bin Ladenalias Abu Hamza, anni 54; Khalid, figlio di bin Laden avuto da Siham Sabar (indicato come Hamza, nei primi racconti) anni 23; Arshad Khan, alias Abu Ahmad al-Kuwayti, il corriere, descritto come il “floscio” da The Sunday Times, anni 33; Tariq, il fratello del corriere, anni trenta e una donna non identificata, di età ovviamente imprecisata, probabilmente la moglie araba di Arshad.
  • quattro donne sopravvissute: Khairiah Sabar, terza moglie, saudita, di bin Laden, alias Um Hamza, anni 62; Siham Sabar, quarta moglie saudita, alias Umm Khālid (che in realtà significa solo “Madre di Khālid”), anni 54; Amal Ahmad al-Sadah, quinta moglie yemenita, alias Amal Ahmed ʿAbd al-Fattāḥ, anni 29 (ferita); un’altra donna non identificata, o la seconda moglie pachistana di Arshad Khan, oppure la moglie di Khālid, che per coincidenza è anche sorella dei nominati fratelli Khan, di età sconosciuta (ferita).
  • cinque figli piccoli di Osama e Amal: Safia, una figlia, anni 9 (ferita); un figlio, di anni 5; un altro figlio, età ignota; due gemelline neonate.
  • quattro nipoti di bin Laden avuti da una figlia non identificata, perita in un attacco aereo in Waziristan. Forse due di loro furono i ragazzi, di circa dieci anni, che ebbero colloqui con gli investigatori pachistani.
  • quattro figli di Arshad Khan: Due maschi, ʿAbd al-Rahmān e Khālid, di 6 o 7 anni; una figlia, di età sconosciuta; un altro/a figlio/a, di età parimenti ignota.

Sviluppi successivi

Fuga di notizie

Verso le 21.45 ET, la Casa Bianca annunciò che il presidente stava per tenere un discorso alla nazione. I giornalisti sospettarono subito che l’argomento sarebbe stato Osama bin Laden. Le indiscrezioni invasero le pagine dei social network.

Il discorso del Presidente

Alle 23.35, il presidente Obama comparve sulle principali reti televisive, esordendo con queste parole:

«Buonasera. Oggi, posso informare gli americani e tutte le persone del mondo che gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione che ha ucciso Osama bin Laden, il capo di al-Qāʿida, nonché un terrorista responsabile della morte di migliaia di innocenti, uomini, donne e bambini…»

Il presidente Obama ricordò le vittime degli attentati dell’11 settembre 2001. Rivendicò la decennale guerra contro al-Qāʿida, che a suo dire aveva sventato trame terroristiche, rafforzato la sicurezza interna, tolto di mezzo il governo talebano e catturato o ucciso un gran numero di elementi attivi di al-Qāʿida. Obama disse che quando aveva cominciato il suo mandato aveva posto l’individuazione di bin Laden quale priorità somma della guerra. La morte di bin Laden era il più significativo colpo mai inferto ad al-Qāʿida, ma la guerra sarebbe andata avanti. Ribadì che gli Stati Uniti non erano in guerra con l’Islam. Difese la sua decisione di eseguire un’operazione sul territorio del Pakistan. Disse che gli americani comprendevano il costo della guerra ma non sarebbero rimasti a guardare mentre la loro sicurezza era minacciata. “A quelle famiglie che hanno perso i loro cari a causa del terrorismo di al-Qāʿida,” disse, “giustizia è stata fatta”.

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