1970 – In Germania Ovest viene fondata la Rote Armee Fraktion

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«Die Klassenkämpfe entfalten. Das Proletariat organisieren. Mit dem bewaffneten Widerstand beginnen! DIE ROTE ARMEE AUFBAUEN!» «Sviluppare le lotte di classe. Organizzare il proletariato. Iniziare la resistenza armata! COSTRUIRE L’ARMATA ROSSA!»
(Die Rote Armee aufbauen!, manifesto scritto da Gudrun Ensslin o Ulrike Meinhof, cofondatrici della RAF, pubblicato su Agit 883)

La Rote Armee Fraktion fu responsabile di numerose operazioni terroristiche, specialmente nell’autunno del 1977, che portarono a una crisi nazionale conosciuta con il nome di “autunno tedesco“. Ha ucciso 33 persone tra figure di spicco in campo politico ed economico, rispettivi autisti e guardie del corpo, poliziotti, agenti di dogana e soldati statunitensi; inoltre ha sequestrato e ucciso Hanns-Martin Schleyer, preso persone in ostaggio in diverse occasioni e commesso rapine in banca ed attentati esplosivi con oltre 200 feriti. Dall’altra parte, sono morti 24 membri e simpatizzanti della RAF per mano della polizia e dei servizi segreti tedeschi, suicidio o sciopero della fame. Anche se più conosciuta, la RAF condusse meno attacchi terroristici rispetto alle Revolutionäre Zellen (RZ), formazione che fu responsabile di 296 attentati fra il 1973 e il 1995.La Rote Armee Fraktion (“Frazione dell’Armata Rossa), abbreviata in RAF e nelle prime fasi conosciuta comunemente come Banda Baader-Meinhof, è stata uno dei gruppi terroristici di estrema sinistra più importanti e violenti nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Fondata il 14 maggio 1970 da Andreas BaaderUlrike MeinhofGudrun Ensslin e Horst Mahler, fu attiva fino al 1993 e formalmente disciolta nel 1998.

La RAF descriveva sé stessa come un gruppo di “guerriglia urbana” comunista e anti-imperialista, sul modello dei tupamaros uruguaiani, impegnato nella resistenza armata contro quello che loro definivano uno “stato fascista” e nella rivoluzione proletaria. Perciò, i membri della RAF, quando scrivevano in inglese, generalmente usavano il termine marxista-leninista “Fazione”.

Si sono evidenziate 3 fasi storiche nell’organizzazione: la “prima generazione” di Baader e dei suoi sodali; la “seconda generazione” della RAF, che cominciò a metà anni settanta e fu caratterizzata dall’ingresso nel gruppo di elementi dell’SPK (Collettivo Socialista dei Pazienti); infine la “terza generazione” degli anni ’80 e ’90.

Il 20 aprile 1998, una lettera dattiloscritta di otto pagine in tedesco firmata RAF (e con il caratteristico simbolo della pistola mitragliatrice Heckler & Koch MP5 sopra una stella rossa) fu inviata via fax all’agenzia di stampa Reuters, dichiarando lo scioglimento del gruppo.

Nome e sua origine

Il gruppo ha sempre avuto il nome di Rote Armee Fraktion. Il nome “Banda Baader-Meinhof” o “Gruppo Baader-Meinhof” fu usato per la prima volta dai media, per cui l’organizzazione fu conosciuta dal pubblico semplicemente come Baader-Meinhof, almeno fino alla morte di Baader nel 1977. La RAF non ha mai usato questi termini alternativi. Anche se la Meinhof non è mai stata una leader della RAF, il suo coinvolgimento nell’evasione di Baader del 1970 e il suo status di giornalista ha fatto sì che il suo cognome fosse usato giornalisticamente per identificare il gruppo terroristico.

