La Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe revocare il diritto all’aborto, in vigore nel Paese dal 1973: almeno a guardare la bozza di parere espresso proprio dalla massima istanza giudiziaria statunitense. Un documento, pubblicato da Politico, suggerisce infatti che la massima corte statunitense è favorevole al ribaltamento della sentenza Roe v Wade che, quasi mezzo secolo fa, legalizzò l’aborto a livello nazionale.

È lecito pensare che la fuga di notizia sarà un evento sismico non solo per la Corte Suprema ma anche per la politica statunitense, che in autunno affronta le elezioni di midterm, in cui i Democratici e l’amministrazione Biden rischiano una sonora sconfitta.

E infatti dalla Casa Bianca, il presidente Joe Biden è subito intervenuto: ha invitato il Congresso ad approvare una legge che codifichi il diritto all’aborto anche se la Corte Suprema revocherà la storica sentenza, ma ha implicitamente riconosciuto che i Democratici hanno bisogno di più voti per riuscirci; e ha invitato gli elettori a eleggere altri sostenitori del diritto all’aborto: “Spetterà agli eletti a tutti i livelli proteggere il diritto di scelta di una donna. E spetterà agli elettori scegliere funzionari pro-choice a novembre”.

La bozza è stata filtrata alla stampa da qualcuno interessato (è già caccia alla ‘talpa’). Lo scoop ha messo in subbuglio il Paese tanto che gli stessi vertici redazionali di Politico si sono sentiti in dovere di intervenire: “Dopo un ampio processo di revisione, siamo fiduciosi dell’autenticità della bozza”.

Anche il fatto che sia affiorato il documento è già di per sé sorprendente: rappresenta una violazione importante e probabilmente senza precedenti nella riservatezza di un tribunale già accusato di subire una crescente politicizzazione. Bollato come ‘prima bozza’, il documento sembra fotografare il fatto che la maggioranza dei giudici sia favorevole a limitare il diritto all’aborto e dunque privare milioni di donne di quel diritto. Nella più alta istanza giudiziaria del Paese siedono sei giudici conservatori e tre liberali: tutti e tre i giudici scelti dall’ex presidente Donald Trump (Neil M. Gorsuch, Brett M. Kavanaugh e Amy Coney Barrett), insieme al giudice Samuel A. Alito Jr. -indicato come l’autore del documento- e a Clarence Thomas, avrebbero accettato di revocare il diritto all’aborto. ù

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È tempo di rispettare la Costituzione e di restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti del popolo“, si legge nel documento. Trattandosi di una bozza, la decisione potrebbe ancora cambiare e un verdetto ufficiale non è atteso prima di giugno.

Ma è inevitabile che il dibattito si infiammi sin d’ora anche solo a partire dalla fuga di notizie: una ‘leak’ che spingera’ i Democratici a intessere la campagna elettorale, non solo sull’Ucraina, ma anche sulla tutela del diritto all’aborto, per sollecitare la base, galvanizzarla e portarla alle urne.

Le parole di Biden sono esplicite. E infatti le proteste dei Democratici e degli attivisti non si sono fatte attendere. Un assaggio si è visto poche ore dopo la fuga di notizia: decine di manifestanti si sono radunati fuori dalla Corte Suprema, in un’atmosfera che era un misto di rabbia e lutto.

L’aborto è legale negli Stati Uniti da quando la Corte Suprema ha stabilito nel 1973 che lo Stato non ha il diritto d’intervenire nella decisione di una donna sulla sua gravidanza. Nell’ultimo decennio, numerosi Stati a guida conservatrice hanno approvato regole che violano palesemente tali parametri, con l’obiettivo dichiarato di convincere la Corte Suprema a rivedere e ribaltare la sentenza.

Del resto la legge Roe v Wade è da tempo nel mirino della Corte perché già il Mississippi ne chiede il ribaltamento. Nella bozza di parere, Alito scrive che “la Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale”.

E poi aggiunge: “È tempo di dare ascolto alla Costituzione e restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti del popolo”. Ciò significa che i singoli Stati potrebbero scegliere da soli quanto limitare l’accesso all’aborto: diversi Stati sono già pronti ad attuare limiti estremi o divieti assoluti, tredici hanno già approvato le cosiddette leggi ‘trigger’ che vieterebbero automaticamente l’aborto se Roe fosse annullata. La novità diventerebbe un feroce campo di battaglia politico nel bel mezzo di un anno elettorale.

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