San Vittore, martire

Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Milano, anno 290. Nell’esercito imperiale militano tre soldati mori: Vittore, Narbore e Felice. Tutti e tre cristiani, tutti e tre preferiscono morire da martiri piuttosto che abiurare la loro fede. Perciò sono ricordati insieme, anche se Vittore muore a Milano, gli altri due a Lodi.

Vittore viene dalla Mauritania e come lui anche i suoi compagni: Narbore e Felice. Mori, li chiamano nell’esercito imperiale di Massimiano che li destina di stanza a Milano. Siamo a cavallo tra il III e il IV secolo. Segue, però, una grande epurazione all’interno dell’esercito: i cristiani non sono benvoluti, e loro tre sono convertiti della prima ora. Sono fedeli all’imperatore, gli obbediscono nella loro vita civile e militare, ma non vogliono dover scegliere tra lui e Dio.

Sopra il comando dell’imperatore sta Dio

Vittore viene arrestato per la sua obiezione di coscienza. Per giorni è tenuto in cella senza mangiare né bere, finché lo portano all’ippodromo del circo – l’attuale Porta Ticinese – al cospetto dell’imperatore stesso e del suo consigliere Anulino, ma anche davanti a loro resta saldo nel suo rifiuto di fare sacrifici agli idoli. Riportato in carcere a Porta Romana, subisce torture terribili, che il Signore lo aiuta a sopportare privandolo del dolore. Narbore e Felice, anch’essi imprigionati per essersi rifiutati di abiurare, vengono condotti a Lodi e martirizzati.

La corona del martirio

Un giorno, approfittando della distrazione del suo carceriere, Vittore riesce a evadere e a rifugiarsi in una stalla nei pressi dell’attuale zona di Porta Vercellina. Ma la sua fuga non dura molto: una volta scoperto viene portato dai soldati in un bosco e decapitato. Secondo la tradizione il suo corpo insepolto e incorrotto, vegliato da due nobili fiere, viene ritrovato dal vescovo San Materno che gli darà degna sepoltura.

Leggi anche:   Finalmente si svegliano i giudici: Illegittimo sospendere senza retribuzione i sanitari che rifiutano il vaccino

La venerazione di San Vittore a Milano

Della vita di questo Santo sappiamo molte cose grazie agli scritti tramandatici da Sant’Ambrogio: si capisce, perciò, la grande venerazione nella diocesi ambrosiana per questa figura originaria dell’Africa. È il Santo vescovo di Milano a dedicargli una tomba sontuosa, addirittura con mosaici d’oro, in seguito inglobata nella Basilica di Sant’Ambrogio. Nel 1576 San Carlo Borromeo fa una solenne ricognizione delle reliquie del Santo, fino a quel momento sparse in diversi punti della città, e le riunisce. Sappiamo che già allora era venerato come patrono degli esuli e dei detenuti.

Questo post ti è piaciuto? Condividilo:

Lascia un commento