Anche se il nome dell’organizzazione viene spesso tradotto come “Fazione Armata Rossa”, in tedesco è Fraktion (“frazione”), termine comunemente usato per indicare la connessione che hanno lasciato le organizzazioni partecipanti alla lotta globale del marxismo. Tuttavia, i fondatori del gruppo non volevano che la RAF apparisse come un gruppo scissionista, ma piuttosto un’embrionale unità militante in parte organica a un più ampio movimento comunista dei lavoratori.Il nome Rote Armee Fraktion (“Frazione Armata Rossa”), adottato nel 1971, sarebbe stato ispirato dall’Armata Rossa Giapponese, un gruppo paramilitare di sinistra giapponese, o, secondo alcune versioni, dall’Armata Rossa dell’esercito sovietico, da cui avrebbe preso anche il suo emblema (la stella rossa).

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La formazione della RAF

Nella primavera del 1968 Gudrun Ensslin e Andreas Baader, assieme a Thorwald Proll e Horst Söhnlein, decisero di appiccare il fuoco a due grandi magazzini a Francoforte sul Meno in segno di protesta contro la guerra in Vietnam. Compirono l’attacco incendiario il 2 aprile 1968. Due giorni dopo, il 4 aprile 1968, furono arrestati. Tutti e quattro gli imputati furono condannati a tre anni di carcere per incendio doloso e tentata strage. Nel giugno del 1969, tuttavia, furono temporaneamente messi in libertà vigilata grazie a un’amnistia di cui godevano i prigionieri politici. In seguito, nel novembre dello stesso anno, la Corte Costituzionale Federale tedesca richiese nuovamente la custodia in regime carcerario. Solo Horst Söhnlein rispettò l’ordine, mentre gli altri si diedero alla latitanza dirigendosi verso la Francia, dove rimasero per qualche tempo in una casa di proprietà del noto giornalista e rivoluzionario francese Régis Debray, famoso per la sua amicizia con Che Guevara e per l’analisi della teoria sulla guerriglia. Raggiunsero poi l’Italia, dove Horst Mahler fece loro visita e li incoraggiò a fare ritorno con lui in Germania per formare un gruppo clandestino di guerriglia.

La RAF fu costituita con l’intento di completare la pletora di gruppi rivoluzionari e radicali presenti in tutta la Germania occidentale e nel resto d’Europa e con il principio d’avere più coscienza di classe e di essere più determinata rispetto ad alcuni dei gruppi contemporanei. I membri e i simpatizzanti erano già associati con altre cellule rivoluzionarie e con il Movimento 2 giugno, le correnti radicali e altri fenomeni come il Collettivo Socialista dei Pazienti, la Kommune 1 e i Situazionisti.

L’organizzazione militare

I protagonisti della RAF si addestrarono in Cisgiordania e a Gaza con i guerriglieri del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e guardarono alla causa palestinese come a una fonte di guida e ispirazione. L’organizzazione e gli obiettivi si formarono parzialmente sul modello del movimento uruguayano dei Tupamaros il quale, sviluppatosi come un movimento di resistenza urbana, introdusse la lotta armata all’interno delle metropoli o delle città, invertendo fondamentalmente il concetto maoista-guevariano di un conflitto condotto in guerriglia che aveva base nelle aree rurali. Molti membri della RAF operavano attraverso un singolo contatto o conoscevano gli altri con i soli nomi in codice. Le azioni venivano svolte da unità commando, i cui membri venivano diretti da un capo cellula.

Nel 1969 il rivoluzionario brasiliano Carlos Marighella pubblicò il suo mini manuale sulla guerriglia urbana, in cui descrisse il guerrigliero urbano come: «( […] ) Una persona che combatte la dittatura militare con le armi, utilizzando metodi non convenzionali. (…) Il guerrigliero urbano segue un obiettivo politico e attacca solo il governo, le grandi imprese e gli imperialisti stranieri.» L’importanza dell’addestramento con le armi leggere, il sabotaggio, l’espropriazione e la necessità di un luogo sicuro o di una sostanziale base di appoggio tra la popolazione urbana, furono tutti punti tratti dalla guida di Marighella. Questa pubblicazione aveva preceduto il ‘Concetto della guerriglia urbana’ di Meinhof, e successivamente influenzò i gruppi ribelli e guerriglieri di tutto il mondo. Sebbene alcuni dei sostenitori e membri della Rote Armee Fraktion potrebbero essere descritti come anarchici o libertari comunisti, i membri dirigenti del gruppo professavano in realtà un’ideologia in gran parte di stampo marxista-leninista. Le RAF evitarono di collaborare con gli stati comunisti anche se tuttavia alcuni membri ricevettero un sostegno intermittente oltre il confine, in Germania orientale.

