Mps, tutti assolti. Ora possiamo tornare a occuparci dei risparmiatori danneggiati?

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Ho aspettato una settimana per verificare come reagiva la macchina della comunicazione alla notizia dell’assoluzione in corte di appello dei vertici di Monte dei Paschi di Siena per la manipolazione dei bilanci che in primo grado aveva prodotto una sfilza di condanne pesanti.

Indipendentemente dal fatto che i media mainsteam (tranne pochi casi eccezionali) hanno dato al fatto una rilevanza degna di una notizia di cronaca, poche opinioni, nessun dibattito, l’aspetto che meraviglia di più è la meraviglia. Tanta meraviglia e stupore.

Perché sorprendersi? E’ solo incapacità gestionale: è questa in sintesi, presumo (dobbiamo ancora leggere la sentenza), la motivazione che avrebbe indotto i giudici a considerare quella stagione che ha portato al default della banca (se non si chiamasse MPS, oggi una qualsiasi altra azienda nelle stesse condizioni dovrebbe portare i libri contabili in tribunale) gravata da operazioni spericolate come l’acquisizione di AntonVeneta il cui rischio doveva essere coperto dai complicati prodotti finanziari (Santorini, Alexandria, Chianti Classico e Fresh) forniti da Nomura e Deutsche Bank, che ha visto un morto (il misterioso suicidio del suo portavoce David Rossi), migliaia di cittadini senza più risparmi e imprese chiuse per crediti concessi “allegramente”.

Sono più di dieci anni che ripeto, basta guardare su Youtube le trasmissioni televisive a cui ho partecipato e le centinaia di articoli scritti al riguardo, che “alla fine sarebbero stati assolti tutti” perché, modestissimo parere basato anche su confronti con magistrati, sarebbe stato difficile dimostrare che i soggetti responsabili abbiano, con dolo, colpa o preterintenzione (gli elementi soggettivi individuati dal nostro codice penale), commesso la fattispecie di reato.

La colpa organizzativa non va confusa con i reati dei manager.

Come faccio ad individuare chi ha commesso un reato (seppur accertato che esista il reato) se non riesco a provare che ci sia stato dolo, colpa o preterintenzione da parte di qualcuno?: questa la sintesi, troppo semplicistica, mi scusino i giuristi penali, di un principio fondamentale del nostro ordinamento. Ma, in e per questa circostanza, è opportuno invece sottolineare un fatto molto più importante: indipendentemente dalle eventuali condanne degli autori dei dissesti, nessuno parla più dei danneggiati, cittadini e imprese che hanno perso le loro fonti di reddito, e che finora non hanno ancora ricevuto un euro o comunque pochi spiccioli, nonostante le promesse dei vari governi che si sono avvicendati. O meglio tutti quelli che hanno aderito a procedure collettive stanno ancora aspettando!

Mentre quelli che hanno agito individualmente portando in giudizio (civile) le banche per il rimborso di quanto indebitamente percepito o per accertamento negativo del debito hanno avuto un risultato completamente diverso. Non aspettando le sentenze che servono soprattutto per la gloria degli avvocati. Troppo tempo! Ma, proprio sfruttando la lunga durata dei nostri processi e il “calendar provisioning” stabilito dalla Banca Centrale Europea, è possibile arrivare alla migliore transazione possibile per il cittadino o l’impresa mediamente in tre/quattro anni.

Perché? Perché, nel caso di rimborso di risparmi carpiti con le “tecniche” spiegate nei miei libri, la banca vuole evitare la condanna pubblica della sentenza e cerca di silenziare e calmare quanto prima il cittadino che si è accorto di essere stato raggirato. Mentre, nel caso di cittadino o impresa che deve ancora rimborsare un prestito, perché una banca, per effetto del “calendar provisioning”, dopo tre (finanziamenti chirografari) o sette anni (finanziamenti ipotecari), è stata obbligata a contabilizzare il 100% della perdita. In altri termini se le offri un euro in più di quanto ha già contabilizzato come perdita, sta realizzando una plusvalenza.

Si tratta di una strategia di difesa che fornisce ai tanti contraenti deboli uno strumento utile per affrontare una situazione di criticità, soprattutto in relazione a quelle condizioni limite in cui, ignari delle vessazioni subite, si sentono come stritolati dalle spire di un sistema che non lascia speranze. Si tratta di un suggerimento atipico che nessun professore di economia o di diritto si curerebbe di fornirvi e di fronte al quale probabilmente arriccerebbe il naso, infastidito dalla semplificazione espositiva.

Un consiglio che vi invito a leggere qui e che, in oltre dieci anni, ha salvato comunque tante famiglie che hanno recuperato i soldi persi con investimenti “mal consigliati” e tante aziende dal rischio di perdere gli immobili posti a garanzia dei finanziamenti ricevuti. Ma chi se ne frega se i top manager delle banche fanno 10 anni di carcere o stanno alla Maldive a godersi le loro meritate assoluzioni? Focalizziamoci su chi ha perso il denaro, l’impresa o la casa.

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