La vera storia delle Paralimpiadi e del medico Antonio Maglio

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Oggi le Paralimpiadi sono una seguitissima manifestazione sportiva d’alto livello, ma sono nate nel cortile di una clinica inglese nel 1948 e sono diventate quello che sono grazie all’intuizione di un neurologo italiano. Ecco com’è andata

La storia delle paralimpiadi parte da lontano, dall’intuizione di un neurologo ebreo tedesco emigrato a Oxford per sfuggire al nazismo, Ludwig Guttman, e dal suo lavoro con i soldati alleati rimasti feriti durante la seconda guerra mondiale in un centro per disabili a Stoke Mandeville un villaggio della campagna inglese nella contea di Buckinghamshire. Sono ragazzi giovani, hanno in prevalenza lesioni di midollo, ma a quell’epoca la loro speranza di vita non è elevata e anche la qualità è scarsa, è tempo in cui la disabilità spesso cancella il concetto di futuro, conduce a una prospettiva di vita reclusa: Guttman capisce che semplicemente fermarsi e arrendersi non è una prospettiva e capisce che lo sport è una strada innanzitutto riabilitativa.

Mentre a Londra si aprono i Giochi olimpici del 1948, nel giardino del centro di Stoke Mandeville quattordici uomini e due donne si cimentano in gare sportive. È il primo nucleo delle Paralimpiadi che in quel momento si chiamano Stoke Mandeville Games, organizzati di lì in poi a cadenza annuale e all’epoca riservati ad atleti con lesioni midollari. Il successo di quei Giochi e la loro portata innovativa attira l’attenzione e nel 1956, in occasione dell’Olimpiade di Melbourne, il Comitato olimpico assegna la Coppa Fearnley, premio a destinato a chi si distingue per i meriti dello spirito olimpico, all’organizzazione dei Giochi di Stoke Mandeville.

La presa d’atto dell’internazionalizzazione della manifestazione e la sua associazione con i Giochi Olimpici avviene però solo quattro anni dopo grazie a un medico italiano visionario quanto Guttman e suo seguace: Antonio Maglio, neurologo formato a Bari, dirigente dell’Inail. Maglio è nato al Cairo, nei primi anni della vita ha respirato atmosfera internazionale, parla cinque linque e in tutti i sensi vede lontano. Non si arrende allo status quo, quando un collega lo chiama a visitare due ragazzi isolati in una struttura, spiega: “Hanno una lesione midollare, non potranno più camminare”. E subito dopo chiede: “Che vogliamo fare? Lasciarli in un letto per sempre? Nel 1957 non solo fonda a Ostia il centro paraplegici Villa Marina, dove lo sport è parte integrante della terapia, ma, conoscendo la realtà inglese, propone di organizzare i Giochi a Roma aprendoli a tutto il mondo ottenendo l’appoggio di Guttman. Due settimane dopo la conclusione dei Giochi Olimpici di Roma 1960, nella città eterna si disputano le prime Paralimpiadi della storia anche se sono ancora ufficiose e ancora non si chiamano come ora. E anche se per rendere l’evento sistematicamente contestuale ai Giochi olimpici con la candidatura congiunta ci vorrà tempo. A Roma partecipano circa 400 atleti provenienti da 23 paesi utilizzando lo stesso villaggio olimpico predisposto per i Giochi, con tutte le complicazioni del caso. La cultura “senza barriere” è molto di là da venire e per far salire e scendere le scale delle palazzine agli atleti in carrozzina ci vuole la collaborazione dell’Esercito. I problemi sono destinati a durare, nel 1968 Città del Messico per motivi logistici e mancanza di strutture rifiuta di organizzare anche i Giochi per gli atleti con disabilità che migrano con successo di pubblico a Tel Aviv. Solo 20 anni dopo, nel 1988 arriva l’accordo per la candidatura contestuale che prevede che la città che si candida a ospitare i Giochi olimpici lo faccia anche per i paralimpici.

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Il ventaglio degli sport ammessi continua a crescere, la dimensione delle delegazioni e i Paesi partecipanti pure, e a Toronto, nel 1976, per la prima volta anche atleti non vedenti partecipano alle competizioni fin lì riservate ai disabili motori. Nello stesso anno in Svezia si organizzano i primi giochi invernali. Discorso a parte riguarda gli atleti sordi, il cui movimento sportivo precede di molto cronologicamente la realtà paralimpica, perché i primi Giochi sono stati organizzati per loro nel 1924, e in virtù della loro lunga e antica tradizione hanno mantenuto sempre la propria specificità senza entrare nelle Paralimpiadi, anche perché la loro disabilità sensoriale che non determina in sé limitazioni che influiscono sulle possibilità motorie fa di loro degli atleti fisicamente assimilabili ai normodotati, con i quali spesso si allenano tra un’olimpiade per sordi e l’altra. Le olimpiadi per sordi (Deaflympics) si disputano ogni quattro anni nell’anno successivo all’anno olimpico: quelle estive del 2021 sono slittate al 2022 e si sono concluse in Caxias do sul, in Brasile, il 15 maggio 2022.