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Dopo il processo per gli attentati incendiari, Baader ed Ensslin vissero da latitanti. Baader fu però catturato nuovamente nell’aprile 1970. Il 14 maggio 1970, Baader fu fatto evadere grazie all’aiuto da parte di Meinhof e degli altri.

Nello stesso anno Baader, Ensslin, Mahler e Meinhof andarono quindi in Giordania per ricevere un breve addestramento alla guerriglia da parte del Fatah, del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

Fu scelto il nome Rote Armee Fraktion per chiarire che gli esponenti della RAF si ritenevano parte (Fraktion è traducibile come un “plotone”, anche se talvolta con traduzione inaccurata è riportato Fazione) di un unico grande movimento di lotta marxista internazionale, al quale partecipavano organizzazioni di estrema sinistra di altri paesi.

Si suppone che anche Brigate Rosse abbiano avuto collegamenti con loro. Questa supposizione è confermata dalle memorie della brigatista Anna Laura Braghetti e da un’intervista a Mario Moretti.

La RAF venne sostenuta finanziariamente e logisticamente dalla Stasi, il servizio segreto della Germania orientale dopo l’autunno tedesco. In particolare venne offerta protezione a 9 militanti che dal 1977 volevano lasciare il gruppo. Essi vennero forniti di falsa identità e inseriti nella Germania Est. Furono scoperti solo dopo la caduta del muro di Berlino.

Gli arresti del 1972 e la morte della Meinhof

Già a partire dal giugno 1972 i membri di spicco della formazione, tra cui i detti fondatori, vennero quasi tutti arrestati, ma mentre Baader e Meinhof si trovavano in carcere (fra il 1975 e il 1976) altri membri della RAF e di altre organizzazioni della lotta armata di sinistra realizzarono numerosi rapimenti, rapine e attentati.

Il 21 maggio 1975 iniziava nel frattempo il Processo di Stammheim che vedeva imputati Andreas Baader, Ulrike Meinhof, Gudrun Ensslin e Jan-Carl Raspe.

Il 9 maggio 1976 dopo anni di duro isolamento e di sciopero della fame collettivo da parte dei membri della RAF in protesta contro le condizioni della loro detenzione che ritenevano inumane, Ulrike Meinhof fu trovata morta nella sua cella di prigione. La commissione internazionale indipendente formatasi per far luce sulle cause della morte sostenne che Ulrike fosse stata appesa già morta alla finestra cui fu trovata impiccata.

“Autunno tedesco” del 1977: Il sequestro Schleyer e il dirottamento Lufthansa

Il 5 settembre 1977, con una sanguinosa operazione in cui furono assassinati i tre agenti di polizia della scorta e il suo autista, la RAF rapì a Colonia il presidente della Confindustria tedesco-occidentale Hanns-Martin Schleyer; già membro del Partito Nazista, il sequestrato era stato gestore delle industrie del protettorato di Boemia e Moravia al tempo dell’occupazione tedesca e successivamente membro della CDU.

L’agguato e il sequestro furono opera del cosiddetto Kommando Siegfrid Hausner, composto da Sieglinde HofmannWilly Peter StollStefan Wisniewski e Peter-Jürgen Boock.

Il 13 ottobre, a Palma di Maiorca, durante il sequestro di Schleyer, un gruppo di quattro terroristi palestinesi dirottò un Boeing 737 della Lufthansa, prendendo in ostaggio 91 persone. La RAF pretendeva la liberazione dei propri capi in cambio della vita degli ostaggi dell’aereo e dell’industriale tedesco. Il governo tedesco non si piegò al ricatto dei terroristi e il 17 ottobre con un’azione di forza, operata dalla squadra anti-terrorismo GSG-9, assaltò l’aereo uccidendo tre terroristi e ferendo la quarta dirottatrice dell’aereo, che era fermo sulla pista dell’aeroporto di Mogadiscio, e liberando gli ostaggi.

