Si aspettava solo la fine dei lavori di manutenzione e poi era pronto a salpare in fretta e furia, probabilmente direzione Dubai. Il bacino della società privata che lo ospita nel porto di Marina di Carrara era stato già riempito d’acqua, a conferma della partenza imminente. Ma prima che lo Scheherazadelo yacht di 140 metri dal valore di 700 milioni di dollari che si sospetta essere di Vladimir Putin, potesse prendere il largo, è arrivato il decreto di congelamento firmato dal ministro dell’Economia Daniele Franco. Il sequestro è avvenuto nella serata di venerdì 6 maggio: il provvedimento era nell’aria da tempo ma la sua attuazione era tutt’altro che scontata dal momento che il panfilo risulta ufficialmente intestato ad una società con sede alle Isole Cayman e ha come “beneficial owner” Eduard Khudaynatov, presidente di una società petrolifera russa che al momento non risulta ancora inserito nella lista delle sanzioni dell’Unione europea. Per questo, secondo alcuni retroscena, il blocco è stato possibile solo grazie ad una “azione personale” del presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha dato una svolta alle indagini che il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza stava conducendo con la collaborazione anche dei servizi segreti italiani.

Leggi anche:   Putin dichiara la fine dell'"era del mondo unipolare"

Il decreto governativo che ha fatto scattare il sequestro non fa il nome del beneficiario ma parla chiaramente della “presenza di significativi collegamenti economici e di affari della persona che ne ha la disponibilità, anche come titolare effettivo, con elementi di spicco del governo russo e con altri soggetti compresi nella lista di cui all’allegato I del Regolamento (UE) n. 269/2014 del Consiglio del 17 marzo 2014, concernente misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina”, come si legge nella nota del Ministero dell’Economia.


Lo Scheherazade è un megayacht battente bandiera caimanese. I suoi 140 metri di lunghezza e il suo costo stimato in 700 milioni di euro ne fanno uno dei 20 yacht più grandi e costosi mai realizzati.

Caratteristiche ingegneristiche e dotazioni

Varato il 5 luglio 2019 dai cantieri tedeschi della Lürssen Yachts e consegnato nel giugno 2020, lo Scheherazade è spinto da due motori diesel MTU (20V 4000 M73L) capaci di erogare una potenza di 4963 hp ognuno e di far raggiungere all’imbarcazione una velocità massima di 19,5 nodi (circa 36 km/h). Gli esterni di questo megayacht, che in fase di progettazione era chiamato con il nome in codice “Lightning”, sono stati realizzati dal designer Espen Øino (Oeino), mentre gli interni portano la firma della François Zuretti.

Lo Scheherazade ha uno scafo in acciaio con sovrastruttura in alluminio e comprende sei livelli. Sul ponte principale sono alloggiate sei cabine per gli ospiti, una grande sala da pranzo e un centro benessere, che comprende un bagno turco, una sauna, una camera di crioterapia e una sala idromassaggio. Sul ponte superiore trovano invece posto due suite VIP, una delle quali ha al suo servizio un pianista, mentre sul ponte dell’armatore sono presenti due suite, per lui e per la sua compagna, con bagni separati, cabine armadio, studi e spogliatoi. In totale, lo yacht dispone di un totale di 22 cabine in grado di ospitare 40 ospiti e di un equipaggio totale di 94 elementi. Oltre a quanto detto, lo Scheherazade è poi dotato di due piazzole per l’atterraggio di elicotteri e di un cinema. Per motivi legati alla privacy dei suoi ospiti (difesa tra le altre cose anche da un sistema di sicurezza in grado di abbattere i droni) non sono presenti piscine all’aperto, cosa invece piuttosto comune per imbarcazioni di questo tipo, tuttavia ne è presente una interna, dotata di una copertura retraibile che fa sì che possa essere trasformata in pista da ballo.

Leggi anche:   Draghi-Putin, una telefonata inutile: l’Italia non ha più voce in capitolo

Proprietà e utilizzo

Dato il riserbo da sempre mantenuto da parte del costruttore e del suo equipaggio, secondo alcune fonti costituito anche da agenti dei servizi segreti russi, poco è noto del vero proprietario dello Scheherazade, tuttavia sembra che la proprietà dell’imbarcazione sia riconducibile a Vladimir Putin, attuale Presidente della Federazione Russa, sebbene lo stesso Putin, così come riportato da diverse fonti, abbia negato tale accreditamento.

Così come il Crescent, yacht di proprietà dell’oligarca russo Igor’ Sečin, amministratore delegato di Rosneft, anche lo Scheherazade è gestito dalla compagnia monegasca Imperial Yachts. Nel settembre 2020 lo yacht è stato visto navigare verso Hurghada, in Egitto, mentre nell’estate 2020 e nel luglio 2021, esso incrociava nelle acque di Soči, in Russia. A partire dal settembre 2021, l’imbarcazione è all’ancora nel porto di Marina di Carrara, in Toscana, per lavori di manutenzione presso i cantieri navali locali.

Sequestro

A marzo 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022 e alle conseguenti sanzioni che sono state imposte alla Russia e ad alcuni oligarchi da alcuni Paesi della comunità internazionale, ivi compresa l’Italia, il governo italiano ha iniziato a valutare l’opportunità di porre sotto sequestro lo Scheherazade così come avvenuto per altri yacht appartenenti a oligarchi russi, ne è un esempio il sequestro del Lady M di Aleksej Mordašov, ormeggiato al Portosole di Sanremo. Il 6 maggio 2022, su proposta del Comitato di sicurezza finanziaria, il ministro dell’economia e delle finanze italiano, Daniele Franco, ha quindi adottato il decreto di congelamento, ai sensi dell’articolo 4-bis del d.lgs. 109 del 2007, dell’imbarcazione.