Mosca, nei suoi comunicati, rivendica raid per distruggere armi occidentali in mano al nemico. È una scelta obbligata, ma anche il modo per rispondere alle informazioni, altrettanto quotidiane, sul flusso di aiuti bellici. Washington ha appena autorizzato un nuovo pacchetto da 150 milioni: contiene 25 mila proiettili da 155 mm per l’artiglieria (ne hanno spediti in totale 209 mila), radar per individuare i cannoni e sistemi da guerra elettronica.

Queste forniture si sommano a quelle «non letali»: ad esempio binocoli per 2 milioni di dollari, apparati radio per 64 milioni, ma anche razioni K e componenti mediche. Le prime sono composte da cibi liofilizzati: gli americani ne hanno d’ogni «gusto» — definizione eccessiva per una ventina di mix — dovendo tenere conto della composizione multietnica del loro esercito. Fondamentali sono poi i kit di pronto soccorso: un aiuto immediato ad un ferito può salvare la vita. Il senso è di un’assistenza alleata che prova a coprire ogni aspetto, dall’elmetto al fucile. Francia e Italia — altro esempio — hanno donato decine di camion per i pompieri.

I numeri descrivono come la resistenza si è organizzata. Le massicce forniture di proiettili servono per rispondere al tiro dell’Armata, altri mezzi per condurre un’azione agile. I report di fonte locale e le osservazioni di analisti indipendenti ripetono che gli ucraini, quando hanno potuto, hanno cercato di sottrarsi alla potenza avversaria. È stata definita una campagna flessibile, per non dare troppi vantaggi alla macchina da guerra di Putin: i video hanno mostrato i giganteschi cannoni semoventi russi, capaci di raggiungere target a quasi 40 chilometri di distanza. L’esperto Tom Cooper ha sottolineato che conta fino ad un certo punto la precisione, perché l’impatto di queste «bombe» sul fisico, sui nervi e sulle posizioni è dirompente.

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E allora i soldati di Zelensky hanno manovrato. La «dispersione» dei reparti — adottata già nei primi giorni dell’invasione — è servita proprio per ridurre le perdite e non offrire concentramenti di forze all’aggressore. Poi l’hanno ripetuta a sudest. Replicano con i loro pezzi, tendono imboscate con i contro-carro, lanciano le loro unità corazzate — la Terza e la Quarta brigata tank — per controffensive rapide e per chiudere punti critici, a Sloviansk e Kramatorsk. Mentre l’Armata è composta da colonne pesanti, lente e difficili da muovere, gli ucraini si difendono con unità leggere che colpiscono e si ritirano per evitare la risposta nemica, molto mobili e molto rapide: le centinaia di foto e video dei carri armati distrutti, delle torrette saltate, dei blindati bruciati ne sono la prova.

Ai russi che hanno portato in Ucraina una guerra «tradizionale», la resistenza ha risposto con tattiche moderne, che somigliano a quelle descritte da un ufficiale dei Marines statunitensi nel corso di un’esercitazione nel marzo di quest’anno a Camp Lejoune, North Carolina. L’artiglieria ha preso di mira le retrovie e le riserve lasciando poi spazio ad un team ridotto con ruolo primario affidato a sottoufficiali. L’utilizzo combinato di mini-droni da ricognizione, di quelli kamikaze (Switchblade), dei quadrocopter che sganciano ordigni, il disturbo delle comunicazioni, l’equipaggiamento leggero, le granate ha consentito di aprire una breccia nel campo «ostile» ripulendo le trincee, assalto chiuso dall’eliminazione di una formazione completa. Il comandante del plotone aveva specificato ai suoi uomini dotati di Switchblade le priorità di distruzione: i blindo leggeri, i serventi delle armi, centro comando-controllo, infine gruppi di militari.

Ora gli ucraini hanno solo una parte di questa dotazione ma da quanto trapela non è da escludere che agiscano lungo queste linee e sperino poi di poter intensificare l’interdizione ricorrendo a «lance» adatte. Tra i carichi giunti dagli Stati Uniti vi sono i razzi «guidati» Apkws II, che possono essere sparati dagli elicotteri o da piccoli veicoli mentre un apparato laser illumina il target e rende più accurato il tiro. Il Kyiv Independent ricorda l’importanza dei missili anti-aerei portatili, a fare da ombrello contro caccia e droni Orion. Gli ucraini hanno schierato qualche Bohdana, pezzo da 155 mm su camion prodotto localmente in pochi esemplari in quanto in fase di sviluppo.

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I contendenti, infine, stanno usando i genieri. I russi hanno fatto saltare tre ponti nel settore di Kharkiv per ostacolare la puntata avversaria ed hanno dispiegato pontoni mobili per attraversare fiumi. Distruggono e costruiscono a seconda delle necessità. La resistenza ha impiegato metodi simili — con successo — a nord della capitale. E vale anche per le case nei villaggi: le trasformano in rudimentali bunker o sono demolite per impedire che lo diventino. La guerra non fa sconti.