La stessa notte, Andreas BaaderGudrun EnsslinJan-Carl Raspe e Irmgard Möller secondo la versione ufficiale, si sarebbero suicidati nel carcere di Stammheim. Baader ed Ensslin morirono nelle loro celle, Raspe dopo essere stato portato in ospedale, mentre la Möller, ferita da alcune coltellate al petto, sopravvisse (uscì di prigione nel 1994). La stessa Möller è autrice di un libro nel quale smentisce la versione di stato sul “suicidio collettivo”.

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Il 19 ottobre, con una lettera inviata al giornale francese Libération, la RAF annunciò di aver posto fine, dopo 43 giorni, alla “miserabile e corrotta esistenza” di Hanns-Martin Schleyer.

Ultimi anni

Dopo le morti dei fondatori del gruppo, le due successive generazioni della RAF continuarono la lotta armata, unendo poi le loro forze con i resti del Movimento 2 giugno, un’altra organizzazione discioltasi poi nel 1980.

Nel 1984, i membri della terza generazione della RAF si allearono anche con il gruppo francese Action directe e nel 1988 con le italiane Brigate Rosse. Tuttavia, il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 e dei suoi alleati era un colpo enorme per la maggior parte dei gruppi chiamati “terroristi di sinistra”, e negli anni novanta solo la RAF (a parte l’ETA e il GRAPO) era rimasta in piedi.

Una bomba che distrusse una prigione a Weiterstadt nel 1993 risulterebbe essere stato l’ultimo colpo di coda della RAF. L’epilogo della RAF ebbe luogo nell’aprile del 1998, quando una lettera, recapitata alla Reuters, dichiarava:

«Vor fast 28 Jahren, am 14. Mai 1970, entstand in einer Befreiungsaktion die RAF. Heute beenden wir dieses Projekt. Die Stadtguerilla in Form der RAF ist nun Geschichte.» «Quasi 28 anni fa, il 14 maggio 1970, nacque la RAF con un’azione di liberazione. Oggi concludiamo questo progetto. La guerriglia urbana nella forma della RAF fa adesso parte della storia.»

La RAF era ufficialmente disciolta.

Circa un anno dopo, per la precisione nel settembre del 1999, a Vienna venne ucciso dalla polizia durante un agguato Horst Ludwig Meyer, uno degli ultimi dirigenti della RAF ancora latitanti. Assieme a lui era la moglie Barbara, anch’essa una ex dirigente della organizzazione, che fu poi arrestata. I due erano in possesso di passaporti italiani falsi.

Le morti in carcere: la teoria degli omicidi di Stato

Immediatamente dopo la notizia della morte dei leader storici sono sorti sospetti sulla tesi del suicidio ipotizzando un assassinio da parte di agenti della Repubblica Federale Tedesca, un’ipotesi molto trattata in letteratura e nella filmografia tedesca. La motivazione dei sostenitori di quest’ipotesi verte sul fatto che l’ala speciale della prigione adibita a detenuti speciali era stata garantita come assolutamente sicura e che assai difficilmente essi avrebbero potuto avere delle armi. Inoltre non si spiega come i vari membri abbiano potuto comunicare sotto costante sorveglianza e di conseguenza progettare un “suicidio di gruppo”. Non si spiega nemmeno come potessero portare armi con sé visto che furono spostati più volte in celle “vergini”.

La Möller ricevette quattro ferite di arma da taglio con incrinazione di una costola e versamento al polmone, qualcosa che sembra impossibile possa essersi fatta da sola. Nella cella infatti gli unici strumenti indicati come possibile causa erano un coltello stondato da burro e delle forbicine da unghie.

Indagini di stato hanno ipotizzato la possibilità che degli avvocati avrebbero rifornito il gruppo di armi e di attrezzature malgrado l’alta sicurezza. Tali dichiarazioni, così come quelle di piani collettivi di suicidio, si basano solo sulle dichiarazioni di dissociati che le hanno barattate con sostanziosi sconti di pena e nuove identità.

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