Dopo vent’anni di eutanasia legale, il Belgio è una fabbrica di morte

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Oggi la legge che ha depenalizzato la “buona morte” in Belgio compie vent’anni. Decessi decuplicati, paletti abbattuti, orrori diventati “normalità”. Storia di un fallimento

Il 28 maggio di vent’anni fa il Belgio diventava il secondo paese al mondo a depenalizzare l’eutanasia. Dopo due decenni di buona morte è dunque possibile tracciare un primo breve bilancio di una legge che tanti partiti politici vorrebbero approvare anche in Italia.

Le regole dell’eutanasia in Belgio

Nel 2002 il Parlamento belga ha introdotto un’eccezione al divieto penale di mettere intenzionalmente fine alla vita di un’altra persona (maggiorenne, consenziente, malata e in uno stato di sofferenze fisica o psichica insopportabile) con due obiettivi: 1) dare la possibilità a chi soffre di malattie «gravi e incurabili» di farla finita nel rispetto della sua «dignità e autonomia»; 2) mettere fine alla pratica dell’eutanasia clandestina.

Le modalità individuate per ottenere gli obiettivi sopra indicati sono due: 1) autorizzare in via eccezionale un medico a mettere fine alla vita del paziente in casi definiti in modo preciso e con una procedura ben codificata; 2) garantire il rispetto della legge ed evitare abusi attraverso il controllo sistematico e rigoroso dei casi da parte della Commissione federale di controllo e di valutazione dell’eutanasia.

I dati dell'eutanasia in Belgio
I dati dell’eutanasia in Belgio

Morti decuplicati in vent’anni

Guardando i dati, si può affermare che vent’anni di eutanasia hanno «normalizzato» l’iniezione letale come metodo per porre fine alla propria vita alternativo alla morte naturale. Se nel 2003, primo anno completo di applicazione dell’eutanasia, sono morte 235 persone, nel 2021 i decessi sono saliti a 2.699. I morti sono cioè più che decuplicati fino al punto che un decesso su 40 in Belgio avviene a causa dell’eutanasia. Inoltre, fatta eccezione per il 2020 pandemico, i casi sono sempre cresciuti e mai diminuiti.

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Nel 2021, il 16% dei pazienti che hanno ottenuto l’eutanasia, secondo la valutazione medica, non sarebbero morti «in breve tempo». Negli ultimi dieci anni, inoltre, è raddoppiato il numero di malati che hanno ottenuto l’iniezione letale pur non essendo in fin di vita. Anche l’età media di coloro che chiedono la “buona morte” tende ad abbassarsi: nel 2021 un terzo dei decessi hanno riguardato persone che non avevano ancora compiuto i 60 anni.

Eutanasia anche per i bambini

Negli ultimi 20 anni in Belgio le maglie della legge sono sempre state allargate, e mai ristrette: l’emblema è la concessione dell’eutanasia anche ai minori di 18 anni senza limiti di età. I medici, dal canto loro, hanno progressivamente “donato” la morte a persone con malattie sempre meno gravi. Un decesso per eutanasia su cinque, nel 2021, ha riguardato persone affette da polipatologie e per grandezza si tratta della seconda causa dopo il cancro. Le polipatologie riguardano problemi di salute «cronici», ma non mortali. La Commissione di controllo menziona i più comuni: abbassamento della vista, problemi di udito, difficoltà di deambulazione e incontinenza legata all’insufficienza renale.

Si tratta cioè di problemi comuni all’insorgere della vecchiaia che causano una perdita di autonomia portando all’esclusione sociale e alla solitudine. La Commissione di controllo, considerando queste sofferenze «impossibili da alleviare», spiega però nei suoi rapporti di non essere in grado di verificarne la reale entità. Sono inoltre in costante aumento i casi di pazienti uccisi perché affetti da depressione o autismo.

Il 35,5% delle eutanasie è ancora clandestino

La legge prevede che la Commissione di controllo possa verificare la legalità di un caso di eutanasia soltanto a posteriori, solo cioè quando il paziente è già deceduto. Ma per stessa ammissione dei commissari, questo controllo è di fatto impossibile: non solo perché i membri della Commissione devono basarsi sulla dichiarazione del medico senza poter verificare ciò che viene scritto nei rapporti, non solo perché i medici che realizzano più eutanasie nel paese sono anche quelli che siedono all’interno della Commissione, non solo perché non possono controllare i casi di eutanasia illegale, ma anche per mancanza di tempo dovendo analizzare più di 200 casi durante ogni riunione (che dura dalle due alle tre ore).

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La somma di questi problemi fa sì che in vent’anni un solo dossier sia stato passato alla magistratura. Questo non significa però che la legge non venga violata: dai sondaggi effettuati tra i medici belgi per studi scientifici è emerso che il 26% delle eutanasie condotte nel 2013 nelle Fiandre non aveva ottenuto il consenso del paziente, mentre il 35,5% delle eutanasie non era stato dichiarato dal medico alla Commissione.

Nonostante l’eutanasia non sia un diritto in Belgio, la libertà di coscienza, pur riconosciuta, è stata fortemente limitata. L’ultima modifica del 2020 obbliga tutti gli ospedali, le cliniche e le case di riposo a effettuare l’eutanasia su richiesta del paziente, limitando così la possibilità di lavorare dei medici obiettori.

Un doppio fallimento

A vent’anni dalla depenalizzazione dell’eutanasia in Belgio, dunque, si può constatare un doppio fallimento: da un lato, la Commissione non verifica davvero se la legge viene violata (come confermato dagli studi scientifici), e dall’altro i casi di eutanasia clandestina non sono diminuiti ma restano molto alti. Inoltre, si è verificata la “normalizzazione” di una pratica che doveva essere confinata a «casi eccezionali»: il numero dei decessi aumenta costantemente, così come le condizioni di accesso all’iniezione letale sono sempre più numerose.

E tutto lascia pensare che in futuro la situazione peggiorerà: da anni il Parlamento belga cerca di allargare ulteriormente le maglie della legge per permettere l’uccisione delle persone affette da demenza, non più capaci di intendere e di volere, se pur in possesso di una dichiarazione anticipata di trattamento (che però può non coincidere con la volontà attuale del malato), e per autorizzare le persone semplicemente «stanche di vivere» a essere uccise.

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L’eutanasia legale diventa sempre «banale»

Come scrivevamo in un’analisi, dati alla mano, sulle conseguenze dell’eutanasia in diversi paesi del mondo: «Una volta affermato il principio, anche per un singolo caso, che la vita è degna di essere vissuta solo a certe condizioni e che lo Stato può, anzi deve, uccidere i propri cittadini in determinate situazioni, per quanto rare, niente può impedire all’eutanasia legale di diventare anche banale».

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