Segreti e misteri nel prezzo del gas

Tempo stimato di lettura: 4 minuti

Non sappiamo quanto lo pagano le compagnie che ce lo forniscono. Né è possibile conoscere i dettagli dei nuovi contratti che saremo costretti a sottoscrivere. Mentre il costo finale cambia in base alla provenienza e tante variabili che entrano in gioco. Una cosa è (quasi) certa: in futuro, e per lungo tempo, questa fonte di energia sarà per noi sempre più cara.

Il funzionamento delle nostre industrie, l’elettricità che usiamo, il calore che ci protegge d’inverno, dipendono da una materia prima, il metano, di cui non conosciamo il prezzo. O meglio, sappiamo quanto vale sul mercato internazionale, ma non quanto lo stanno pagando le compagnie energetiche che ce lo forniscono. È un segreto. E così non sapremo neppure quanto gli italiani dovranno sborsare per il gas naturale, cioè il metano, che il governo sta cercando di accaparrarsi in Algeria, Congo, Azerbaigian, Angola, Egitto, Qatar. Possiamo solo aspettarci che gli accordi per i quali si stanno prodigando i ministri Luigi Di Maio (Esteri) e Roberto Cingolani (Transizione ecologica) saranno meno convenienti di quelli firmati a suo tempo con la russa Gazprom.

Ma di questo non si parla. Così non è chiaro che cosa succederà quando la crisi ucraina finirà e con la Russia in qualche modo si tornerà a fare affari: riprenderemo ad acquistare il suo metano a buon prezzo o avremo per anni forniture più care? L’emergenza e l’affannosa ricerca di nuove fonti di approvvigionamento stanno alzando un polverone che impedisce di guardare a lungo termine. Si parla di costruire altri rigassificatori, gli impianti che accolgono il gas allo stato liquido trasportato da speciali navi. O di realizzare il gasdotto East Med, opera da 10 miliardi di euro che collegherà direttamente i giacimenti del Mediterraneo orientale alla Grecia. Ma chi è disposto a investire in rigassificatori o nel East Med sapendo che magari tra qualche mese i prezzi del gas saranno crollati?

Leggi anche:   Senza la Nato Putin sarebbe già nei dintorni di Cracovia, ma una via d’uscita va trovata

Nel frattempo dobbiamo trovare rapidamente altro metano, come sta cercando di fare il governo, per sostituire i 29 miliardi di metri cubi che ogni anno compriamo da Mosca. E che ci procureremo firmando contratti dai meccanismi complessi e riservati. «Intanto non c’è alcun legame tra il costo di produzione del gas e il prezzo a cui viene venduto» precisa Massimo Nicolazzi, docente di Economia delle risorse energetiche all’Università di Torino e senior advisor dell’Ispi. «Il prezzo iniziale fissato nei contratti è legato alle quotazioni di petrolio o gas di quel momento. Nessuno rende noti i dettagli di questi contratti perché svelerebbero il paniere concordato con ciascun cliente. In genere, quelli firmati da Gazprom negli ultimi anni sono passati da un paniere indicizzato al prezzo del petrolio a uno indicizzato in parte anche alla quotazione del gas. Gli algerini invece sono rimasti storicamente più legati al prezzo del petrolio e solo di recente hanno preso come riferimento anche il gas».

In pratica, nei contratti a lungo termine la compagnia che ha in concessione il giacimento stabilisce un costo iniziale che potrebbe essere, per fare un esempio, il 10 per cento della quotazione del petrolio Brent o un delta in meno rispetto alla quotazione del gas sul mercato di Amsterdam Ttf, o un mix di entrambi. Il cliente, come Eni, Edison o Enel paga quindi il metano a un prezzo che varia in base all’indicizzazione stabilita nell’accordo. Inoltre sono previste clausole «take-or-pay»: l’acquirente deve corrispondere comunque, interamente o parzialmente, il pagamento di una quantità minima anche nel caso che il gas non venga ritirato.

