I temi affrontati sono stati numerosissimi: dal governo Zelensky al giornalismo italiano, dalle preoccupanti ipotesi di un’estensione del conflitto a livello globale, passando per il Battaglione Azov, per poi arrivare alla richiesta di pagare il gas russo in rubli.

Lavrov ha presentato uno scenario completamente opposto rispetto a quello raccontato dai media di casa. Il ministro, infatti, ha più volte sottolineato l’illegittimità del governo Zelensky, definendo la sua ascesa addirittura un “sanguinoso colpo di Stato”, “appoggiando i neonazisti addestrati dagli Usa”, trasformando l’Ucraina in “uno strumento di Stati Uniti e nazisti”.

Il presidente ucraino, inoltre, rappresenterebbe il primo ostacolo per il raggiungimento di una pace concreta. Il ministro spiega, infatti, come sia stato lo stesso Zelensky a sabotare l’accordo di Minsk, a rinnegare “la storia, la cultura, la lingua della Russia, cancellando il suo insegnamento anche dalle scuole”.

Brindisi, però, cerca di scomodare la propaganda di Mosca: come può essere nazista proprio Zelensky, un presidente con origini ebree? Se molti media occidentali – giustamente – hanno rifiutato il paragone storico tra Putin e Hitler, Lavrov non lo risparmia: “Mi pare che anche Hitler avesse origini ebree. I maggiori antisemiti sono proprio gli ebrei”.

Insomma, il ministro degli Esteri cerca di svincolare la Russia da qualsiasi forma di responsabilità. Il conflitto non viene definito “guerra”, bensì “operazione speciale; l’invasione non è stato voluta dal Cremlino, ma è Mosca ad essere stata obbligata all’offensiva; l’obiettivo è la difesa della popolazione civile e la tutela dei cittadini russi da Regno Unito e Stati Uniti.

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La stessa operazione è necessaria proprio perché “interesse ontologico della Russia”; i contrattacchi ucraini sono “finalizzati a terrorizzare i civili”; il massacro di Bucha è “un fake clamoroso”. Le stesse azioni  di Mosca vengono “travisate dai media occidentali”. Nello specifico, il braccio destro di Putin sentenzia contro il giornalismo italiano, che avrebbe “superato i limiti dell’etica professionale”.

Lavrov non risparmia neanche la politica anti-russa, intrapresa dall’Unione Europea. L’Occidente, infatti, ha sostenuto l’Ucraina nel tentativo di creare “una minaccia bellica nei confronti della Federazione”. Stati Uniti e Regno Unito sono tra i primi responsabili delle tragedie che sta subendo il popolo invaso: “Abbiamo proposto ai nostri colleghi americani di ripetere ciò che era stato detto da Gorbachov e Reagan nel 1987”.

L’obiettivo di Mosca sarebbe la stipula di una conciliazione con l’alleanza atlantica, confermando che una guerra nucleare non avrebbe vincitori: “Nel 2021, a Ginevra, Putin e Biden hanno accettato questa dichiarazione, su nostra iniziativa, ma ora USA e Gran Bretagna rallentano”. L’obiettivo per il raggiungimento di una pace concreta, secondo la propaganda del Cremlino, si tradurrebbe, quindi, nella conclusione di un accordo con il vero belligerante mondiale: non l’Ucraina, ma gli Stati Uniti.

Non è un caso che Lavrov passi la palla, ancora una volta, all’amministrazione Biden: l’eventuale inizio di una guerra nucleare dipenderà dall’Occidente. Lo stesso uso di “armi mai viste”, minacciato da Putin pochi giorni fa, si tradurrebbe solo come contrattacco all’attivazione americana del proprio sistema missilistico.