1993 – Dopo undici anni di latitanza, viene arrestato il boss mafioso Nitto Santapaola

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Benedetto Santapaola detto Nitto (Catania4 giugno 1938) è un mafioso italiano, considerato uno tra i più potenti e sanguinari boss mafiosi di Cosa nostra. È soprannominato anche “il Cacciatore” (per via della sua passione per la caccia) o “il Licantropo“, poiché affetto da una rara psicosi, la licantropia clinica).

La cattura

All’alba del 18 maggio 1993 viene arrestato in un casolare nelle campagne di Mazzarrone (CT) dopo undici anni di latitanza, nell’ambito dell’operazione Luna Piena (perché il capomafia, nelle intercettazioni dei suoi fedelissimi, era stato ribattezzato “u’ licantropo) che venne condotta dai dirigenti del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato Antonio Manganelli e Alessandro Pansa e vide impiegati quattrocento agenti. Al momento dell’arresto, Santapaola non oppose resistenza poiché stava dormendo a fianco della moglie Carmela Minniti e gli agenti trovarono una Bibbia sul suo comodino e una piccola cappella allestita nel covo. Il reggente del clan Santapaola diventò il nipote Aldo Ercolano, a sua volta arrestato il 27 marzo 1994.

Operazione “Orsa maggiore”

La notte del 17 dicembre 1993 scattò l’operazione “Orsa maggiore“, che prevedeva 156 mandati di cattura contro affiliati e fiancheggiatori del clan Santapaola per associazione a delinquere di stampo mafioso ed una serie di altri reati (tra cui diversi omicidi, come quello del giornalista Giuseppe Fava e dell’ispettore Giovanni Lizzio, e numerosi danneggiamenti a scopo di estorsione, come l’incendio dei magazzini Standa in via Etnea nel 1990) e si basava in gran parte sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Claudio Severino Samperi. 53 dei 156 ordini di arresto colpirono soggetti già detenuti (tra cui lo stesso Santapaola) e l’operazione occupò in tutto circa mille fra carabinieri, agenti di polizia e finanzieri.

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Le ritorsioni

Il 1º settembre 1995 viene uccisa a colpi di pistola la moglie Carmela Minniti dal collaboratore di giustizia Giuseppe Ferone (detto “cammisedda“, ex affiliato del clan FerlitoPillera) che approfittò della semilibertà che gli era stata concessa per la sua collaborazione. Ferone raccontò ai giudici il motivo del suo gesto: “L’ho ammazzata per far provare a Santapaola, che non aveva fatto niente per bloccare i killer di mio padre e mio figlio, lo stesso dolore che io ho provato. L’omicidio innescò dibattiti e polemiche sulla troppo disinvolta gestione dei pentiti di mafia, liberi di tornare a delinquere dopo aver ottenuto sconti di pena.

Le sentenze

Nel 1987 al Maxiprocesso di Palermo è stato condannato all’ergastolo per la strage della circonvallazione e ad un altro ergastolo per la strage di via Carini. Il 17 marzo 1995 è stato assolto per quest’ultima accusa dalla Corte d’assise d’appello di Palermo.

Nel 1996 viene condannato alla pena dell’ergastolo nel processo “Orsa Maggiore” giacché riconosciuto mandante dell’omicidio dell’ispettore capo Giovanni Lizzio, avvenuto a Catania il 27 luglio 1992.

Il 26 settembre 1997 viene condannato in primo grado all’ergastolo per la strage di Capaci. La sentenza è confermata in appello il 7 aprile 2000. Tra gli altri condannati ci sono anche ProvenzanoRiina e Giovanni Brusca.

Nel 1998 viene chiuso il processo d’appello sulla morte di Giuseppe Fava: Santapaola viene condannato all’ergastolo insieme ad Aldo Ercolano. Il 14 novembre 2003 la sentenza viene confermata dalla Cassazione.

Il 9 dicembre 1999 si conclude a Caltanissetta il processo in primo grado Borsellino-ter: Santapaola viene condannato all’ergastolo con altri diciassette capimafia. Tra di loro ci sono Giuseppe MadoniaGiuseppe Calò e Raffaele Ganci. Il 7 febbraio 2002, in appello, la condanna gli viene ridotta a 20 anni.

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Detenuto sempre in regime di 41 bis nel carcere di Opera, nell’aprile del 2020, in piena emergenza Coronavirus, il Tribunale di Sorveglianza di Milano gli nega gli arresti domiciliari poiché è ritenuto protetto dal rischio del contagio.

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