Fino al 2009-10 i contratti a lungo termine erano legati al prezzo del petrolio. Poi l’Europa ha iniziato a spingere per creare un vero mercato del gas orientato al breve termine. Questo nuovo sistema ha funzionato molto bene garantendo ai consumatori europei grandi risparmi, grazie alla sovrabbondanza di gas sul mercato e quindi a prezzi bassi. Ma è andato in tilt nel 2021 con l’esplosione della domanda dopo la pandemia, e la speculazione ci ha messo del suo. «Per dare un’idea di come possano cambiare i costi» aggiunge Nicolazzi «negli ultimi 12 mesi la quotazione del greggio è raddoppiata mentre quella del gas è quasi sestuplicata in Europa: immagini quale effetto possono avere queste variazioni sulle varie indicizzazioni».

Leggi anche:   Bollette alle stelle: +280% in un anno. Occhi puntati sui 3,5 miliardi di euro in arrivo dalle aste di CO2

I contratti a lungo termine (20 o 30 anni) coprono la maggior parte delle importazioni di gas da Russia, Algeria e Norvegia. «Se non sbaglio, Gazprom ha con l’Eni contratti da 21 miliardi di metri cubi annui che scadono tra il 2035 e il 2036 e uno con Edison da un miliardo di metri cubi che scade alla fine di quest’anno e non verrà rinnovato» riferisce Nicolazzi. Secondo i dati dell’Autorità dell’energia, nel 2020 i contratti di importazione di gas in Italia la cui durata superava i 20 anni erano pari al 64,9 per cento del totale e solo il 15 per cento erano inferiori a un anno. L’Eni, in particolare, si rifornisce di gas più o meno al 70 per cento attraverso contratti pluriennali e al 30 per cento a prezzi di mercato spot.

Quanto paghiamo il gas ottenuto attraverso i contratti non è noto. Nomisma Energia stima che il prezzo di quello importato in marzo dalla Russia sia stato in media di 60-65 euro per megawattora. Quello algerino invece è più basso, intorno ai 45 euro. Quello del Qatar si aggira sui 50-60 euro. Quello che arriva dal Tap ha il prezzo spot di Amsterdam meno 3 euro. E negli ultimi tre mesi la quotazione del gas alla borsa di Amsterdam viaggiava invece sui 99 euro per megawattora.

I prossimi contratti a lungo termine probabilmente conterranno condizioni meno favorevoli. Secondo l’agenzia Bloomberg, i fornitori di gas naturale liquefatto stanno chiedendo ai clienti di pagare tariffe molto più alte per i nuovi accordi a lungo termine: si parla di intese di 10 anni che iniziano nel 2023 a prezzi di circa il 75 per cento superiori ai contratti simili firmati l’anno scorso: dal 10 per cento della quotazione del petrolio Brent si è passati al 16-18 per cento. È probabile che anche i fornitori presso cui sta bussando l’Italia si terranno su prezzi più alti, temendo che dal mercato scompaia per un po’ un grande fornitore come la Russia.

Leggi anche:   Estinzione della vita intelligente

Quindi ci aspetta un lungo periodo di acquisti di un gas mediamente più caro. Anche perché parte di questo metano non arriverà tramite i gasdotti che ci collegano con Algeria, Libia e Azerbaigian, ma dovrà essere liquefatto e poi trasportato via mare verso i rigassificatori. In Italia ne abbiano tre e non basteranno: dovremo noleggiare speciali navi metaniere che svolgono lo stesso compito, cioè trasformare il metano liquido in gas. Una nave di questo tipo, stima l’agenzia Reuters, ha un costo che varia a seconda delle dimensioni dai 50 ai 240 milioni di dollari. Ma la domanda potrebbe far lievitare i prezzi. E anche le bollette.

Fonte:
Questo post ti è piaciuto? Condividilo:

Lascia un commento