Nel 1988 a Seoul si realizza l’unificazione formale con il mondo olimpico: i Giochi riservati agli atleti disabili avvengono per la prima volta nella stessa sede dell’Olimpiade e pochi mesi dopo si istituisce l’IPC (International, paralympic comitee). Il logo attuale, invece, con tre “agitos” (dal greco “io mi muovo”) verde, rosso e blu (a simboleggiare: mente, corpo e spirito) è stato ufficializzato ad Atene 2004 ed è l’evoluzione definitiva di un logo precedente, passato attraverso diverse fasi, e comparso per la prima volta nel 1984 e passato attraverso diverse fasi. Intanto ad Albertville 1992 in Francia per la prima volta anche i giochi invernali riuniscono nella stessa sede Olimpiadi e Paralimpiadi.

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“Paralimpiadi” o “Paraolimpiadi”?

Riguardo alla parola che le designa tuttora persiste in molti scriventi italiani il dubbio se sia preferifibile la forma paraolimpiadi o paralimpiadi. Ancora nel 2016 il quesito veniva posto all’Accademia della crusca. Giuseppe Patota e Raffaelle Setti hanno risposto così: «I primi veri giochi olimpici per atleti con disabilità si svolsero a Roma nel 1960, col nome di “Giochi internazionali per paraplegici”. La denominazione delle Paraolimpiadi in lingua inglese, ufficializzata dal 1984 dal Comitato Olimpico Internazionale, è “Paralympics Games”. La forma Paraolimpiadi, documentata nell’italiano scritto almeno dal 1992, è stata assunta, insieme a paraolimpico, nella lingua dei nostri documenti ufficiali a partire dal 2003. La forte prevalenza attuale del tipo senza la o – Paralimpiadi, paralimpico – nella lingua dei giornali in particolare e in quella della Rete in generale (…) si deve all’influsso della forma ufficiale inglese. Quasi tutti i più importanti dizionari italiani, registrando giustamente questa prevalenza, rinviano da paraolimpiade a paralimpiade e da paraolimpico a paralimpico. È quel che facciamo anche noi: pur non giudicando paraolimpiade e paraolimpico forme scorrette, suggeriamo la pronuncia e la grafia senza la o, molto più frequenti delle altre. Da abbandonare, invece, parolimpiade e parolimpico, talmente rare da non poter essere considerate neppure eccezioni».

Necessità di fare ordine

Nella complessità e nella dimensione che lo sport paralimpico ha raggiunto, si pone il problema di una classificazione ufficiale che assicuri alle federazioni nazionali una uniformità di regolamenti e ai partecipanti alle gare paralimpiche la necessaria parità di condizioni di partenza. Per questo nel 2007, in vista dei Giochi di Pechino, il Comitato paralimpico internazionale produce due documenti che sono alla base delle attuali classificazioni dello sport paralimpico a tutti i livelli in tutto il mondo e che suddividono le disabilità in categorie in modo da assicurare l’equità e la regolarità delle competizioni.

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Da Londra 1948 a Londra 2012

A Londra 2012, proprio dove nel 1948 tutto era in qualche modo cominciato, senza che probabilmente nessuno lo abbia calcolato, avviene la svolta nello spirito paralimpico: da quell’edizione in poi le Paralimpiadi cessano di essere percepite e raccontate come un fenomeno sociale, per diventare un evento sportivo d’alto livello a tutti gli effetti, in cui la dimensione della competizione e il suo livello tecnico prevalgono finalmente sulle altre letture. Nello stesso anno in Italia la convenzione firmata a Roma tra i Gruppi sportivi della Polizia di Stato – Fiamme oro e il Comitato italiano paralimpico (Cip) riconosce la possibilità che atleti disabili, di livello internazionale appartenenti alle liste “Club paralimpico e di “interesse paralimpico”, possano svolgere attività sportiva tesserandosi, come civili, presso i Gruppi sportivi della Polizia di Stato Fiamme oro. Dal 26 febbraio 2021 viene aperta anche agli atleti paralimpici che ne abbiano i requisiti la possibilità concorrere ai gruppi sportivi militari.

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