«Sono il dittatore più figo del mondo», così scriveva di se stesso il 40enne presidente di El Salvador, Nayib Bukele, lo scorso settembre, di fronte alle proteste contro la sua decisione di introdurre come moneta avente corso legale il Bitcoin. Proteste più che giustificate, tra l’altro perché, come si chiede il professor Steve Hanke, guru dell’economia alla Johns Hopkins University, con il crollo del 150 per cento delle criptomonete degli ultimi sei mesi, «Bukele ha creato un disastro che rischia di portare al default El Salvador. Tra le altre cose, continua a ‘comprare sui cali’ ma il Bitcoin continua a sprofondare. Oggi il costo medio ponderato della criptomoneta nel suo portafoglio è del 50» superiore al prezzo di mercato corrente. Quando smetterà di giocare con i soldi dei contribuenti?».

A parte il rischio sempre più reale di default, che denota la sua irresponsabilità nella gestione della res publica, alla luce del nuovo record mondiale di carcerati del paese centroamericano, l’ironia strafottente di Bukele nel definirsi “il dittatore più figo del mondo” oggi assume un nuovo significato, per certi versi inquietante.

Record di detenuti a El Salvador

A fine marzo, infatti, El Salvador aveva un totale di 39.538 detenuti, il che già lo rendeva il paese con il secondo più alto tasso di prigionieri al mondo: 610 ogni 100mila abitanti. Solo gli Stati Uniti facevano leggermente peggio, secondo i dati del sito specializzato World Prison Brief. Dal 27 marzo scorso, il Parlamento che Bukele controlla ha però introdotto un regime di emergenza per combattere il crimine e, da allora, sono state arrestate altre 26.755 persone che, aggiunte a quelle già incarcerate, dà un totale di 66.293 detenuti. Quasi doppiati gli USA e, dunque, oggi El Salvador detiene incontrastato il poco invidiabile record mondiale della più alta popolazione carceraria rispetto alla popolazione.

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Per Eduardo Escobar, direttore esecutivo di Acción Ciudadana, un’associazione che promuove la lotta alla corruzione, «guidare questa classifica non non può essere “venduto” come un successo da nessun governo». Bukele, invece, si vanta del record, celebrando ogni giorno sui suoi social «un altro giorno con zero omicidi» e i sondaggi sembrano dargli ragione: oggi è infatti lui il presidente latinoamericano con il maggiore sostegno popolare, con il 76 per cento di approvazione.

Certo, ha dato licenza a polizia ed esercito di eseguire arresti arbitrari senza mandato e sulla base di sospetti, come l’avere tatuaggi di gang come la Mara Salvatrucha e Barrio 18. Per questo ONU e Amnesty International da giorni denunciano centinaia di abusi e detenzioni arbitrarie ma Bukele ha respinto le critiche al mittente con una frase perentoria su Twitter: «Se alle organizzazioni internazionali piacciono così tanto i membri delle gang, che se li portassero nei loro paesi».

Polizia El Salvador

Questo discendente di una famiglia palestinese emigrata in Salvador da Betlemme all’inizio del secolo scorso, è di certo il politico più “contemporaneo” dell’America latina e, forse, del mondo. Adorato dai giovani che lo seguono a milioni sui social, il denominatore comune di Bukele è la sua capacità di stupire e confondere. Suo padre è un imam ed è il leader musulmano che ha fondato la prima moschea in El Salvador, nel 1992, mentre sua madre è cristiana. Lui dice di «credere in Gesù Cristo ma non alle religioni», si è sposato con un’ebrea sefardita ed è stato fotografato mentre pregava sia in una moschea di Città del Messico sia al Muro del Pianto.

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Alla sua confusione religiosa si aggiunge anche quella politica. Eletto sindaco di San Salvador nel 2015 tra le fila del sinistrorso Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale, nel 2017 fonda Nuevas Ideas, un movimento populista che fa appello agli elettori sia di sinistra che di destra, con cui diventa presidente nel 2019.

Quando mandò l’esercito in Parlamento

Il 9 febbraio del 2020 si guadagna le prime pagine dei giornali di mezzo mondo per aver inviato l’esercito in Parlamento. Obiettivo, a suo dire, «”incoraggiare” i deputati ad approvare un disegno di legge per acquistare nuove attrezzature per polizia e forze armate». Nel settembre 2020, il sito El Faro lo accusa di aver negoziato un accordo con la Mara Salvatrucha, la gang più potente del paese, concedendo ai suoi membri condizioni carcerarie più flessibili in cambio della promessa di ridurre il numero di omicidi nel paese e di sostenere il suo partito.

Bukele nega, mentre la giustizia salvadoregna da lui controllata avvia subito un’indagine su El Faro con accuse risibili di riciclaggio. Il dicembre scorso, però, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ribadisce le stesse accuse di El Faro, sanzionando la sua viceministro della Giustizia e altri funzionari vicini al presidente. Dulcis in fundo, il primo maggio dello scorso anno, Bukele licenzia il procuratore generale e cinque giudici della corte suprema, a lui non graditi. Li sostituisce con suoi amici e il Dipartimento di Stato Usa denuncia «l’arretramento democratico di El Salvador».