Baltici: le tre repubbliche chiedono di rinforzare il fronte orientale

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Il 22 aprile scorso, i capi di Stato delle tre Repubbliche baltiche si sono incontrati a Riga per discutere della sicurezza regionale e dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. I primi ministri hanno confermato di essere sulla stessa linea riguardo a tutti gli argomenti trattati e chiedono alla comunità internazionale di assisterli nella lotta contro una Russia aggressiva e fuori controllo

L’aggressione russa e il sostegno all’Ucraina

La posizione dei baltici riguardo alla guerra iniziata il febbraio scorso non è un mistero. Durante il loro ultimo incontro, Kaja Kallas, Krišjānis Kariņš e Ingrida Šimonytė, rispettivamente primo ministro estone, lettone e lituano, hanno dichiarato di condannare fermamente le azioni russe e garantito pieno supporto all’Ucraina che dovrà uscire dal conflitto unita in tutte le sue parti, indipendente e sovrana. In un documento condiviso, i tre hanno chiesto formalmente al Cremlino di fermare le atrocità nei confronti del popolo ucraino assicurando che “le uccisioni indiscriminate non saranno né tollerate né dimenticate” ma saranno oggetto di giustizia internazionale. Ulteriori aiuti politici, finanziari, umanitari e militari sono stati promessi a Kiev che riceverà il sostegno delle Repubbliche baltiche per l’ingresso nell’Unione Europea.

La NATO e l’Unione Europea sono fondamentali per la sicurezza

Un appello è arrivato anche alla NATO e all’UE che dovranno collaborare per garantire all’Europa sicurezza e stabilità. Il rafforzamento del fianco orientale, il più esposto agli attacchi russi, deve essere una priorità per le due organizzazioni. È richiesto un incremento di forze di terra, mare e aria, e la creazione di tre divisioni esterne, ognuna presente permanentemente sul territorio di un paese baltico, che andranno ad integrare le milizie nazionali. I tre capi di governo hanno annunciato l’incremento del budget per la difesa che non dovrà essere inferiore al 2.5% del PIL nazionale. Insomma, l’obiettivo dei baltici è quello di cooperare al meglio per incrementare le proprie abilità difensive ed evitare che, in caso di attacco, la Russia possa sfruttare eventuali lacune.

Leggi anche:   Emergenza gas.: quanti sono, dove sono e dove si faranno i rigassificatori in Italia?

Attenzione ai rischi ibridi

Durante la conferenza è emerso il tema delle minacce ibride. Le campagne russe di disinformazione, l’utilizzo del “lawfare” e della leva economica da parte di Mosca sono motivo di preoccupazione per i tre Paesi. Le prime sono famose a livello globale ma rappresentano un pericolo maggiore per le ex-repubbliche sovietiche abitate da migliaia di cittadini russofoni aventi accesso diretto alle informazioni del Cremlino. Anche l’aspetto economico è da tenere in considerazione: le sanzioni applicate alla Russia stanno avendo effetti negativi anche sulle tre Repubbliche che sono legate ad essa soprattutto per le importazioni ed esportazioni di prodotti intermediari. L’idea di andare in contro ad una recessione economica non alletta i cittadini e potrebbe minare la fermezza dei tre Stati nella lotta contro l’aggressore russo. Infine, i tre ministri si sono soffermati sui pericoli del lawfare, una strategia utilizzata dai regimi autoritari, come quello di Putin, per silenziare l’opposizione e, quindi, far credere di avere il pieno supporto da parte del proprio popolo.

Ultime considerazioni su Svezia e Finlandia

Nello statement congiunto, i ministri hanno dedicato uno spazio anche a Helsinki e Stoccolma e alla volontà dei due Stati di entrare nella NATO. Le tre Repubbliche hanno affermato di voler sostenere chi si trova, come loro, con il nemico alle porte. Infatti, rispetto ad altri Paesi che guardano la situazione ucraina da lontano, la Finlandia e la Svezia potrebbero più plausibilmente cadere nelle grinfie di Putin. La prima ha dichiarato la propria indipendenza dalla Russia solo nel 1917 e, nel 1939, ha dovuto respingere un attacco delle truppe sovietiche al termine del quale ha perso una piccola parte dei propri territori.

Leggi anche:   Ma chi è veramente Volodymyr Zelenskyy?

La Finlandia condivide tuttora 1,340 kilometri di confine e, nell’ottica di una riunificazione dell’impero russo, potrebbe rientrare tra i paesi da invadere e riannettere. La seconda, invece, non confina direttamente con la Federazione Russa ma nutre delle preoccupazioni per l’isola di Gotland che si trova nel mar Baltico e potrebbe essere di interesse strategico per il Cremlino. Solidarietà, azione congiunta e rafforzamento della difesa sono state quindi le parole chiave dell’incontro tra i tre capi di Stato ora più che mai consapevoli dell’importanza di armarsi da ogni punto di vista contro la Russia e le azioni di Vladimir Putin.

Fonte:
Questo post ti è piaciuto? Condividilo:

Lascia un commento