Caso Report, un altro schiaffo al diritto di cronaca

Preso atto che in serata la Dia di Roma ha revocato il decreto di perquisizione, difficile non intuire un sapore intimidatorio per un’azione che, come ricorda giustamente il presidente dell’Usigrai Vittorio Di Trapani, è già stata dichiarata illegittima da sentenze della Cassazione e della Cedu. Sequestrare pc e telefoni dei giornalisti, ancor più con copie “indiscriminate”, significa sostanzialmente mettere a rischio le fonti (che i giornalisti hanno il diritto e il dovere di proteggere).

Il conduttore di Report Sigfrido Ranucci specifica che “c’è un problema di tutela delle fonti per il materiale contenuto nei cellulari e nei dispositivi del collega Mondani e della redazione di Report. Il collega aveva già avuto un colloquio con il procuratore. Noi siamo sempre stati collaborativi con la giustizia, pur garantendo il diritto alla riservatezza delle fonti”.

Quindi cosa cerca la Procura? Forse non si fida della spiegazione del giornalista? Forse c’è stata reticenza da parte della redazione di Ranucci? Difficile saperlo. Di certo immaginare l’abitazione di un giornalista messa sotto sopra per accedere alle sue conversazioni utili alla stesura di un servizio rimanda a un Paese che continua ad avere un rapporto difficile con la stampa, con la libertà di stampa e con la libertà.

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Anche per questo Beppe Giulietti (presidente della Fnsi) si spinge a dire: “Dopo la puntata su Capaci sarà il caso di lasciare in pace la redazione, Paolo Mondani e di perquisire, invece, quelli che, da trenta anni, sono riusciti a restare in una ben protetta oscurità. Questa mattina (ieri, nda) saremo nella redazione di Report per decidere iniziative a tutela delle fonti e del segreto professionale”.

Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca ieri ha spiegato che la “perquisizione non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario”. Ma ha ragione la Fnsi quando sottolinea che le “perquisizioni nella redazione di Report e a casa dell’inviato Paolo Mondani ripropongono l’urgenza di approvare norme più efficaci a tutela delle fonti e del segreto professionale dei giornalisti.

Più volte la Corte Ue dei diritti dell’uomo ha ribadito che gli effetti di ingerenze di questo tipo nell’attività di chi fa informazione equivalgono ad un attacco al diritto dei cittadini ad essere informati, ma in Italia sembra che questo monito nessuno voglia ascoltarlo”. Ora non resta che aspettare il prossimo servizio di Report contro un potente sbagliato e la solidarietà si spegnerà come per magia.