La guerra del grano affama il mondo

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L’invasione russa ha dimezzato il raccolto in Ucraina, il “granaio” del mondo. Medio Oriente e, soprattutto, Africa rischiano di essere messi alla fame

Legata alla guerra in Ucraina vi è un’altra guerra: quella del “grano” che rischia persino di provocare ancora più morti. Ucraina e Russia sono i granai del mondo e il conflitto mette seriamente di “alla fame” milioni di persone.  Oggi si combatte proprio sui terreni dove veniva coltivato e si calcola che quest’anno il paese produrrà la metà del grano che aveva raccolto l’anno scorso. Da sole, Russia e Ucraina coprono circa il 30 per cento delle esportazioni mondiali di frumento. Ventisei Paesi dipendono da loro per più di metà del proprio fabbisogno. La sola Ucraina produce la metà dei semi di girasole del mondo, un decimo di grano e quasi un quinto di orzo e colza.

Non solo i campi sono devastati e si produce meno; anche il grano disponibile è ora bloccato dall’esercito russo che ha stoppato milioni di tonnellate di cereali nei porti del Mar Nero e del Mar d’Azov. Anche questa è un’arma per Mosca. Tanto che Andrei Rudenko, viceministro degli Esteri russo, ha proposto un “baratto” a Stati Uniti e Europa: voi togliete le sanzioni, noi permettiamo al grano di circolare. Un ricatto bello e buono.

Quanto costa il grano

La questione sta diventando ogni giorno più pressante. Come ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi nell’informativa al Parlamento, «l’indice dei prezzi dei prodotti alimentari è salito nel corso del 2021 e ha toccato a marzo i massimi storici. Con la riduzione delle forniture di cereali si rischia di avere effetti disastrosi in particolare per alcuni Paesi dell’Africa e del Medio Oriente».

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Secondo le stime del ministro dell’agricoltura di Kiev, Mykola Solsky, il prezzo del grano a livello globale, attualmente a 430 dollari per tonnellata, salirà fino a 700 dollari. «Siamo disposti a pagare 500, 600 o 700 dollari per tonnellata di grano? Questa situazione è critica per i Paesi dell’Asia e dell’Africa, che importavano grano principalmente dall’Ucraina».

Halyma e la guerra di Putin

In una lunga inchiesta apparsa su Die Zeit, e tradotta in Italia da Internazionale, si illustrano le ricadute di questa mancanza di grano. «Appena è scoppiata la guerra e si è diffuso il timore che i campi ucraini fossero distrutti e i raccolti andassero in fumo, nelle borse mondiali il prezzo del grano è aumentato del 10, del 20 e del 50 per cento».

Il conflitto in Ucraina ha aggravato una situazione già parecchio complicata nei Paesi del Terzo mondo, in particolare in Africa. L’articolo di Die Zeit spiega cosa sta succedendo in Kenya, in Senegal, in Libano, in Cina, in Germania. Anche Halima, povera donna del villaggio Falama in Garissa (Kenya), proprietaria di un piccolo negozio di alimentari, subisce le conseguenze della guerra di Putin. «Halyma non ha mai imparato a leggere e a scrivere, ma sa fare i conti: un pacchetto da due chili di farina di grano costa 150 scellini kenyani (circa 1,20 euro), contro i 120 scellini di un anno fa. E anche allora era un prezzo proibitivo. Così il negozio ha chiuso e il grano è sparito dal villaggio».

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