Quando l’occidente civettava col nazismo ucraino

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Adesso i contractors dell’informazione, vogliono far finta che non esistano nazisti in Ucraina, che sono soltanto una sorta di miraggio per poter giustificare meglio la loro partigianeria a pagamento nei confronti del regime di Kiev, vale a dire del trompe l’oeil della Nato, ma in realtà l’occidente ha civettato a lungo con le immagini del neonazismo, con gli uomini delle formazioni del Settore Destro che di fatto controllavano l’Ucraina, con tutte le simbologie che esse esprimevano e vantavano e persino con le donne di queste formazioni arrivandone a farne oggetto di una sorta di feticismo sessual guerriero. Ora pare che nascosta nei sotterranei di Azovstal ci sia anche Vita Zaveruha, una pasionaria della croce uncinata, presente praticamente in tutte le occasioni importanti del golpe, da piazza Maidan, al massacro di Odessa di cui è stata uno dei protagonisti  poi nelle stragi del Donbass.

E’ diventata nota in occidente quando grazie a questa sua meritoria  attività Elle France ha pensato bene di fare un servizio su di lei, come si può vedere nelle immagini di apertura del post presentandola  come la  la “Giovanna d’Arco ucraina” nonostante anzi probabilmente grazie  alla grande abbondanza di simbologie naziste nel suo “book”. il servizio è civettuolamente intitolato “Une guerre si particuliere”.  La mitizzazione di questa specie di criminale è finita quando la Zaveruha fu arrestata  nel 2015 dopo una rapina a un benzinaio attorno a Kiev con successiva sparatoria e la morte di due poliziotti. Una cosa è sparare ai russi, cosa che riempie di orgoglio la peggio stampaccia occidentale, un’altra è uccidere poliziotti: eh eh questo non si fa.  Ha passato un anno e mezzo in detenzione preventiva poi la sua cauzione è stata pagata dall’uomo  d’affari Alexei Tamrazov , che in precedenza aveva pagato una cauzione anche per Denis Polishchuk, sospettato dell’omicidio dello scrittore Oles Buzina.  Ma da allora si è interrotto il filone fotografico che ogni tanto la ritraeva armata di tutto punto.

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Nonostante fosse nuovamente libera le sue tracce hanno cominciato a perdersi:  nell’estate del 2017, ovvero sei mesi dopo la scarcerazione lei e  e il suo primo marito Igor Pavlov furono protagonisti di un attacco a persone transgender, ma di lei non è sentito più parlare da allora, inghiottita nelle viscere del settore destro e delle sue formazioni paramilitari che cominciavano ad essere incorporate nell’esercito. Adesso secondo notizie che è impossibile controllare sarebbe finita nei sotterranei dell’Azovstal  insieme ai suoi compari di sempre. Così ci sarebbe dentro quel pozzo di misteri e di nequizie anche la Giovanna d’Arco del golpismo rendendo ancora più simbolica la resa di questo ridotto.

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